Ecuador e il caso Assange — Lombardi nel Mondo

Ecuador e il caso Assange

Si complica lo scontro diplomatico sul caso Assange. Mentre a Londra continua il braccio di ferro tra il giornalista australiano, che resta chiuso nell’ambasciata dell’Ecuador circondata dalla polizia inglese che ha l’ordine di arrestarlo, tiene banco la minaccia di un’irruzione delle forze speciali.

Le autorità di Quito considerano il rischio «persistente», in base ad una legge dell’87 che sospende l’inviolabilità delle sedi diplomatiche in casi di eccezionale gravità, malgrado le rassicurazioni del capo del Foreign Office William Hague. Ieri il presidente del Paese sudamericano, Rafael Correa, ha alzato la voce rilanciando la sfida con toni retorici: «Non hanno ancora capito che in America Latina non permettiamo più i colonialismi?». La tensione resta alta anche con la Svezia. Il primo ministro Fredrik Reinfeldt ha reagito con forza all’accusa lanciata da Quito: se lo consegniamo Assange rischia di essere deportato immediatamente negli Stati Uniti, che potrebbero incriminarlo per spionaggio in merito alla divulgazione di 250mila dispacci della diplomazia americana, senza il minimo rispetto per i diritti della difesa. «È una posizione inaccettabile ed indegna», ha detto Reinfeldt all’agenzia di stampa Tt in una difesa a tutto campo dello stato di diritto nel suo paese. Schermaglie a parte, dal fronte diplomatico arrivano anche i segnali di una trattativa che potrebbe risolvere l’intrigo sul filo delle leggi internazionali. Dai contatti tra il Foreign Office e l’ambasciata situata al numero 3 di Hans Crescent nel quartiere di Knightbridge emerge che l’Ecuador sarebbe disposto a consentire l’estradizione del fondatore di WikiLeaks a Stoccolma, dove un giudice ha aperto un procedimento con l’accusa di stupro nei confronti di due donne, in cambio di un impegno formale a non trasferirlo in un Paese terzo da parte dei governi di Stoccolma e Londra e nello specifico gli Usa. «Questa potrebbe essere una via di uscita», confermano fonti inglesi. Intanto c’è grande attesa per l’intervento pubblico di Assange annunciato per oggi. Fino all’ultimo Wikileaks ha mantenuto il massimo riserbo sulle modalità dell’ultima sfida. «Non ho molti dettagli sul modo con cui accadrà», ha detto il portavoce dellorganizzazione, Kristinn Hrafnsson, precisando di non poter dire altro «per ragioni di sicurezza». Assange rischia di essere arrestato da Scotland Yard se mette piede fuori dall’ambasciata dove si è rifugiato il 19 giugno. O nelle parti in comune dell’edificio che, secondo il Foreign Office, non sono territorio diplomatico. La soluzione: urlare la sua verità dal balcone. Magari col megafono. Anche la diplomazia sta a guardare. Dopo il doppio appuntamento di ieri a Quito, l’Alleanza bolivarista per i popoli d’America e l’Unione delle Nazioni Sudamericane hanno espresso solidarietà all’Ecuador, l’attenzione si sposta a venerdì 24 agosto. A Washington si terrà un vertice straordinario dell’Organizzazione degli Stati americani. All’ordine del giorno: come garantire l’inviolabilità dell’ambasciata ecuadoriana nel Regno Unito.

Fonte: larena.it

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