LE POSTE TASSIANE (9) — Lombardi nel Mondo

LE POSTE TASSIANE (9)

Per www.lombardinelmondo.org presentiamo “Le Poste Tassiane”, uno dei primi, e tra i più importanti, interventi dedicati alla famiglia dei Tasso di Camerata – Cornello (Bergamo), all’origine della posta moderna (italiana ed europea). Enrico Melillo, uno dei maggiori storici della Posta, segue passo passo gli sviluppi di questa casata impegnata in Italia e nell’Europa dei secoli XVI – XIX.
LE POSTE TASSIANE (9)

Staffetta postale XVIII secolo

 

Suo figlio Francesco (a. 1541 – 1543) però non gli so­pravvisse molto, ché morì a 22 anni, lasciando a succedergli Leonardo I.

Dei fratelli minori di Giovanni Battista, Matteo conseguì l’ufficio di «Corriere Maggiore» nella Spagna in luogo del fratello che rifiutò tale caricai Davide, eletto «Castellano» dell’imperatore e del castello di San Felice in Verona, lo esercitò per molti anni nel contado del Tirolo e d’Innsbruck, fissando domicilio e residenza nella città di Trento; Simone, ultimo figlio di Ruggiero, nel ducato di Milano, in qualità di Maestro Imperiale e più tardi a Romaii e altrove, fruttan­dogli da Carlo V un’annua pensione di mille ducati; iii a Ve­nezia, Ruggiero II (a. 1540), figlio di Davide, per opera dello stesso Carlo V; nel regno di Napoli e in Sicilia, fino alla metà del XVI secolo, la famiglia Capata, in parentela coi Tasso, poi, Giovanni Battista Zappata, che aveva sposata donna Allegra Tasso, la cui figlia donna Cristina andò in prima moglie al secondogenito di Simone, Antonio Tasso, senza dar prole. Questi prese, in seconde nozze, donna La­vinia Gottifredi, figlia di Pompeo e di Vittoria Caffarelli, dalla quale ebbe don Simone, cavaliere dell’abito di San Jacopo e Corriere Maggiore, dopo la morte del padre, in Roma; don Pompeo; don Pietro, il quale servì il re, nel reame di Napoli, in molti uffici, fu nominato cavaliere e degnamente onorato da tutte le Accademie d’Italia; don Alessandro, uomo di lettere; don Giovanni Battista, uomo d’arme; don Antonio, che servì da paggio re Filippo; donna Vittoria, che fu moglie, prima del marchese della Motta in Sicilia, poi di don Diego Zappata, Corriere Maggiore delle Poste del regno di Sicilia; donna Lavinia, monaca, in Roma, ed altre figliuole.

 

Di Ruggiero II, che all’età di 15 anni se ne passò in Fiandra, ove visse alcun tempo con Leonardo suo cugino, e donde nel 1540 impetrò ed ottenne dall’imperatore Carlo V l’ufficio di Corriere Maggiore in Venezia, ci dà le seguenti notizie lo Stefani. Sul cadere del secolo XV i corrieri veneti organizzarono viaggi regolari fra Venezia e Roma, e non di rado nei famosi Diarii di M. Sanudo si trova traccia o di vicende da essi patite, o di straordinaria velocità di viaggi in speciali occasioni, come, ad esempio, per recar la nuova della morte di Giulio II papa. Clemente VII, come abbiam visto nel capitolo VI, aveva eziandio accordato loro il permesso di fissare a convenienti distanze le sta­zioni dei cavalli di ricambio; ma poi, nel 1554, nel pontifi­cato di Giulio II, essendosi creato nello stesso Stato romano un Generale delle Poste, la Compagnia, non solo perdette il privilegio delle stazioni proprie, ma le fu anche proibito di portare per tutto il viaggio da Roma a Venezia le lettere particolari, limitandone l’azione al servizio dei pubblici di­spacci. A compensare sì grave danno, si riuscì ad organizzare il viaggio regolare fra Venezia e Bologna, e sul cadere di quello stesso secolo XVI, riuscite le pratiche della Compagnia col mastro delle Poste del re Cattolico, Ruggiero Tasso, fu avan­zato all’Eccellentissimo Collegio e da questo approvato, il di­segno di due regolari viaggi da Venezia a Milano per Padova, Verona, Bergamo e per Padova, Mantova, Cremona, e, ciò che era di non minore importanza, dell’introduzione normale per tutto lo Stato veneto, della Posta dei cavalli, fino allora distribuita irregolarmente sotto le insegne dell’Impero, o di Spagna, o degli Arciduchi austriaci (Ecc.mo Collegio – De­liberazione 29 marzo 1582). La Compagnia aprì allora in Venezia, con lo stemma di San Marco, un pubblico ufficio, che negli ultimi tempi era stanziato a San Moisè. A quell’uf­ficio, ognuno poteva ricorrere per la spedizione di corrieri, di espressi, di staffette, o far capo per partire da Venezia per posta, con disciplina e metodi più volte riveduti e approvati da decreti del Senato (Terra – 28 Decembre 1615 – 31 Ot­tobre 1634 – 9 Giugno 1770)­.

