Intervista al Presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale della Lombardia, CARLO SAFFIOTTI — Lombardi nel Mondo

Intervista al Presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale della Lombardia, CARLO SAFFIOTTI

LE INTERVISTE IN ESCLUSIVA DEL PORTALE LOMBARDI NEL MONDO. La frase rivelatrice: quello che possiamo fare è meno burocrazia, meno ostacoli, più sostegno alla libertà, più sostegno alla ricerca e anche più sostegno alle attività, alla vita in quelle zone nelle quali è più difficile vivere, come ad esempio le zone di montagna.
Intervista al Presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale della Lombardia, CARLO SAFFIOTTI

Carlo Saffiotti

Carlo Saffiotti, bergamasco, nato a Bergamo città.

–          Presidente Saffiotti, lei ha vissuto a fondo l’amministrazione regionale in ruoli sempre di responsabilità: quali attività ha svolto a favore del territorio che rappresenta?

–            Io vengo dalla provincia di Bergamo. Mi sono interessato di sanità e agricoltura fin dalla prima legislatura, che è stata la prima legislatura a presidenza Formigoni e che è iniziata nel 1995, ed è stata una legislatura davvero molto rinnovante per la Lombardia. È stata una iniziativa di preparazione ed approvazione di leggi che hanno davvero concretizzato il principio della sussidiarietà, che è un po’ come dire la “stella polare” della politica regionale, in base appunto al principio più società e meno stato. Lo stato non faccia quello che può fare la società nelle sue diverse articolazioni, garantire al cittadino la libertà di scelta ovunque questo sia possibile. In nome della sussidiarietà abbiamo approvato la riforma sanitaria della regione Lombardia. È stata una battaglia anche ideologica molto forte, perchè con questa legge noi abbiamo introdotto nel servizio sanitario pubblico, che rimane pubblico, risorse, energie e professionalità del settore privato. Stessi diritti, stessi doveri, non importa la proprietà dell’azienda ospedaliera se pubblica o privata, l’importante che dia prestazioni di qualità garantite dalla regione, pagate dal servizio sanitario nello stesso modo per tutti. È stata una rivoluzione epocale, c’e stato davvero un grande scontro anche appassionante e direi che nonostante le previsioni fosche dei detrattori di allora, i fatti hanno dato ragione. La Lombardia pur con le ombre che ci possono essere ed i casi di mala sanità, che purtroppo ci sono e ci saranno sempre e che spesso coinvolgono più la singola persona che l’organizzazione, è la unica regione che ha il bilancio in pareggio e che per qualità e quantità di prestazioni è sicuramente la prima, non solo in Italia. Una volta si andava via dalla Lombardia per andare a farsi operare nei centri cardiologici più rinomati, ora si viene in Lombardia. In questi anni c’è sempre stata una grande attenzione però tenendo conto della realtà e tenedo conto delle risorse a disposizione,  per modulare e correggere la legge. Io sono stato oltre che tra i promotori appunto della legge di riforma e anche relatore del primo piano socio-sanitario. Questo fu un impegno molto forte e molto appassionante. Il primo piano socio-sanitario che applicava e concretizzava la legge sulla sanità. Io prima di dedicarmi alla politica, pressochè a tempo pieno, facevo lo psichiatra e quindi mi sono interessato molto di psichiatria, di organizzazione psichiatrica e direi che in questo settore penso di aver dato un contributo che ha caratterizzato la politica regionale. Nelle successive legislazioni, nella terza e nella quarta, mi sono occupato soprattutto di attività produttive, di agricoltura nei sui vari aspetti, quindi l’aspetto dell’agricoltura come attività produttiva vera e propria, ma anche il collegamento con l’acqua e con le risorse idriche, con i boschi, con le foreste, con i parchi e con l’agriturismo. Quindi l’agricoltura anche come volano per il turismo, sull’economia montana e direi le leggi di cui sono stato, diciamo, principale protagonista sicuramente la legge sulla competitività che abbiamo approvato nella scorsa legislatura, che è stata una legge quadro piuttosto importante volta a trovare le strade, le risorse per sorreggere la competitività del sistema produttivo lombardo. Sul piano quindi della internazionalizzazione, del rapporto con i centri ove si fa cultura in maniera tale che avvicinando chi fa cultura, chi crea le idee o chi può queste idee tradurle in oggetti e iniziative significa il mondo dell’università, il mondo della ricerca, il mondo dell’industria e direi che è stato un fatto caratterizzante. Eppoi il discorso dei distretti, il sostegno alle infrastrutture, il sostegno alla formazione, alla ricerca insomma tutti questi aspetti che fanno la competitività di un sistema. Ci stiamo attualmente occupando della legge sui parchi, che pure è una legge importante. Guardando indietro, al di là delle leggi e dei provvedimenti che hanno avuto a che fare con la sanità , le politiche sociali e con il sottosistema della psichiatria, oltre che quella sulla competitività penso di aver caratterizzato il mio impegno con una serie di iniziative a favore della montagna che purtroppo spesso è un po’ la cenerentola della nostra regione, pur caratterizzando la nostra regione. Che sì è in parte in pianura, ma è dominata dalle montagne che sono una opportunità, possono essere una opportunità, dobbiamo fare in modo che diventino una opportunità anche per chi ci vive. La vita in montagna è difficile, faticosa, le comunicazioni, i servizi tutto è più complicato. C’è il rischio dello spopolamento, dell’abbandono dei territori e sarebbe veramente una grave penalizzazione anche e soprattutto per chi poi vive in pianura. Quindi una serie di provvedimenti a sostegno dell’agricoltura in montagna, del turismo in montagna. Penso alla legge sugli agriturismo che abbiamo fatto, la legge sui rifugi di montagna, la legge sugli eco-musei che sono presenti anche in pianura, ma come dire la spinta è venuta visitando alcune caratteristiche e particolari zone della mia provincia. La legge sugli eco-musei è una legge che ha innestato un volano sia per quel che riguarda la cultura, sia per quel che riguarda l’artigianato che il turismo piuttosto importanti. C’è una legge alla quale sono particolarmente affezionato e legato. È quella che più, le dirò, mi ha riempito di emozione, commozione e anche orgoglio quando è stata approvata ed è la legge che ha istituito il giorno della memoria, prima e per ora unica regione italiana ad averlo fatto, in ricordo di tutti coloro, di tutti quei servitori dello Stato che si sono sacrificati per tutelare la nostra sicurezza e la nostra libertà. Abbiamo preso spunto dai due sottoufficiali della polizia stradale uccisi dalla banda di Vallanzasca al casello di Dalmine, furono proprio trucidati direi in maniera estremamente crudele e senza, tra virgolette, motivo. E abbiamo preso quella come data anche perchè è stata la vedova di uno dei due sottoufficiali uccisi che mi aveva particolarmente sensibilizzato e colpito con il racconto della sua vita, sua e delle figlie. Allora abbiamo istituito questo giorno, che è a febbraio, e che vede una riunione straordinaria del Consiglio Regionale alla presenza di tutte le autorità, le rappresentanze e i familiari. È un momento solenne in cui tutti ricordiamo che se siamo liberi e sicuri lo dobbiamo anche a tanti uomini e donne, che in divisa e non in divisa, rischiano comunque la vita quotidianamente.

