La dichiarazione di Porto Alegre — Lombardi nel Mondo

La dichiarazione di Porto Alegre

Daniele Marconcini, editore del Portale Lombardi nel Mondo, formula le sue considerazionii conclusive e un personale bilancio dell’esperienza del Forum Sociale di Porto Alegre, “un appuntamento a cui il mondo occidentale non può e non deve mancare”

Il Forum Sociale di Porto Alegre dopo aver accolto 155mila partecipanti e 6.588 organizzazioni

di 135 paesi ,impegnando  2800 volontari e’arrivato alla sua conclusione,impegnando ben 2500 tra

commercianti e venditori della cosiddetta “Economia Popular Solidaria”.

 

Quali quindi i risultati finali di oltre 2500 tra dibattiti ed incontri auTogestiti,tra cui 130 shows,

115 proiezioni di film e video e 96 esposizioni artistiche realizzati nei vari spazi tematici?

 

Se guardiamo ai documenti finali spicca certamente quello elaborato da un gruppo di lavoro ,fOrmato

dai membri del Consiglio e dei principali organizzatori del Forum:il Manifesto di Porto Alegre,

 

Una dichiarazione in 12 punti firmata da Frei Betto,Emir Sader,Leonardo Boff,Bernard Cassen,Ignazio

Raimonet,Tariq Ali’ e dal Premio Nobel per la Pace argentino Adolfo Esquivel.

 

Essa propone di :

 

1- annullare i debiti esteri dei paesi del Sud del mondo,

 

2- applicare una tassa internazionale alle trAnsazioni finanziarie,agli investimenti e ai benefici delle multinazionali nelle vendite delle armi e delle

attivita’ che provocano l’effetto serra

 

3- smantellare tutte le forme di paradiso fiscale

 

4- garantire ad ogni abitante del pianeta un lavoro una protezione sociale e sanitaria,

 

5- promuovere tutte le forme per un commercio giusto,opponendosi all’Organizzazione Mondiale del Commercio

 

6- garantire il diritto alla sopravvivenza alimentare sostenendo l’agricoltura familiare

 

7- proibire tutte le forme di proprieta’ sulla conoscenza e sulle specie viventi(tanto umane che

   animali)e la privatizzazione dei beni comuni dell’umanita’ tra cui l’acqua

 

8- lottare contro il razzismo,le discriminazioni,il sessismo,la xenofobia e l’antisemitismo

 

9- porre fine urgentemente alla distruzione dell’ambiente ,intervendo sulle variazioni climatiche dovute all’effetto serra

 

10- esigere lo smantellamento delle basi militari stranieri e la ritirata delle proprie truppe da tutti i paesi,salvo quelli

    presenti con la autorizzazione dell’ONU

 

11- garantire una informazione diretta i cittadini con una legislazione che garantisca la fine della concentrazione

    dei mezzi do comunicazione,garantendo l’autonomia dei giornalisti,favorendo le iprese senza fini di lucro,in

    particolare mass-media alternativi e comunitari.

 

12- riformare e democratizzare in profondita’ le organizzazioni internazionali.In caso del persistere dI violazione della legalita’ internazionale da parte degli U.S.A. ,trasferire la sede dell’ONU da Nw York ad un altro paese.

 

 

 

Un documento che tenta di sintetizzare l’inevitabile frammentazione e radicalizzazione dei temi dibattuti

al Social Forum.Una frammentazione palpabile dalla babele di iniziative, tra cui e’ stato difficilissimo districarsi

ed immergersi.

 

Un manifesto che non raccoglie l’invito di Lula per un un confronto dialettico tra Davos e Porto Alegre mantenendo

ferma la sua vocazione movimentista e regionalistica,pur nella ricchezza delle diversita’ presenti.Un Forum dove era assente,l’Africa e i suoi problemi endemici e altre parti del mondo altrettanto povere come pure,nessuno lo dice,

paesi geopoliticamente importanti come la Cina,la Russia e l’India

 

Un Forum a mio avviso in crisi di identita’,senza icone e senza portabandiera, che ha pero’ avuto il merito

di raccogliere ancora migliaia di giovani sui temi della solidarieta’e di porre in ogni caso in evidenza il punto di vista

dei paesi poveri.Una realta’ che non puo’ essere ignorata.

 

Non aver raccolto questa sfida da parte di molti esponenti progessisti occidentali ed europei ,assenti ingiutificati,

sia di governo che dei movimenti per la pace e dei diritti umani,dimostra che al di la’ degli entusiasmi iniziali

vi e’ancora un approccio da primi della classe nei confronti dei movimenti del terzo mondo .Spiace dirlo ma fa piu’

audience,fare solidarieta’planetaria con Sharon Stone e Bono che affiancarsi e discutere con campesinos del Movimento dei Senza Terra,impregnati di ideologia e di rabbia sociale.

 

la lotta al terrorismo se non verra’ affiancata alla lotta alla poverta’e per i diritti civili,non sara’ mai vinta:

per fare queso occorre pero’ confrontarsi con i soggetti piu’importanti e cioe’ i destinatari delle nostre politiche.

 

Se vogliamo esportare la democrazia,quella vera,dobbiamo quindi investire su Porto Alegre e sui Forum Sociali,non lasciando solo Lula nell’impossibile missione di unire Davos al movimento no-global.

 

Dall’altro dobbiamo anche noi pretendere almeno una cosa dalla controparte:non parlare dei diritti civili in modo unilaterale.

 

Se gli Stati Uniti devono essere al centro dell’attenzione dei movimenti no-global,e giustamente visto il loro peso

internazionale,non si puo’passare sotto silenzio la situazione di altri paesi :uno tra tutti,la Cina

 

Un paese che ha l’ambizione di produrre il 50% di tutti i beni di consumo del mondo nel giro di un decennio,certamente non tra i campioni dei diritti civili e di un mercato fatto di regole,da tenere sotto osservazione per il ruolo che avra’nella corsa alal globalizzazione.

 

 

E’ previsto ora un Forum regionale nel 2006 a Caracas (Venezuela) e uno mondiale nel 2007 in un paese africano,ancora da definire.Appuntamenti a cui il mondo occidentale non puo’ e non deve mancare.

 

Daniele Marconcini

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martedì 28 Gennaio, 2020