Putin incolpa l’Europa centrale per il contrasto tra Gazprom e l’UE — Lombardi nel Mondo

Putin incolpa l’Europa centrale per il contrasto tra Gazprom e l’UE

l Presidente russo vede nell’allargamento del Vecchio Continente ai Paesi dell’ex-Blocco Sovietico la ragione della debolezza economica di Bruxelles. Secondo il Cremlino, essa ha portato all’avvio dell’inchiesta da parte della Commissione Europea sul monopolista russo per condotta anti-concorrenziale

Questa è la lettura della Russia – che probabilmente sarà presa per buona dalla stampa europea occidentale, tra cui quella italiana: se i rapporti tra l’Unione Europea e la Federazione Russa andranno in crisi è solo colpa dei Paesi dell’Europa Centrale e dell’allargamentodell’UE apportato nel 2004 nei confronti di alcuni Paesi dell’ex-blocco sovietico. Nella giornata di Domenica, 9 Settembre, ilPresidente russo, Vladimir Putin, ha commentato la decisione della Commissione Europea di aprire un’inchiesta ufficiale contro ilmonopolista del gas Gazprom.Questo ente, posseduto per più del 50% dal Cremlino, è accusato daBruxelles di ostacolare la libera concorrenza interna al Vecchio Continente, e di attuare politiche monopolistiche che impediscono larealizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu del’UE. Secondo Putin, la posizione della Commissione Europea è dettata dallagrave situazione economica dell’UE, fortemente condizionata dalle deboli economie dei Paesi dell’Europa Centrale, un tempo appartenentiall’ex-blocco sovietico. Il Presidente russo ha dichiarato che l’Unione Europea intende mantenere un certo peso geopolitico, epertanto sarebbe costretta a sobbarcarsi il peso dell’integrazione di Paesi come Polonia, Lituania, Ungheria e Romania. La lettura dei fatti di Putin, che tuttavia ha negato, per ora,
l’esistenza di un contrasto tra Bruxelles e Mosca, risponde ad una precisa logica geopolitica mirante a dividere l’Europa nel suo interno
per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente. E’ noto che le ragioni della crisi non solo legate solo alle deboli economie dei
Paesi dell’Europa Centrale, bensì alla ben più grave situazione finanziaria degli Stati del Mediterraneo come Grecia, Portogallo,
Spagna e Italia.Inoltre, alcuni Paesi dell’Europa Centrale, come Polonia, Lituania ed Estonia, godono di una salute economica sicuramente maggiore rispetto
agli Stati del sud dell’Unione Europea: a Varsavia, Vilna e Tallinn il PIL è in ascesa, e la disoccupazione, sopratutto quella giovanile, non
è per nulla paragonabile a quella di Atene, Madrid e Roma. Le parole di Putin fanno dunque leva sui sentimenti anti-allargamento
che ancora sono forti in molti settori della politica e delle Opinioni Pubbliche dei Paesi dell’Europa Occidentale: in Germania, Francia e
Italia sono molti infatti a ritenere uno sbaglio l’allargamento dell’Unione Europea all’Europa Centrale. Questo punto di vista si traduce spesso in azioni politiche concrete:
Berlino, Parigi e Roma sono tra i Paesi che, in molte occasioni, sopratutto in ambito energetico, preferiscono sostenere i disegni
della Russia per realizzare il proprio tornaconto personale, nonostante i piani del Cremlino vadano contro l’interesse generale
europeo, che è invece sostenuto dai Paesi dell’Europa Centrale. Un esempio di questo atteggiamento sono i due gasdotti sottomarini
progettati dalla Russia per innalzare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca. Il Nordstream, costruito nel 2012, collega la periferia
di San Pietroburgo alla Germania, ed è stato realizzato da una joint-venture composta da Gazprom, dalla compagnia tedesca E.On, dalla
francese Suez-Gaz De France, e dall’olandese Gasunie, sostenuta politicamente in sede UE dai Governi di Berlino, Parigi ed Amsterdam. Il Southstream, progettato per il 2015 per inviare gas russo direttamente dalla Russia all’Europa Sud-Occidentale ed impossibilitare alla Commissione Europea l’importazione diretta di oro
blu centro-asiatico, è sostenuto, oltre che da Gazprom, anche dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall
ed EDF, e da quelle nazionali di Grecia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, e Serbia. Politicamente, il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il
Southstream – è appoggiato in sede europea da Roma, Berlino, Parigi, Lubiana ed Atene.

La Russia guarda anche ad Oriente

Oltre che all’Europa, la Russia ha iniziato a guardare con concreto interesse anche ad Oriente, come dimostrato dalla ferma intenzione di
Putin di ospitare il vertice della Cooperazione Economica Asia-Pacifico – APEC – nella città di Vladivostok. Nel corso del summit, avvenuto tra l’8 e il 9 Settembre – a cui hanno
preso parte Russia, Corea del Sud, Vietnam, Perù, Stati Uniti, Giappone, Cina, Australia, Thailandia, Singapore, Filippine, Malesia,
Indonesia, Messico, Cile, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Brunei, Hong Kong e Canada – i Paesi membri dell’Organizzazione hanno deciso
di implementare l’integrazione tra le economie dell’Asia e del Pacifico. Gli Stati APEC hanno emanato l’abbattimento delle tariffe doganali del
30% per tutti i prodotti ritenuti non-nocivi per l’ambiente, ed investimenti infrastrutturali orientati alla realizzazione di un
sistema di distribuzione energetica comune per la regione asiatico-pacifica. A tal proposito, rilevante è stato l’avvio del prolungamento del
gasdotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico fino al porto di Kozmino, da cui più facile sarà l’invio di gas dalla Russia verso Cina, Corea
del Sud e Giappone. Per la Russia, i Paesi APEC rappresentano un fondamentale mercato di collocamento delle proprie risorse naturali per gli anni a venire.
Considerata la crisi dell’Unione Europea – che finora ha rappresentato il primo mercato per le esportazioni di Mosca – è la regione del
Pacifico e dell’Asia che potrà garantire l’assorbimento del gas e del petrolio provenienti dal Cremlino: il primo esportatore di oro blu al
Mondo. Secondo i piani di Putin, la Russia, per accrescere la sua posizione economica in campo internazionale, deve necessariamente diminuire il
legame con le tradizionali locomotive europea e statunitense per agganciarsi ad alcune realtà emergenti dell’APEC, come Cina, Corea del
Sud, Giappone e Vietnam. Secondo le stime del Presidente del gruppo VTB, Andrey Kostin, gli Stati della regione pacifico-asiatica saranno infatti in grado nei
prossimi anni di garantire il collocamento di un terzo dei prodotti esportati da Mosca.

Matteo Cazzulani

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