 

–          La Lombardia, nel suo insieme, ha sempre registrato importanti flussi migratori verso l’estero. Come vede oggi questo fenomeno? Pensa, con la sua Commissione, di poter avviare qualche iniziativa legislativa specifica in questo campo?

–          La Lombardia e la mia provincia sono state terra di emigrazione, soprattutto nel primo novecento e nell’immedito dopoguerra, dopo la seconda guerra mondiale. È stata una emigrazione di tanti bergamaschi che non trovando lavoro nelle nostre valli, soprattutto nelle valli, hanno cercato opportunità di vita in altri paesi soprattutto europei come Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Inghilterra, ma anche nei paesi oltre oceano. È stata una emigrazione molto dignitosa, di gente che andava a cercare lavoro cercando di integrarsi nei paesi dove trovava questa opportunità, tenendo sempre dei legami molto forti con la provincia e con i paesi di origine. Abbiamo anche una associazione dei Bergamaschi nel Mondo che testimonia di questo legame forte tra i bergamaschi, ben integrati nei paesi dove si sono stabiliti, che sono orgogliosi del legame con la loro terra. È stata una emigrazione di necessità dovuta a problemi economici. Ora abbiamo un’altra emigrazione, molto più limitata nei numeri, ed è l’emigrazione di giovani laureati e ricercatori che non trovando, più che lavoro, opportunità di lavoro adeguate lo cercano all’estero. Vedo molti giovani in America, negli Stati Uniti, in Inghilterra, nei paesi dove c’è meno burocrazia e c’è più possibilità per un giovane con capacità di farsi valere. Dove il merito è più sorretto e c’è più possibilità di affermarsi. Quindi una emigrazione numericamente e sicuramente inferiore, non per questo direi penalizza di meno le nostre terre perchè perdono giovani, intelligenza, entusiasmi e quant’altro. Che cosa si può fare per questo: il tema è molto difficile e complesso, quello che dobbiamo fare impegnandoci è creare sempre qui maggiori opportunità. Il giovane che ha voglia di fare, che ha capacità di fare che trovi qui la possibilità di realizzarsi, di studiare, di lavorare, di operare. Quello che possiamo fare è meno burocrazia, meno ostacoli, più sostegno alla libertà, più sostegno alla ricerca e come dicevo prima anche più sostegno alle attività, alla vita in quelle zone nelle quali è più difficile vivere, come ad esempio le zone di montagna.

