Renazzo — Lombardi nel Mondo

Renazzo

Il risveglio degli studi sull’emigrazione italiana investe ormai tutto il Paese. La recente manifestazione sul tema tenutasi a Renazzo, Ferrara testimonia le grandi aspettative per il futuro.

Il 27 maggio 2010, organizzata e promossa dalla sezione locale del partito democratico, si è tenuta alla sala polivalente di piazza Lamborghini a Renazzo, Ferrara una manifestazione dedicata all’emigrazione dal territorio. Occasione per sensibilizzare l’interesse su un periodo storico che ha avuto grandi ripercussioni sia a Renazzo sia nei paesi limitrofi, e che ha visto non meno di 1.500 partenze tra il 1880 e il 1924 su una popolazione intorno alle 40.000 persone.

Ha introdotto la serata la promotrice della medesima, l’avvocato Claudia Tassinari, che ha ricordato la sua esperienza personale, e sottolineato soprattutto il desiderio di espandere la conoscenza di questa vicenda nota  a molti familiari diretti ma sconosciuta a livello generale.

Ernesto Milani, ricercatore di storia dell’emigrazione dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo, ha dettagliato i  numeri e le destinazioni dei renazzesi specificando che la ricerca è soltanto agli inizi e che i dati attuali sono soprattutto quantitativi. Renazzo e il territorio subirono le pressioni esercitate dalle compagnie di navigazione e dalle fabbriche americane alla ricerca di manodopera in un periodo storico di transizione attraversato dalle crisi agricole del 1890-1900.

La meta fu quasi esclusiva : Massachusetts, USA. Boston, Somerville, Springfield e Plymouth.  Fu Plymouth in particolare ad attrarre  i renazzesi che vi trovarono lavoro nella fabbrica di cordami Plymouth Cordage Company. Plymouth, città famosa per lo sbarco nel 1620 dei padri pellegrini del Mayflower, si rivelò città amica che offrì, al pari di tutto il Massachusetts, la grande opportunità di rifarsi una vita lontano dai campi amari, di mandare da subito i figli alle scuole superiori se non all’università e di aprire in poco tempo attività in proprio in diversi settori, che tuttora esistono in tutto lo stato. Imprese di costruzioni, negozi di frutta e verdura, ristoranti oltre alle attività professionali in campo medico e professionale in genere.

Che cosa si sa e che cosa è rimasto di questa emigrazione?  Che influenza ha avuto sul territorio? Molte domande che hanno già delle risposte parziali. Nella mostra fotografica a campione allestita sempre da Ernesto Milani e  Maria Raffaella Spinella è stata esemplificata la documentazione necessaria a un necessario approfondimento della materia : fotografie didascaliche, lettere, oggettistica di uso comune come attrezzi da lavoro, giornali e riviste e tutto quanto fa parte dell’esperienza personale e pubblica delle persone emigrate o rimaste in patria in contatto con loro.

Si è così scoperto che anche durante l’emigrazione i renazzesi continuavano la loro presenza nella “partecipanza agraria.” (Tra le famiglie che si erano sobbarcate il compito di bonificare le terre del territorio venivano sorteggiati ogni 20 anni gli appezzamenti da coltivare a rotazione. Per partecipare a questa divisione vigeva l’obbligo dell’”incolato” ovvero la residenza nel comune per un periodo variante da due a diciotto anni prima del sorteggio). Soprattutto durante l’emigrazione temporanea molti renazzesi rinnovarono il loro diritto a mantenere la terra attraverso una documentazione ufficiale convalidata dalle autorità americane. Documenti giunti fino a noi e conservati con cura, ad esempio, dai fratelli Alberto e Renzo Rabboni.

 

I protagonisti di questa emigrazione se ne sono andati da tempo. I figli hanno spesso dimenticato ma, come spesso accade, i nipoti, ormai riscopertisi italo americani a tutti gli effetti e lontani dalle angosce dei loro antenati guardano a sé stessi e all’Italia in maniera diversa. Non abitano più solamente nel Massachusetts. Dopo la seconda guerra mondiale hanno cominciato a stabilirsi attraverso gli Stati Uniti. La fabbrica storica ovvero la Plymouth Cordage Company è diventata un museo e solo alcuni ricordano che uno dei suoi operai, Nicola Sacco, fu il leader di uno sciopero proclamato contro questa medesima azienda nel maggio del 1916 solo pochi anni prima del suo arresto con Bartolomeo Vanzetti a Boston che si sarebbe poi tragicamente concluso con la loro esecuzione nel 1927.

Sono state menzionate molte figure storiche come quella di Enrico Tassinari, capomastro divenuto mercante a Boston, dove era arrivato ben prima della grande migrazione dei renazzesi di fine secolo. Così come quella di Paolino Vantangoli da Brisighella sposato con Diella Forni di Decima di Persiceto che scoprì durante la depressione degli anni trenta le proprietà dell’”irish moss”, l’alga usata in cosmesi e recentemente utilizzata per dare aroma e vitalità alle birre artigianali prodotte a Plymouth e nel mondo. Nomi e vite che si susseguono e che attendono di essere riportate alla luce.

L’antropologo Gian Paolo Borghi ha poi illustrato lo stato degli studi sull’intera emigrazione emiliana-romagnola, cominciati dopo quelli dei veneti e dei piemontesi, ma che stanno attraversando un buon momento. Ne sono valida testimonianza i recenti scritti di Walter Bellisi su Gaggio Montano nell’Appennino Modenese e quelli di Massimo Turchi sulla vicenda più nota del famoso cercatore d’oro Felix Pedro (Felice Pedroni) da Fanano (Modena), celebrato per il suo ardimento e per aver gettato le basi per la fondazione della città di Fairbanks in Alaska, ora gemellata proprio con Fanano.

A proposito dei renazzesi, Borghi ha poi recitato in vernacolo locale alcuni passi di alcune “zirudele”, le famose filastrocche satiriche, raccolte in originale a Hartford (Connecticut) e Springfield (Massachusetts) durante i raduni conviviali degli anni cinquanta. Gentilmente messe a disposizione da Luigi Fabbri che ha pure mostrato un libro da illustrare con la copertina raffigurante Babbo Natale ricevuto in dono, sempre negli anni cinquanta, assieme a una pipa realizzata in granturco del Missouri. 

La storia dell’emigrazione da Renazzo non finisce qui. L’avvocato Claudia Tassinari ha ribadito la volontà di proseguire nelle ricerche, così come ha dato la propria disponibilità il parroco don Ivo Cevenini che puntualmente riceve richieste di informazioni sui propri antenati da parte dei discendenti dei renazzesi sparsi per il mondo.

Come sempre, il muschio non cresce sul sasso che rotola.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

3 giugno 2010

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