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Un lombardo a studiare stelle… e strisce — Lombardi nel Mondo

Un lombardo a studiare stelle… e strisce

Nicola Sarzi Amadè è uno studente mantovano di Ingegneria Aerospaziale che sta preparando la tesi di laurea presso una prestigiosa Università della California. La sua testimoninnza sull’esperienza che sta vivendo ci ricorda che sono tanti i ragazzi lombardi impegnati nello studio all’estero.

Tutto e’ cominciato quando alla fine di Marzo ho chiesto al mio professore di endoreattori al Politecnico di Milano, professor Luigi De Luca, se c’era la possibilita’ di andare a fare la tesi in America, visto che studiare in America e’ sempre stato il mio sogno e ancora non ci ero stato nemmeno da turista. E’ chiaro che la meta preferita in generale e’ questa per chi studia in campo aerospaziale, sebbene ci siano buone agenzie industrie aerospaziali ormai in tutto il mondo, Europa compresa.
Dopo alcune email spedite dal mio professore a diversi suoi colleghi americani sparsi in diversi stati, la risposta positiva e’ arrivata, dopo un paio di settimane, dall’Universita’ della California, sede di Irvine, dai professori Sirignano e Dunn-Rankine.

 

Questi, una volta letto il mio curriculum, hanno deciso di darmi la possibilita’ di lavorare nei loro laboratori ad un esperimento molto interessante, il progetto di un sistema di raffreddamento a pellicola liquida per una camera di combustione in miniatura. Visto il valore dell’universita’, la cui sede piu’ nota al pubblico e’ Berkeley, e vista la zona, il sud della California, ho accettato al volo l’offerta.

Il mio stage e’ spesato solo in parte, ovvero solo la parte riguardante la costruzione e la lavorazione a macchina dei pezzi per l’esperimento, per le quali e’ il governo americano a pagare. Mentre per il vitto e l’alloggio e il biglietto aereo, hanno dovuto pensarci i miei genitori. Purtroppo e’ cosi’ in quanto ho chiesto di stare solo sei mesi, mentre bisogna in generale stare circa un anno per potere ricevere una borsa di studio dall’universita’.
In ogni caso, vale la pena di partire, e adesso che sono qui vedo di avere fatto bene.
Se pero’ mi avessero detto a cosa sarei andato incontro nel viaggio per andare in California, forse sarei partito in una data diversa dal 3 di Agosto 2004. Infatti il mio viaggio e’ stato un vero calvario, in quanto ho avuto circa trenta ore di ritardo all’aeroporto Heathrow di Londra, causa guasto all’impianto dei flaps dell’aereo e impossibilita’ di ripararlo al momento. Dopo piu’ di sei ore parcheggiati sulla pista siamo stati disimbarcati e riportati all’aeroporto, dove abbiamo ripreso le nostre valigie. Siamo stati forniti di un pass, dopo tre ore di fila, per dormire a spese della compagnia aerea in un hotel vicino all’aeroporto.
Il giorno dopo, dopo altre tre ore di fila per rifare il check-in, siamo partiti, con ulteriori sei ore di ritardo rispetto all’orario di partenza, totale: trenta ore.

Ma questo e’ stato solo l’inizio, in quanto per motivi che ancora non mi sono chiari le valigie di tutti i passeggeri non sono arrivate assieme all’aereo, ma con giorni e giorni di ritardo. In particolare le mie valigie sono arrivate, una dopo cinque giorni, e l’altra dopo ventisei giorni, al mio indirizzo americano.
Chiusa la parentesi del viaggio, per il quale sono stato risarcito dalla compagnia aerea, ho incominciato a pensare alla mia tesi e ad ambientarmi in un posto ancora assolutamente sconosciuto per me…

 

Le mie impressioni quando sono arrivato sono state subito positive. Guardandomi attorno, nel tragitto in pullman dall’aeroporto di Los Angeles a Newport Beach, non vedevo altro che palme altissime, ville bellissime, grandi spazi e tanto verde. Mi sono fatto subito una giusta idea del posto, nonostante fosse sera inoltrata. L’arrivo alla mia casa americana e’ stato un po’ scioccante in quanto appena entrato ho visto grossi pescioloni di plastica appesi alle pareti di casa e un ambiente piu’ simile ad un bar che non ad una abitazione. Infatti di fianco all’angolo cucina il mio stravagante padrone di casa ha disposto un tavolino sile ‘happy days’ con due divanetti anni 50′ e un juke box, senza parlare della vecchissima ma bellissima cabina del telefono piazzata tra il tavolo e i fornelli. Anche le luci soffuse e il finto morto di gomma sotto al divano contribuiscono a trasformare casa mia in un bellissimo pub malfamato. Tutto questo mi e’ piaciuto subito e mi ha fatto capire che la California e’ davvero un posto fuori dall’ordinario. Al mio arrivo ho conosciuto anche la mia vicina di stanza, Natzuco, una ragazza giapponese che lavora qui in California da cinque anni, e che con mio grande piacere e’ innamorata della musica operistica italiana.

Qui in California l’alternativa all’ affittare una camera puo’ essere il tradizionale appartamento condiviso con altri studenti, ma ho voluto provare questa esperienza e finora mi trovo bene. Il mio affitto mensile e’ di 475$ spese incluse, posso usare la cucina e fare quello che voglio in casa, ho completa liberta’. L’affitto puo’ sembrare alto, ma in realta’ e’ sotto la media della zona, che si aggira intorno ai 550$, e talvolta la camera che si trova e’ da condividere con un altro studente.
Solitamente mangio a pranzo fuori casa e ceno a casa, dove spesso preparo anche la pasta visto che non e cosi’ difficile da trovare al supermercato. Infatti in quasi tutti i supermercati si trovano le marche piu’ conosciute, non solo di pasta, ma anche di tortellini, ravioli e simili e di ragu’ che conosciamo tutti. Il riso, quello buono, invece e’ un po’ piu’ difficile da trovare, e il concetto di risotto e’ ancora sconosciuto praticamente a tutti, almeno nella vita di tutti i giorni. Chiaramente se si va nei ristoranti italiani, che sono diffusi ma un po’ carucci in generale, si puo’ trovare anche il risotto.
La principale fonte di cibo qui sono ovviamente i fast food, dove il piatto principale e’ l’hamburger. Nonostante quello che solitamente si pensa in Italia in base a certi pregiudizi, gli hamburger americani sono molto buoni, la carne e’ molto saporita, e il condimento e’ vario e gustoso. Effettivamente in Italia siamo abituati alle grosse catene di fast food dove il cibo e’ pessimo, mentre qui in California ci sono fast food che all’infuori dello stato americano non si trovano, nei quali la cura nella preparazione e’ maggiore. I principali fast food californiani sono i conosciutissimi ‘Jack in the box’, ‘Carl’s Junior’, ‘In&out’, ‘Wendy’s’, ‘Ruby’s’, ecc…

Vista poi la vicinanza col Messico, si trova anche una marea di ristoranti messicani, che, a differenza dei ristoranti messicani che ci sono in Italia, non mi sono piaciuti, a livello di cibo, in quanto non mi piace la ‘tortilla’ che fanno qui, ma a quanto pare tutti qui la pensano diversamente da me…
Anche in Universita’ c’e’ una buona scelta di cibo. Ci sono numerose mense sparse per il campus, le quali sono in grado di accontentare i palati di ogni nazionalita’ e cultura. Si possono trovare anche la pasta e le lasagne, che diventano discretamente accettabili dopo un po’ che ci si abitua a mangiarle.

 

Nicola Sarzi Amadè

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