Il libro: L’altra America. Tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente — Lombardi nel Mondo

Il libro: L’altra America. Tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente

È appena uscito in Italia “L’altra America – Tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente”, edito da Arcoiris. Gli autori sono Piero Armenti e Antonio Pagliula, due dei migliori blogger italiani dall’America Latina, il primo del genere in Italia, raccoglie una selezione degli articoli dei loro blog

Roma:  È appena uscito in Italia “L’altra America – Tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente”, edito da Arcoiris (pp. 280, euro 12).

 

 

 

Gli autori sono Piero Armenti e Antonio Pagliula, due dei migliori blogger italiani dall’America Latina (Armenti, dal Venezuela, cura www.notiziedacaracas.it e Pagliula, dal Messico, scrive su www.verosudamerica.com). Il loro libro, il primo del genere in Italia, raccoglie una selezione degli articoli dei loro blog, per offrire “un minestrone” cucinato da due italiani “che atterrano in Sud America e si infilano dappertutto con l’incoscienza dei vent’anni (qualcuno in più in verità)”. Sul blog http://rottasudovest.blog.lastampa.it/ i due autori hanno risposto ad alcune domande sul loro libro e sulla loro America Latina. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervista.

 

D. “Come siete arrivati a Città del Messico e a Caracas e cosa vi ha spinto a rimanere?

Piero Armenti. A Caracas ci sono arrivato dopo la laurea in giurisprudenza, per un tirocinio al Consolato italiano. Sono rimasto perché ero felice, perché mi affascinava “l’altro”, la salsa, il sorriso delle ragazze, il sole, e ovviamente la rivoluzione, viverla e raccontarla. Mica capita tutti i giorni. Antonio Pagliula. In Messico ci sono arrivato con un programma di interscambio universitario, all’inizio ho vissuto a Puebla. Ho deciso di fermarmi perché il Messico e l’America Latina in generale mi affascinavano già prima di arrivarci, poi c’è stata l’occasione di una buona opportunità di lavoro e sono finito a Città del Messico. Vivendoci il fascino per questa terra si è evoluto, trasformato, quello che posso dire è che ogni qual volta ritorno in Italia non vedo l’ora di tornare in Messico.

D. Uno è a Città del Messico e l’altro a Caracas: come vi siete conosciuti e avete deciso di pubblicare insieme un libro?

Pietro Armenti. Ci siamo conosciuti perché tra blogger è normale conoscersi. Fare un blog diventa come giocare a calcetto assieme: passaggi, tiri in porta, rovesciate, autogol. Si diventa amici e nemici, si ragiona assieme, si diventa adulti “nella” stessa esperienza: siamo europei ingenui e diventiamo uomini lontano. Il libro è stata un’idea di una giovane casa editrice, e noi abbiamo accettato.

Antonio Pagliula. Io iniziai con Verosudamerica a luglio 2006 ma già da tempo frequentavo la blogsfera latinoamericana e il blog di Piero era uno dei più letti parlando della rivoluzione bolivariana, tema molto caldo. Come spesso succede in questi casi poi è facile conoscersi, uno scambio di mail, qualche chiacchierata per skype e alla fine a dicembre 2007 andai io in Venezuela, subito dopo il referendum perso da Chávez. Piero ha ricambiato la visita quest’anno e ci siamo visti a Città del Messico. Abbiamo in comune l’età, l’interesse per l’America Latina, e abbiamo fatto insieme, anche se a distanza, lo stesso percorso.

D. L’Altra America raccoglie alcuni articoli pubblicati nei rispettivi blog: perché questo passaggio dal blog alla carta stampata? C’è qualcosa che il web non dà ancora e la carta continua a dare ai cercatori di notizie?

Pietro Armenti. Il blog è liquido, il materiale si perderà facilmente tra dieci anni, venti anni. Volevamo dare solidità a quel materiale. L’abbiamo fatto per noi innanzitutto, e il libro rimane il formato migliore per rendere durevole quel lavoro. La gente ama i libri, e ama chi li fa. Volevamo essere amati. Certo non sottraiamo lettori a Bruno Vespa purtroppo.

Antonio Pagliula. Un post di un blog è immediato, si legge quel giorno e scivola giù sotto altri post con il passare del tempo, quasi mai lo si rilegge a distanza di tempo. Noi invece volevamo riprendere tematiche importanti e allo stesso tempo approfittare della continuità che offre la carta stampata. Il lavoro è in ordine cronologico, così facendo volevamo mettere in evidenza anche la crescita personale degli autori nella maniera di interpretare fatti, avvenimenti e l’America Latina più in generale.

D. Con quali criteri avete selezionato gli articoli da inserire nel libro?

Pietro Armenti. Abbiamo scelto gli articoli più elaborati, più divertenti, più interessanti. Ma non è stata una scelta accurata, l’abbiamo fatto di getto, come quando scrivi un blog. È una rivoluzione in atto, i blogger sono trattati come dilettanti, ma la maggior parte sono professionisti.

