Cile: Se il rame fosse cileno l’educazione sarebbe gratuita — Lombardi nel Mondo

Cile: Se il rame fosse cileno l’educazione sarebbe gratuita

“Se il rame fosse cileno l’educazione sarebbe gratuita”. Questo lo slogan che si leggeva sulla bandiera gigante che lo scorso 11 luglio a Santiago del Cile che gli studenti – ma anche professori, lavoratori, sindacalisti, e numerosi altri cittadini – hanno srotolato durante una manifestazione per ricordare i 41 anni dalla nazionalizzazione delle miniere di rame
Cile: Se il rame fosse cileno l'educazione sarebbe gratuita

Foto: Elcomercio.pe

e per chiedere la re-nazionalizzazione di tutte le risorse naturali del paese.

Re-nazionalizzazione perché proprio l’11 luglio del 1971 con la legge n. 17.450 il parlamento cileno approvava all’unanimità la riforma costituzionale per la nazionalizzazione del rame. Salvador Allende guidava il paese da pochi mesi e il dibattito aveva toccato tutti i settori della società cilena.

Dopo la promulgazione Allende tenne un discorso nella città di Rancagua, dove spiegò alla popolazione lo stato in cui si versavano allora le miniere e le conseguenze che avrebbe avuto la nazionalizzazione e proprio l’11 luglio venne dichiarata la “giornata della dignità nazionale”. Fino ad allora la maggior parte dei grandi giacimenti era di proprietà nordamericana, furono così espropriati dallo Stato dietro indennizzo.

Il rame è la risorsa naturale più importante del paese del Cono Sur del quale è il primo produttore al mondo. In quegli anni per le enormi entrate derivanti proprio dal rame, il minerale veniva chiamato “la moneta del Cile”. Gli studenti scesi in piazza la settimana scorsa chiedono che la re-nazionalizzazione del metallo rosso – di fatto oggi sfruttato anche dalle grandi compagnie multinazionali – la nazionalizzazione completa di altre risorse come l’acqua e il litio, e che le entrate derivanti vengano investite in educazione e stato sociale. La giornata è stata ricordata anche nelle piccole comunità di minatori del nord del paese, quelle dove spesso si verificano incidenti per la mancanza di tutele ai lavoratori, e dove nell’estate del 2010 trentatré minatori rimasero intrappolati per oltre due settimane a 700 metri di profondità. Anche lì si avanzano le stesse richieste: recupero del minerale ma anche di altre risorse importanti. Tra le organizzazioni scese in piazza anche la Confederazione dei lavoratori del rame (CTC), la Confederazione di studenti del Cile (Confech), il Collegio dei professori del Cile, solo per citarne alcune.

Daniela López, presidente de la Federazione di studenti dell’Università Centrale sostiene che: “questa data nella quale oltre quaranta anni fa il Congresso approvò all’unanimità la legge che nazionalizzava il rame, ci ricorda che il paese con le maggiori riserve di rame al mondo ha le risorse sufficienti per finanziare un aumento progressivo della spesa pubblica da destinare all’educazione. Non è un problema di risorse bensì di volontà politica, di sensibilità del governo e del suo ministro Beyer in particolare, davanti alle domandi della maggioranza dei cileni”.

Anche secondo l’economista Julián Alcayaga – presidente del Comitato per la Difesa e Recupero del Rame e della ONG Recuperiamo il Rame cileno – la nazionalizzazione del minerale è solo una questione di volontà politica da parte del governo: “la Costituzione pinocheista del 1980 lasciò vigente la riforma costituzionale di Allende, quindi le imprese minerarie risultano nazionalizzate di fatto per la riforma del 1971. La nazionalizzazione non è un problema giuridico, è un problema politico”. Durante il regime militare però si diede ampio spazio allo sfruttamento da parte dei privati anche se nel 1976 si creò la Corporazione Nazionale Cilena del Rame (Corporación Nacional del Cobre – Codelco). Per Alcayaga “gli studenti devono prendere coscienza del fatto che quando gli si dice che non ci sono risorse per l’educazione gratuita, si tratta di un’affermazione completamente falsa, dato che se si nazionalizzassero tutte le grandi miniere possiamo finanziare l’educazione gratuita non solo in tutto il paese, ma in tutta l’America del Sud”. Il presidente della Comitato per la difesa del rame parla anche dell’urgenza di questo provvedimento dato che il rame non è una risorsa rinnovabile e le imprese straniere come la Anglo American per esempio stanno sfruttando i siti a una velocità doppia rispetto alla Codelco.

Proprio a questa istituzione simbolo e al Ministero delle Miniere si è voluto consegnare una lettera con la richiesta di re-nazionalizzazione ma il corteo è stato bloccato dalla polizia che ha accolto la folla con i gas lacrimogeni e ha permesso che solo una piccola rappresentanza consegnasse la missiva. “È un documento di carattere politico e tecnico che spiega perché stiamo chiedendo la re-nazionalizzazione delle nostre risorse” ha dichiarato Gabriel Boric presidente della Federazione di Studenti dell’Università del Cile. Il corteo ha poi srotolato una bandiera enorme davanti alla sede dell’Anglo American – una delle più grandi società di sfruttamento dei giacimenti di rame – la scritta che si leggeva era: “se il rame fosse cileno l’educazione sarebbe gratuita”

La richiesta si inserisce nel contesto sudamericano, dove pochi mesi fa i governi progressisti di paesi come Argentina e Boliviahanno nazionalizzato importanti risorse naturali. Il popolo cileno da quando è iniziata la presidenza di Sebastian Piñera – sostenuto da una coalizione di centro destra – non ha smesso di farsi sentire e di rivendicare il diritto alla sovranità. Lo ha fatto per direno alle dighe in Patagonia, lo fa con il movimento degli studenti, e con le ultime rivendicazioni in materia di educazione, salute pubblica, salario minimo e ora con la richiesta si nazionalizzazione delle risorse sembra raggiungere un numero sempre più alto e trasversale di cittadini.

Il presidente della Federazione degli studenti cileni (FECH) Gabriel Boric parla proprio dei cileni: “il rame non durerà per sempre, prima o poi finirà. Prima che succeda dobbiamo assicurarci che la maggiore ricchezza del Cile che è la sua gente, possa svilupparsi attraverso la conoscenza”.

Elvira Corona (autrice di Lavorare senza padroni, Emi edizioni)

Fonte : Unimondo

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