Musica: L’Operaio Internazionale — Lombardi nel Mondo

Musica: L’Operaio Internazionale

Una recensione di Stefano Gueresi di uno storico album dei Dischi del Sole del 1977. 13 brani interpretati dal Coro del Centro di Azione Sociale Italiano dell’Università Operaia di Bruxelles

E’ un’esperienza densa di emozioni contrastanti l’ascolto di questo disco, OPERAIO INTERNAZIONALE – IL CANZONIERE DELL’EMIGRAZIONE  (Edizioni “I dischi del sole”), che raccoglie 13 brani interpretati dal Coro del Centro di Azione Sociale Italiano dell’Università Operaia di Bruxelles, ed è stato registrato presso la Records di Heist Op Den Berg tra il 1975 e il 1976 e pubblicato poi nel maggio del 1977.

L’emigrazione è stato. ed è ancora oggi, un fenomeno che attiene alla vita di milioni di uomini e di donne e alla storia di molte nazioni, sia di quelle dalle quali gli emigranti partivano come di quelle dove essi si stabilivano. Ed è un fenomeno che si è sviluppato in modo particolare dopo l’unità d’Italia e ha interessato in modo esclusivo le classi meno abbienti. Per questo motivo ha lasciato un segno importante su quella che gli studiosi definiscono “musica popolare”.

 

In questa raccolta troviamo un repertorio più maturo e arrabbiato rispetto a quello degli inizi del secolo, dove i grandi temi della nostalgìa e della sofferenza venivano vissuti e restituiti quasi come una fatalità, quindi raramente connotati da elementi di aperta protesta o denuncia sociale. Tante storie diverse, sullo sfondo di speranze, umiliazioni, amori abbandonati e un senso di sradicamento che è difficile sanare.

 

Il primo brano, “Avanti agricoltori” è una ballata classica a tempo di walzer, di concezione tradizionale, con la fisarmonica protagonista e il testo che prende di mira lo sfruttamento dei lavoratori.

 

Si prosegue con “Non ti ricordi”, brano struggente dove la chitarra acustica accompagna il tema del distacco, e il pensiero va alla donna amata, e in un vortice di sentimenti: il risentimento verso il padrone senza cuore, la nostalgia, l’insonnia e i giorni grigi…ma si intravede anche una speranza, un giorno che prima o poi verrà e la promessa di uscire da quell’inferno per poi ricostruire un mondo migliore.

 

“Addio Sicilia bella”è un’altra ballata nostalgica, tratteggiata da fisarmonica e chitarra.

 

A questo punto ecco “Un treno lungo 100 anni”, e qui una chitarra e due voci, una maschile ed una femminile, interpretano un’appassionata “reprimenda” contro i ricchi industriali del Nord e i potenti latifondisti del Sud, colpevoli di avere costretto tanti italiani ad emigrare.

 

Ma l’emigrazione può essere vista anche sotto un profilo meno carico di sofferenza e di disagio: “Il piacere di emigrare” è un motivetto allegro, senza pretese, una ballata veloce con tipiche varianti popolari.

 

Si torna ben presto ad un’atmosfera più battagliera con “La lunga marcia”, quasi un inno, arrembante,”garibaldino”, una forte rivendicazione di diritti negati e nel contempo un richiamo all’unità. Un’altra faccia dell’emigrazione, quella più cupa e dolente, trova spazio in “Velo nero”: sullo sfondo la Sicilia e il tema del lutto, delle vedove di vent’anni troppo giovani per dolori così lancinanti. Tra gli strumenti utilizzati il mandolino e addirittura lo “scacciapensieri”.

 

E arriviamo ad uno dei capitoli più tragici, quello della tragedia di “Marcinelle”: il tema della morte nella miniera è affidato ad un coro possente ed essenziale, il brano è torvo e solenne.

 

Si volta pagina con “Basta”, e qui il titolo ci anticipa i contenuti di questa ballata calda e avvolgente: una denuncia sociale forte contro il capitalismo e le sue prevaricazioni ai danni del popolo.

 

Ecco poi “L’emigrazione”, sembra quasi un manifesto… in effetti la musica, eseguita con chitarra e fisarmonica, è simile ad una canzoncina popolare, piacevole ed orecchiabile, ma con un testo assai pungente.

 

“La valigia”è un capitolo particolare all’interno di questo disco. Gli strumenti sono i soliti, chitarra e fisarmonica con l’ausilio di un coro, e il protagonista è il “mercante di cannoni”, questo venditore di morte che viaggia in aereo con la sua inseparabile valigia…e com’è diversa la valigia dell’emigrante, quale carico di sofferenza porta con sè!

 

” La badoglieide dell’emigrazione” è una ballata ironica, dove un canto a tratti recitativo ci prospetta la speranza per “il sole che deve venire”.

 

E il disco si chiude con “Operaio multinazionale”. Qui si descrive il dramma del licenziamento , evento che costringerà il protagonista a partire…La voce solista è contrappuntata da un coro che commenta l’azione. Anche in questo caso la replica è affidata ad un annuncio di battaglia, e si intravede comunque se non una soluzione, sicuramente la volontà, ferma e tenace, di una risposta popolare. E proprio l’unione sarà l’arma in più , quella vincente, nel confronto e nella lotta che si profilano all’orizzonte.

 

STEFANO GUERESI

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