Antonio Pagliula. Nessun criterio in particolare, ognuno ha scelto i suoi pezzi, d’accordo con la casa editrice, selezionando quelli più interessanti, curiosi, e che definivano bene nel loro complesso il percorso latinoamericano di ciascuno. Sicuramente Messico e Venezuela sono i Paesi più trattati, ma c’è anche molto altro.

D. Una delle cose che si leggono nella presentazione del vostro libro è che offrite una visione a 360°, dalle ragazze venezuelane siliconate al dramma dell’emigrazione messicana: che ritratto dell’America Latina pensate esca alla fine? È lo stesso che avevate in mente all’inizio anche voi, quando avete iniziato a lavorare al libro?

Pietro Armenti. L’America Latina è un continente immenso, abbiamo raccontato ciò che abbiamo visto e capito, a volte ingenuamente, a volte con una certa profondità. Una cosa è certa: impossibile non amare l’America Latina, e non chiedermi perché. Io la chiamerei gioia di vivere, una certa leggerezza, perché poi la vita ha un senso contro la tristezza e il rancore. E l’America Latina è il posto giusto. Mica la gente si trasferisce a vivere in Iran o in Russia.

Pietro Armenti. È una visione a 360° perché include di tutto, non solo politica ed economia ma anche esperienze autobiografiche e curiosità. Il risultato non è una visione unitaria ma diamo mille sfaccettature, diversi punti di vista, in fondo non esiste un solo ritratto per l’America Latina, è un continente talmente vasto e complesso che darne una unica visione sarebbe molto limitativo e poco veritiero.

D. Dei vari articoli che pubblicate, quale vi è costato di più scrivere e quale avete amato di più?

Pietro Armenti. Personalmente ho amato il saggio finale, perché mi è costato lavoro. È la storia di una centrale di polizia che si trasforma in radio comunitaria, l’emblema della rivoluzione. Un’occasione per parlare del Venezuela, di Miami, del razzismo, e anche di Cuba.

Antonio Pagliula. Nel processo di selezione degli articoli mi sono reso conto che tutti erano ugualmente importanti e mi rimandavano alle sensazioni e agli stati d’animo di quando li scrivevo.

D. In genere si pensa a Brasile-Argentina, Cile-Perù o Messico-USA, però l’accoppiata Messico-Venezuela suona piuttosto inedita e impensata: cosa hanno in comune questi due Paesi e quali istanze del continente pensate rappresentino in modo migliore?

Pietro Armenti. In comune c’è che sei Sud e non sei al Nord. Non sei gli Stati Uniti, e non lo sarai mai. Gli Stati Uniti hanno un potere di fascinazione fortissimo sulle classi dirigenti e popolari di entrambi i paesi, che si accompagna anche ad un altrettanto intenso rigetto. Ami e odi, dunque ami davvero. Un po’ come Catullo con Lesbia. È una relazione in cortocircuito, indecifrabile. Al nord c’è il potere imperiale, e tu sei la periferia. Bisogna anche dire che la relazione che lega il Messico agli Stati Uniti è più forte rispetto a quella che lega gli Stati Uniti al Venezuela, c’è una maggiore dose di conflitto, se pensi a frontiera, narcotraffico ed emigrazione. In comune tra Messico e Venezuela credo ci sia la violenza, la delinquenza, il senso d’insicurezza.

Antonio Pagliula. In comune hanno le caratteristiche negative latinoamericane: corruzione, violenza, povertà, spaccature sociali forti tra ricchi e poveri. Anche se molti considerano il Messico geograficamente Nordamerica, nella realtà e al 100% un Paese latinoamericano. Partendo da basi simili però Messico e Venezuela hanno scelto negli ultimi anni strade diverse per affrontare gli stessi problemi, in Venezuela con il fenomeno della rivoluzione chavista, in Messico con Calderón, ed il Pan.

D. Vivete a Città del Messico e a Caracas. Per quali cose delle loro realtà pensate di poter dire oggi “Pensavo. E invece”?

Pietro Armenti. Pensavo che a Caracas non esistesse la classe media. Esiste e sta nei barrios, zone povere in cui c’è la loro classe media, studenti che studiano, genitori che lavorano, bisognerebbe rispettare di più quelle zone, è lì che c’è il futuro del Paese.

Antonio Pagliula. Pensavo ed immaginavo mille cose però ricordo come se fosse ieri i primi giorni in Messico e lo scontro tra quell’immaginario e la realtà, quello che posso dire è che è realmente difficile parlare di questi posti senza viverli sulla propria pelle e senza perdere quel velo di romanticismo da sempre legato all’America Latina”.

Fonte: (aise)  

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