E il Codogno aggiunge: «Ruggier Tassi, qual successe a Simone, anch’egli levò 1’Ordinario, che soleva andare da Milano a Roma per staffetta, e lo ridusse andare con Cor­riere per la Posta, e quello che parimente andava e veniva da Venezia a usanza dei Procacci di Napoli e Firenze, lo ri­dusse a tal prestezza e velocità, che come anco di presente si mantiene, va e viene d’ogni tempo in meno di due giorni a Venezia con infinita comodità di quelli che se ne vagliono».

Il fratello Antonio Tasso fu cavaliere di molto intendi­mento, di straordinario valore e, per gl’infiniti maneggi di­plomatici, di alta esperienza ed integrità. Prese parte non ul­tima alla battaglia di Lepanto (a. 1571) e nella giornata di Cursolari militò con don Giovanni d’Austria contro i Turchi; più volte ferito e prigioniero si distinse nelle imprese di Bi­serta e di Tunisi e nella difesa di Goletta; fu governatore di parecchie terre di Fiandra; comandante dell’infanteria italiana nella giornata di Gemblours; Generale delle Poste di Fi­lippo II nella Corte di Roma per 63 anni, cioè sino al 1620; plenipotenziario fine ed accorto, in ispecie dopo le guerre di Francia, in quel trattato di pace, cui concorse anche 1’illu­stre cardinale Pietro Aldobrandino, Legato a latere per ordine di papa Clemente VIII; onorato da Filippo III di molte grazie, fra cui una vistosa rendita nel regno napoletano, e la conferma dell’ufficio di Corriere Maggiore nella città di Roma in persona di don Simone, suo primogenito figliuolo che nel 1644 morì in Napoli, e de’ suoi successori; conferma spontaneamente concessagli in un’amplissima e vantaggiosa forma, con potestà di poterne fare un maiorascato all’uso di Spagna, a favore della sua Casa e di tutti i suoi discendenti; fece parte del Consiglio di Stato nel regno di Napoli, dal quale trasse pensione; e fu nominato Marchese della sua terra di Paullo.

D’accordo con suo cugino Raimondo, «correo mayor» di Spagna dal 1535 al 1578, cavaliere dell’abito di S. Iacopo della Spada, commendatore e gentiluomo della Camera del Re e successore dello zio Matteo, Antonio Tasso stabilì, ogni mese, una Posta regolare da Roma alla corte dei tre potenti Re cattolici e da questa corte a Roma. «È vero che tale ser­vizio regolare fu sospeso, per la via di terra, durante le guerre francesi, a tempo di Enrico III e di Enrico IV (dal 1574 al 1610); ma seguì bentosto la via marittima, da Genova a Barcellona, per continuare di là alla volta di Saragozza fino a Madrid…».iv Da Genova i dispacci prendevano la via di terra per Milano, Roma e Napoli. Da Madrid a Roma s’im­piegavano 24 giorni d’estate, 27 d’inverno. L’«Ordinario», via terra, lo compiva in 18 giorni.v Questo servizio si svolse re­golarmente, malgrado la poca sicurezza della linea da per­corrersi e i disagi cui si andava incontro nel tragitto per mare, dove, oltre le infide onde, concorrevano coi pericoli le proba­bilità di cadere nelle mani dei corsari, dei francesi o dei mori. Quietate le guerre, l’Ordinario riprese la vecchia via per Ales­sandria, Torino, Lione, Limosin, Baiona, Bordeo, Yrun, Vittoria e Burgos, che però non era la più breve; ma i fran­cesi specialmente la preferivano a quella per Avignone, Nar­bona, Perpignano, Barcellona e Saragozza, perché compren­deva Lione, città di grandi negozi, e perché rendeva meno difficile inviare ed avvisar a Parigi i successi d’Italia.

Raimondo stabilì la sua Casa in Valladolid ed ebbe tre figliuoli: Giovanni, Filippo e Pietro, i quali si distinsero nella diplomazia, nella nunziatura, nelle armi.

Nel 1600 un nipote o figlio di Giovanni, portante lo stesso nome, e, secondo i più, figlio primogenito di Raimondo, era maestro generale delle Poste di Spagna. In gennaio del 1601 conchiuse con Guglielmo Fouquet della Varenna, controllore generale delle Poste francesi, una convenzione, in virtù della quale il tragitto da Lione a Roma, traversando le Alpi, era percorso dai corrieri postali in 11 giorni durante l’estate, e in 12 d’inverno. Quello da Bordeaux a Parigi, e da Parigi ad Anversa, in 5 giorni, d’estate; in 6 giorni, d’inverno. I dispacci scambiati tra la Spagna e l’Italia dovevano entrare in Francia per la via di Yrun, toccare Bordeaux e Lione e col corriere francese arrivare a Roma. La Posta spagnuola per tale servizio pagava a quella francese una indennità di 200 scudi d’oro per ciascun Ordinario.

 

Fine nona puntata

 

A cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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