Il Generale San Martin sarebbe potuto morire a Roma — Lombardi nel Mondo
Il Generale San Martin sarebbe potuto morire a Roma
L’Eroe dell’Indipendenza Americana, morì in Francia nel 1850 pero sarebbe potuto morire anche in Italia quattro anni prima.
Dal Libro “Historias inesperadas de la Historia Argentina” di Daniel Balmaceda, ho appreso che, José de San Martin, ebbe “sette vite”, come i gatti.
La prima, trascorre dal giorno della sua nascita -25 febbraio 1778- fino ai ventidue anni, quando era Tenente in Spagna e fu attaccato da due malviventi che lo lasciarono agonizzante sulla strada.
La seconda , fino ai trent’anni, quando stette proprio a punto di essere ucciso a Cadice (Spagna).
(Il 29 maggio 1808, quando San Martin era Capo della Guardia del Capitano Generale di Andalucía – Generale Solano – San Martin cerca di difendere la casa del suo comandante, dalla folla che intentava assaltarla, convinta che, Solano, collaborava con i francesi. Purtroppo e nonostante l’ingente sforzo ,San Martin non riuscì a salvarlo).
La terza dura appena un mese: nel trascorso della battaglia di Arjonilla contro i francesi, a capo dei suoi uomini, cadde a terra dal cavallo ma fu riscattato.
(L’allora Capitano San Martin intervenne attivamente nel combattimento di Arjonilla e il 23 giugno di quel tragico 1808, combatte pure nella battaglia di Bailén.
Ambi scontri bellici accaddero in Andalucía, presso la città di Córdoba. In Bailén, il 19 luglio, ebbe una distaccata partecipazione per cui ottenne non solo la decorazione ma anche la promozione a tenente colonnello e l’amicizia con il Generale Arturo Malet, Marchese di Coupigny.)
La quarta avviene nel combattimento di San Lorenzo (vicino a Rosario, Argentina), in cui ancora una volta rimase sotto il suo cavallo colpito a morte, e fu salvato.
(Alla prima carica, il cavallo di San Martin cadde stringendo la gamba del Colonnello. Il granatiere Baigorri ammazza il soldato spagnolo che cercava di raggiungere San Martin. Intanto il granatiere Juan Bautista Cabral scese e sollevò il cavallo liberando il suo comandante venendo ferito a morte. A poche ore del combattimento Cabral muore non prima di pronunciare le famose parole: “Muoio contento, abbiamo battuto il nemico”.)
Nel 1826 giunse la fine della sua quinta vita, a seguito del capovolgimento della carrozza in cui viaggiava attraverso l’Inghilterra.
La sesta finì a Roma una notte del mese di febbraio 1846. San Martin rimase immobile e teso da shock epilettico. Grazie al pronto soccorso dell’amico Gervasio Posadas, che gli inietta la medicina, sopravvive.
(Nel 1845, per motivi di salute, San Martin va in Italia -da Marseille- rimanendo trentatré giorni a Napoli. Bisogna dire che San Martin parlava oltre che lo spagnolo, l’inglese, il francese e l’italiano.
Nel 1846, San Martin si trasferiva da Napoli a Roma, coincidendo il suo soggiorno alla Città Eterna con la venuta di Pueyrredón e del figlio di Posadas. Dopodiché imbarcava per Marseille e da lì rientrava a casa Sua.)
La settima vita del Liberatore del Sudamerica fu il 17 agosto 1850, in cui la morte lo sorprese a Boulogne Sur Mer (Francia).
Jorge Garrappa Albani
Redazione Argentina
Portale dei Lombardi nel Mondo
jgarrappa@hotmail.com
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