I rimpatriati del 1970 potranno tornare in Libia — Lombardi nel Mondo

I rimpatriati del 1970 potranno tornare in Libia

Storico annuncio di Gheddafi: i ventimila espulsi 34 anni fa potranno visitare i luoghi in cui hanno vissuto. Cancellata anche la giornata della vendetta della Libia contro gli italiani

Ufficialmente dovevano parlare di come arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina che dalle coste libiche parte verso la terra promessa: l’Europa, l’Italia, la Sicilia, Lampedusa. Invece Berlusconi e Gheddafi nell’ultimo loro incontro, il quarto nel giro di dodici mesi, hanno annunciato due fatti di portata storica: la fine del divieto al ritorno come turisti dei venitmila italiani rimpatriati nel 1970 e la cancellazione del 7 ottobre, festeggiato dal regime di Tripoli come giornata della Vendetta contro il colonialismo italiano.

L’occasione per la visita, decisa ll’ultimo momento, è venuta dall’inaugurazione del grande gasdotto sottomarino fra Libia e Sicilia, 570 chilometri di condotte, una straoridnaria realizzazione dell’ENI che coprirà da solo il 10 per cento del fabbisogno energetico italiano.

Sulla piana di Mellitah, però, si è capito subito che si sarebbe andati al di là della pur importante intesa economica. Non una parola sulle carrette dei disperati, invece da Berlusconi la teatrale richiesta di consentire il ritorno di quanti dalla sera alla mattina vennero cacciati dalla Libia nel 1970. “Molti sono anziani – ha detto Berlusconi – e vorrebbero rivedere i luoghi nei quali sono nati, cresciuti e vissuti”.

Altrettanto teatrale la risposta di Gheddafi. “Chiedo al popolo libico di consentire questo ritorno”, ha detto rivolto ai rappresentanti dell’assemblea popolare presenti”. Applausi e grida ritmate sono la risposta, e Gheddafi non si ferma, annunciando che, d’ora in avanti, il 7 ottobre non sarà più festeggiato come giorno della vendetta della Libia verso l’Italia, ma sarà la giornata dell’amicizia fra i due paesi.

Ora gli esuli raccolti nell’AIRL (Associazione Italiani Rimpatriati dalla LIbia) attendono che dalle parole si passi ai fatti, anche perchè uno spiraglio sembrava essersi aperto già nell’ottobre 2002, e invece fu solo la presidente dell’AIRL, Giovanna Orru, a ottenere il tanto sospirato visto. Di risarcimenti per i beni confiscati, però, neanche l’ombra, nè allora nè oggi.

In ogni caso un passo in avanti è stato compiuto nel superamento del colonialismo. Gheddafi non ritiene ancora del tutto chiusa la partita dei danni causati dall’occupante italiano al suo paese, ma i rapporti con Tripoli sono più che buoni. Il colonnello ha riconosciuto che l’Italia è stata determinante nel superamento dell’embargo internazionale: “Voglio dichiarare al mondo – ha detto a Mellitah – che l’italia e la Libia sono amici e collaboratori, si scambiano le reciproche utlilità e non più le inimicizie”.

Luciano Ghelfi

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