Le rimesse dei migranti sono gli aiuti più efficaci — Lombardi nel Mondo

Le rimesse dei migranti sono gli aiuti più efficaci

Secondo un dossier di Caritas/Migrantes, ogni anno vanno verso l’Asia 440 miliardi di dollari da tutto il mondo, una cifra in crescita nonostante la crisi. Dall’Italia le rimesse sono in calo, ma la colpa è dei costi delle transazioni

L’ammontare delle rimesse dei lavoratori migranti supera gli aiuti ufficiali allo sviluppo elargiti dalle istituzioni internazionali e nell’ambito dei programmi di cooperazione: in questo contesto l’Asia è il continente nel quale si indirizza la maggior parte dei flussi mondiali. A metterlo in evidenza è il dossier Caritas/Migrantes presentato nel corso di un convegno organizzato a Manila, nelle Filippine.

 

Nelle aree in via di sviluppo – scrive Alberto Colaiacomo nella sua relazione riprendendo dati della Banca mondiale – nel corso del 2010 sono arrivati 325 miliardi di dollari inviati da cittadini espatriati, una cifra pari al 10 per cento del pil. I trasferimenti internazionali di denaro sono tornati a crescere dopo una flessione del 2009, confermando come essi tendano “a rafforzarsi nelle fasi di recessione rappresentando per le economie dei paesi in via di sviluppo un flusso più stabile rispetto ad altre forme di mutualità internazionale”.

 

L’Asia è il continente verso cui si indirizza la maggior parte dei flussi mondiali (440 miliardi di dollari) e che vede l’India e la Cina, con circa 50 miliardi di dollari ognuna, come paesi che beneficiano dei maggiori introiti. Nelle Filippine (quarto posto assoluto) arrivano 21,3 miliardi di dollari. Particolare rilevanza, se raffrontati con i rispettivi pil, hanno i flussi monetari che giungono in Tagikistan (35,1 per cento del pil), Nepal (22,9 per cento) e Libano (22,4 per cento).

 

Come avviene anche negli altri paesi dell’Unione eueopea, le rimesse inviate dall’Italia sono in calo: nel 2010 è stata pari a 6,6 miliardi di euro, con una flessione del 5,4 per cento rispetto all’anno precedente: un aspetto – viene spiegato – dovuto, più che alle dinamiche legate alla congiuntura economica, alla normativa che tra il 2009 ed il 2010 si è più volte modificata abbassando il limite di invio fino ai duemila euro.

 

Nel corso dell’ultimo anno, l’Asia è il continente che più ha beneficiato delle rimesse originate dall’Italia (con 3 miliardi di euro, 47,4 per cento di tutti i flussi), seguono i paesi europei (27,4 per cento), l’Africa (12,5 per cento) e le Americhe (11,6 per cento). Tra tutti i paesi, la Cina è quello a cui viene inviato il maggior volume di rimesse con 1,7 miliardi di euro, seguito da Romania (800 milioni di euro), Filippine (712 milioni di euro) e Marocco (251 milioni di euro). Di rilievo anche i flussi inviati in Bangladesh (193 milioni), India (132 milioni), Sri Lanka e Pakistan (75 milioni cadauna). Le principali nazioni di destinazione mostrano, anche in questo caso, una riduzione annuale: per la Cina la variazione si attesta a -10,2 per cento, per le Filippine a -11,1 per cento e per la Romania a -3 per cento. Mediamente, nel corso del 2010, ogni straniero presente in Italia ha inviato nel proprio paese 1.500 euro annui. Il livello procapite sale molto nel caso dei cinesi che inviano in patria poco più di novemila euro a testa, dei filippini con 7.760 euro e dei senegalesi e bangladesi (rispettivamente 3.100 e 2.600 euro).

 

Il dossier Caritas/Migrantes segnala anche il fattore cruciale dei costi delle transazioni: a livello mondiale c’è stata negli ultimi due anni una diminuzione del costo medio di rimessa attraverso il settore bancario, passando dal 9,8 per cento all’8,7 per cento. In particolare, a livello italiano c’è il problema dello sbilanciamento verso gli operatori di money transfer che – viene spiegato – pur offrendo servizi veloci, capillari e disponibili in fasce orarie più ampie, praticano prezzi superiori rispetto al sistema bancario.

 

In questo contesto, i paesi asiatici, pur rappresentando i “corridoi” più utilizzati, continuano a ricevere le condizioni meno favorevoli, con un costo medio delle rimesse che ammonta al 18 per cento per la Cina, il 14 per cento per il subcontinente indiano e il 12,5 per cento delle Filippine.

 

Fonte: www.internazionale.it

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