Quando Luigi Pirandello visitò Buenos Aires — Lombardi nel Mondo

Quando Luigi Pirandello visitò Buenos Aires

La visita dello scrittore Luigi Pirandello a Buenos Aires, raccontata dal nostro collaboratore Giorgio Garrappa

L’illustrissimo drammaturgo italiano arrivò alla Capitale dello Stato Argentino nel settembre 1933.

L’accademico italiano, vincitore del Premio Nobel di Letteratura un anno dopo, doveva assistere all’esordio della sua commedia.

Più che lo scrittore geniale, di cui si parlava e scriveva ovunque, c’era l’uomo nascosto dietro la figura del capo del Movimento Verista ed inseguitore della scuola di Giovanni Verga e Luigi Capuana, entrambi due siciliani come lui.

Infatti, Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 nella villa “Caos” nei pressi di Agrigento. La famiglia, garibaldina e antiborbonica, era proprietaria di zolfare. Dopo gli studi liceali a Palermo, rientra nel 1886 a Girgenti, dove affianca per breve tempo il padre nella conduzione di una miniera di zolfo.

Si iscrive prima all’università di Palermo, poi passa alla Facoltà di Lettere dell’università di Roma ma, a causa dello scontro con il preside Onorato Occioni, si trasferisce all’università di Bonn, dove nel 1891 si laurea in Filologia romanza con una tesi in dialettologia, ottenendo il titolo di “Doktor – wurde” presso la Philosophischen Fakultat con il massimo punteggio.

Intanto ha già esordito come poeta con Mal giocondo (1889) e con Pasqua di Gea (1891), raccolta che dedica a Jenny Schulz-Lander, di cui a Bonn si è innamorato.

“Con Gioca Pietro –dice Pirandello- mi avevo proposto di chiarire che la macchina non sostituisce l’uomo nelle sue funzioni generali ma lo solleva ad un più alto livello di vita spirituale e morale. Ho divinizzato l’uomo di fronte alla macchina ma il regista mutilò la parte più nobile e commovente riducendola ad una favoluccia di studente della quarta elementare”.

Gioca Pietro diventerà Acciaio per ragioni commerciali e il protagonista -che lo scrittore ferisce gravemente- sullo schermo muore.

Però, chi ha la ragione? Pirandello o il regista Ruttmann? Al pubblico la sentenza. Forse diviso in due. Ciascuno a suo modo risolverà il dilemma per cui il film non perde la sua essenza pirandelliana.

In quella visita Pirandello raccontava pure la sua vita universitaria a Bonn, che poi Federico Nardelli avrebbe descritto nell’Uomo segreto.

Il drammaturgo dallo sguardo triste ricordava la sua lite con il Magnifico Rettore Onorato Occioni che finiva con la decisione di andare in Germania.

A Bonn, Pirandello conobbe Jenny Schultz Lander più giovane di lui che cantava e suonava il pianoforte. A lei dedica la Pasqua di Gea.

Questa avventura amorosa di Pirandello è poco conosciuta e si dice che quaranta anni dopo, già diventato celebre, il siciliano, sapendo che Jenny, di passaggio negli USA, voleva vederlo, fa di tutto per impedire l’incontro. Pare che non desiderava distruggere il ricordo di quella primavera renana, vissuta accanto alla musa ispiratrice dei suoi versi giovanili. (Fonte: Giornale La Prensa 9 febbraio 1969)

 

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo–

www.lombardinelmondo.org – jgarrappa@hotmail.com – jgarrappa@arnet.com.ar

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