Sicurezza. Rio de Janeiro tra narcos e Olimpiadi — Lombardi nel Mondo

Sicurezza. Rio de Janeiro tra narcos e Olimpiadi

Riflessioni di Marco Stella sulla questione della sicurezza a Rio de Janeiro. L’argomento ha interessato la stampa italiana soprattutto a seguito del trionfo di Copenhagen, con l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016 alla cittá di Rio

Un attento lettore di tutto ciò che riguarda il Brasile, mio padre, ha trovato su di una rivista italiana un breve articolo nel quale l’autore esternava forti preoccupazioni in relazione all’effettiva capacitá di Rio de Janeiro di risolvere l’ostico problema della sicurezza, in vista dei giochi olimpici.

Mio padre, oltre a segnalarmi l’articolo, ha risposto all’editrice con una lettera che riporto assieme all’articolo apparso sulla rivista.

I lettori di lombardi nel mondo, in Italia ed in Brasile, potranno cosí vedere come la questione “sicurezza di Rio” ha interessato la stampa. Dopo l’articolo e la lettera di risposta riporterò alcuni dati importanti appresi durante il recente vertice sulla sicurezza di Rio de Janeiro al quale ho partecipato a fine ottobre.

 

UNA POTENZA DAI DUE VOLTI

di Franco Venturini (rubrica Opinioni su n.44 di IO DONNA, settimanale RCS)

Nel giro di un paio di settimane abbiamo visto due volti molto diversi del Brasile. Prima il trionfo di Copenhagen, con l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro benchè i coniugi Obama si fossero entrambi scomodati per sostenere la candidatura di Chicago. Bene, si disse, usciamo dal solito giro e il Brasile, potenza emergente, merita un simile riconoscimento. Ma poco dopo, ecco il secondo volto. Nelle favelas che ormai sono vicinissime al centro di Rio scoppia una vera e propria battaglia tra gang rivali. La polizia interviene con i suoi reparti speciali, famosi per avere il grilletto facile, e nella sparatoria un elicottero delle forze dell’ordine precipita in fiamme. Nulla di eccezionale. In altre occasioni contro le bande armate della criminalità organizzata è stato impiegato l’esercito e, si badi bene, nessuno ha vinto. Nei vicoli miserabili delle favelas si spara al primo accenno di visite sgradite e l’omertà è totale nei confronti dei rappresentanti della legge. Né potrebbe essere diversamente, dal momento che la mafia locale esige obbedienza in cambio di un po’ di assistenza in sostituzione dello Stato assente: una goccia nel mare dei miliardi che la malavita guadagna con il traffico di droga e altre attività. Sappiamo che nella Rio turistica, che dovrebbe essere la più sicura, è meglio girare senza orologio, con una T-shirt e pantaloncini in modo che nessuno possa immaginare valori nascosti. E sappiamo che la sera pochi automobilisti si fermano al rosso, perché potrebbero sentire una canna nera e fredda che bussa al finestrino. Tutto ciò non toglie che il Brasile sia un Paese meraviglioso, appassionante. E che conti sempre di più sulla scena mondiale. La questione che mi pongo è: non accadrà come a Pechino, quando l’inquinamento e la violazione dei diritti umani furono scoperti all’immediata vigilia dei Giochi come se di loro nulla si fosse saputo al momento dell’assegnazione? Non ci verranno a dire, a 2015 inoltrato, che a Rio la criminalità è un problema che non si sa come affrontare ora che le Olimpiadi sono alle porte? Mi auguro che per allora il problema sia stato risolto, non vorrei essere preso in giro un’altra volta.

Lettera in risposta all’articolo.

Inviato 31.10.09

a: lettere.iodonna@rcs.it

c.a. del Direttore Sig.ra Fiorenza Vallino

Gentile Direttrice, il n.44 del settimanale da Lei diretto riporta, nella rubrica Opinioni, un pezzo a firma Franco Venturini riguardante Rio de Janeiro: una potenza dai due volti. L’autore, oltre ad elogiare il Brasile, paese meraviglioso e appassionante, sempre maggiormente presente sulla scena (economica) mondiale, conclude ponendo un inquietante interrogativo: l’imperante criminalità, con le Olimpiadi alle porte (2016).

Quando c’è in gioco lo sport… noi italiani ci appassioniamo.

Orbene, mi risulta che il Brasile moderno stia facendo (grandi) sforzi e progressi anche in questo campo tant’è che ci sono persino turisti italiani che non disdegnano il tour delle favelas… anche quelle in pieno centro a ridosso delle zone di maggior attrattiva della città carioca.

Non intendo qui fare la parte dell’avvocato difensore (di Rio, anche perché non è il mio ruolo e forse nemmeno ne avrebbero bisogno), da italiano vorrei solo ricordare cosa è successo pochi giorni fa a Napoli (i video passati in TV), oppure gli arresti finiti in tragedia prima dei processi: brutte questioni, sicuramente. Cosa facciamo? Sospendiamo le gare interne di Champions?

Grazie per l’ospitalità.

Alvaro

CONSIDERAZIONI

In materia di Politiche della Sicurezza posso dirmi persona informata. Da quando si é installata l’ultima Segreteria di Pubblica Sicurezza ho partecipato a 5 vertici, tre dei quali dalla fine del 2008.

Posso affermare che dalla fine del 2008, dopo anni di minuzioso ed accurato lavoro da parte dei servizi di intelligenza della polizia di stato, é iniziata una serie di operazioni con l’obiettivo di riprendere il controllo del territorio. La ripresa del territorio da parte dello Stato inizió piú precisamente nel 2007 con le prime maxi operazioni contro le milizie paramilitari (composte generalmene da ex poliziotti e da poliziotti) che erano sorte appunto, per l’assenza dello Stato, con il pretesto di offrire alla cittadinanza protezione preventiva per evitare l’installarsi dei narcos in determinate aree della cittá.

Riprendere il controllo del territorio, da parte dello Stato vuol dire toglierlo dalle mani delle milizie e delle fazioni di narcotrafficanti. Considerando che questi gruppi sono pesantemente armati, la ripresa non puó esser indolore. Sono vere e proprie azioni di guerra ed in guerra si muore: muoiono trafficanti, muoiono poliziotti, muoiono cittadini. La cittadinanza, coloro che non hanno scelto di viver con le armi in pugno, ma che semplicemente vorrebbero continuare a vivere e lavorare, sta pagando caro il prezzo della sua ignoranza e della sua omertá. Per molti anni i cittadini piú poveri hanno appoggiato governucci populisti (qui a Rio si Ricorda quello di Leonel Brizola) che hanno permesso ed incentivato l’abuso edilizio e di conseguenza l’espansione esponenziale delle favelas. In questi luoghi, dove il governo NON VOLEVA CHE LA POLIZIA ENTRASSE in pochi anni i narcos, grazie ad un grande potere economico, hanno istituito vere e proprie “cittá stato”, ma oggi la politica é cambiata. La parola d’ordine é RIPRENDERE IL TERRITORIO ed entro il 2016, continuando con questa politica, il territorio sará nuovamente sotto il controllo dello Stato.

Marco Stella.

 

  

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