Sei i volti nuovi in Consiglio regionale — Lombardi nel Mondo

Sei i volti nuovi in Consiglio regionale

Dopo le elezioni dello scorso aprile e le dimissioni di Albertoni da presidente e consigliere regionale, sono sei i nomi nuovi nell’Assemblea lombarda.

Dopo due anni e 9 giorni dalla sua nomina, il professor Ettore Adalberto Albertoni lascia il Consiglio Regionale e di conseguenza la presidenza dell’Assemblea lombarda.

Ad Albertoni subentra, per il gruppo della Lega Nord, il comasco Edgardo Arosio  che, dopo le elezioni dell’aprile scorso e le dimissioni dei consiglieri regionali eletti al Parlamento, si aggiunge ai cinque nuovi membri già insediati in consiglio regionale. Si tratta dei consiglieri Fabio Rizzi (varesino, Lega Nord) in sostituzione del neo senatore  Giancarlo Serafini (FI-Pdl), Fortunato Pedrazzi (Uniti nell’Ulivo, cremonese) al posto di Luciano Pizzetti, Vanni Ligasacchi (bresciano, AN-Pdl), Francesco Fiori (pavese, Forza Italia-Pdl) e Giovanni Bordoni (Forza Italia-Pdl, Sondrio) rispettivamente al posto degli ex assessori e neo deputati al Parlamento Viviana Beccalossi, Giancarlo Abelli e Massimo Corsaro

Nel suo saluto all’Aula, Albertoni ha ricordato la fase “costituente della Lombardia” – definita  interessante, innovativa, inedita e molto positiva” – che ha caratterizzato l’impegno del Consiglio regionale e che ha portato, prima dell’approvazione del nuovo Statuto di Autonomia,  alla richiesta al Governo di maggiori competenze su 12 materie e alla proposta di legge al parlamento sul federalismo fiscale per trattenere il 15% dell’Irpef, l’80% dell’Iva, le accise sulla benzina e le tasse su alcol, tabacchi e giochi. 

Un “pacchetto lombardo” ispirato dal principio di autonomia che Albertoni ritiene un “risultato originale e ad ampio raggio” . “Dico con franchezza – ha detto  che mi sento onorato di avere con tutti voi concorso a costruire in questa sede un primo solido punto di arrivo di attuazione della Costituzione. Lascio – ha detto Albertoni – con un’unica e semplice motivazione personale e pubblica volendo concludere la mia attività di accademico e di studioso nella mia naturale ed ormai quarantennale sede di lavoro scientifico, di ricerca e didattica che è l’Università, in particolare oggi quella dell’Insubria”.

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