 

–          Quali ritiene possano essere le priorità e le normative da proporre nel corso di questa Legislatura per il territorio che lei rappresenta?

–          Questa è una legislatura che rispetto alle precedenti che, sono state legislature in cui si è innovato dal punto di vista legislativo, è soprattutto una legislatura nella quale si concretizza, si deve ben gestire, amministrare e realizzare quello previsto dai provvedimenti legislativi. E l’impegno l’abbiamo nella sanità per il nuovo ospedale di Bergamo che sarà il più nuovo, il più moderno ospedale a livello europeo. Quindi è una sfida estremamente importante che bisogna saper cogliere facendone il perno di una rete sanitaria, che valorizzando sia pubblico che privato, sia sempre più in funzione dei cittadini e sempre più al passo con le risorse a disposizione. Buona sanità è quella che da buone prestazioni tenendo i conti a posto perchè se i conti saltano, vediamo cosa succede da altre parti, salta poi tutto il sistema. Quindi c’è un impegno sulla sanità, c’è un impegno nel sostegno a chi è in difficoltà perchè ha perso il lavoro o perchè ha situazioni psico-fisiche che non gli consentono di lavorare. Questo pure è un settore sul quale la Regione è molto impegnata, unitamente a quello del sostegno alla scuola e alla ricerca e soprattutto a questo rapporto sempre più stretto che deve esserci tra il bisogno della scuola che deve aprir la mente, dare la formazione, dare l’istruzione, ma anche i bisogni del mondo del lavoro. Cercare di creare una maggiore sinergia possibile. Abbiamo un impegno grosso sulle infrastrutture. La mia provincia sarà attraversata dalla nuova autostrada Brescia-Treviglio-Milano, dall’alta velocità che corre in parallelo e dalla Pedemontana che unirà Bergamo, diciamo Dalmine con Como e Varese. Uno stravolgimento di tutta quella che è stata l’impostazione della viabilità lombarda degli ultimi decenni. Verrà spostato, come dire, il cuore verso la bassa e Bergamo dovrà fare attenzione a non isolarsi. Può contare, e questo è uno degli altri impegni nostri, sull’aereoporto. L’aereoporto di Bergamo – Orio al Serio è diventato ora il terzo/quarto aereoporto italiano, in pieno sviluppo, un volano straordinario per tutta l’economia sicuramente bergamasca, ma non solo bergamasca. Quindi abbiamo dal punto di vista infrastrutturale: l’aereoporto, la nuova autostrada, l’alta velocità e la Pedemontana. Davvero dei cambiamenti che provocheranno dei cambi di vita, quindi delle grandi opportunità nel bene o nel male come sempre c’è quando ci sono cambiamenti importanti. Motivi per i cui arriveranno nuove aziende, nuove persone, nuovi modi e modelli di vita, spostamenti di tutto questo. Ecco… la difficoltà è la sfida di saper governare bene questi cambiamenti. L’economia bergamasca è una economia soprattutto manifatturiera che dovrà consolidarsi da questo punto di vista, però sta emergendo anche una economia legata al turismo e all’aereoporto in sviluppo. Ci sono dei progetti molto importanti su San Pellegrino con un rilancio delle terme, l’insediamento di un grande albergo tra i primi al mondo nell’idee dell’imprenditore. C’è un progetto importante per realizzare a Foppolo, che è un’attuale stazione sciistica, per un rilancio alla grande di questa stazione sciistica. Progetti analoghi ci sono anche sulla Val Seriana, insomma c’è tutto un movimento, un fermento che farà di Bergamo, credo, una delle provincie più interessanti, più attive, più ricche di opportunità.

 

–          Come vede l’Expò 2015?

–          L’Expò… guardi tutti ne parlano. È vista un po’ come la panacea di tutti i problemi. Anche qui bisognerà vedere come la si imposterà, è un momento che dura qualche mese. Bisogna far sì che questo faro che verrà acceso sulla Lombardia, su Milano, ma direi anche su tutte le altre provincie quando si spegnerà, ecco, non lasci il buio. E cioè che si riesca ad usare l’Expò come uno stimolo straordinario per realizzare una serie di strutture e di infrastrutture necessarie e necessarie anche per il dopo. Ma anche, come dire, che accenda e vivifichi un po’ quella capacità imprenditoriale, quella voglia di conoscere, di confrontarsi con altre culture, di aprirsi al mondo che hanno fatto grande la Lombardia e che devono essere rilanciate.

 

Giovanni Girardi

Document Actions

Share |


Condividi

Lascia un commento