L’inversione del concetto di diritto operato da molte associazioni per i diritti umani — Lombardi nel Mondo

L’inversione del concetto di diritto operato da molte associazioni per i diritti umani

In occasione della festa della Repubblica Brasiliana, 15 novembre, un selezionato numero di giuristi, membri del legislativo brasiliano e comandanti delle forze dell’ordine si sono riuniti per trattare di vari argomenti di ordine giuridico. Presente all’incontro ho avuto la possibilita di esprimere la mia opinione in merito. Di M. Stella

In occasione della festa della Repubblica Brasiliana, 15 novembre, un selezionato numero di giuristi, membri del legislativo brasiliano e comandanti delle forze dell’ordine si sono riuniti per trattare di vari argomenti di ordine giuridico.

 

 

 

Presente all’incontro ho avuto la possibilita di esprimere la mia opinione in merito al concetto di diritto trasmesso da numerose associazioni per i diritti umani.

 

Segue integralmente il mio intervento:

 

“Chi non ha doveri non può avere diritti” G.Mazzini

 

La nostra società, nonostante persistenti e gravi problemi d’ordine etico, è composta prevalentemente da cittadini che la integrano ed alimentano rispettandone le leggi.

Questi cittadini rappresentano il cuore ed il motore di una società che sta progredendo, anche se di forma incerta e irregolare, verso modelli sempre più giusti.

Questi uomini e donne sono coloro che si svegliano la mattina presto ed affrontano due o più ore di traffico per raggiungere il posto di lavoro, sono quelli che con il loro misero stipendio garantiscono un futuro ai figli, come sono coloro, piccoli e grandi imprenditori, che contribuiscono pesantemente al funzionanamento dell’economia nazionale. Questa maggioranza di cittadini è compora da lavoratori e tutti coloro che, inquadrandosi nelle leggi naturali e nelle leggi dello Stato, danno il proprio prezioso contributo alla formazione stessa di tutta la società. Sono loro che pagano, con una pressione fiscale da salasso, l’apparato politico, i servizi sociali e le infrastrutture. Sono loro che sudano, sono loro che si assoggettano a leggi spesso iniquie e oppressive, sono loro che pagano, ripeto, ed è in loro difesa che il diritto deve esprimensi. Il diritto dev’esser considerato come conseguenza all’adempimento di un dovere. Nessun diritto dunque a chi non compie prima il  proprio dovere.

Il diritto è il beneficio risultante dall’aver compiuto un dovere ed il dovere specifico è quello di esser parte funzionale della società. È dovere del cittadino rispettare le gerarchie naturali come occuparsi degli anziani ed educare i figli, è dovere del cittadino esser parte produttiva economicamente o intellettualmente della società e solo con l’adempimento dei doveri si entra nella schiera degli aventi diritti.

La ristretta minoranza, che per scelta o comodità di vita preferisce sovvertire l’ordine naturale, non sottostando al dovere, non deve beneficiare del diritto che con generazionale e quotidiano sacrificio i cittadini onesti hanno duramente conquistato.

È con uma  visione distorta e inquinata da postulati giacobini, che alcune associazioni per i diritti umani vogliono estendere il concetto di diritto a quegli individui che con la loro condotta criminale minano una società tradizionalmente fondata sul diritto derivante da un dovere.

Questa idea distorta ha contaminato a tal punto la società da far passare per normale il buonismo e la comprensione verso questi veri e propri agenti del male, che rallentano con la loro condotta l’evoluzione etica della società. Molti cittadini abbindolati dalla “teoria sociologica del poverino” hanno oggi la vista annebbiata al punto tale da non riuscire più a scorgere con chiarezza i pilastri fondanti della tradizione tra i quali il naturale e pertanto giusto concetto del diritto conseguenziale all’adempimento di un dovere.

Questa visione distorta ha creato l’idea secondo la quale i diritti dovrebbero esser estesi a quella piccola fetta di società che non contribuisce al corretto funzionamento della medesima, ha creato l’idea secondo la quale il diritto debba esser garantito anche a chi non compie il dovere. Secondo questa nefasta teoria gli stupratori, gli assassini, i ladri e tutta questa legione immonda ed infestante deve godere degli stessi diritti, senza aver compiuto previamente i doveri ai quali sono chiamati da leggi ben superiori a quelle dell’uomo.

Nulla di più sbagliato. Alimentare la “teoria sociologica del poverino” contribuisce ad espandere a macchia d’olio la parte marcia della società che vedendosi in un certo senso tutelata non altera in positivo il suo modo d’essere persistendo nell’errore.

Dall’altro lato è importante affermare che sanare, correggere gli individui che vivono fuori dalle leggi della tradizione è un dovere della società non perché sia un diritto da parte di chi sbaglia, ma perché al fine di progredire la società deve occuparsi di ogni suo singolo individuo.

La rieducazione è pertanto un obbligo morale della parte sana della società verso quella minoranza moralmente e  spiritualmente arretrata. Questa rieducazione, non derivante dunque da un diritto, ma da un dovere, non può basarsi sul concetto di buonismo perchè non è lenendo le pene che si sanerà la parte marcia della società, ma instaurando una serie di misure atte al reale e funzionale riscatto di quegli individui non allineati nel tradizionale concetto di dovere e diritto.

Le associazioni pe i diritti umani, che sono più preoccupate con il moderare l’asprezza delle pene o la forma di approccio delle forze di polizia nei confronti degli agenti del male, stanno operando contro quella grande fetta di popolazione che compiendo il proprio dovere e pertanto partecipando attivamente al progresso morale della società, vive in balia di una minoranza criminale indirettamente spalleggiata da quste putroppo numerose associazioni.

Chi sbaglia non ha diritto alla rieducazione, è la società che ha il dovere di rieducare. Anche se il risultato è il medesimo cambia l’approccio, cambia il concetto che ispira questa azione.

La società non può e non deve lenire le pene, che devono esser severe e realmente rieducative. Sono da bandire indubbiamente la pena di morte e l’incarcerazione in strutture non adeguate alla rieducazione, come allo stesso modo sono da bandire l’impunità di certe categorie e la depenalizzazione di reati contro le leggi naturali, un chiaro ed indiscutibile esempio è l’aborto.

La società deve camminare verso un più maturo ed etico progresso e va tenuto in considerazione che ciò può avvenire solo ed esclusivamente se la parte sana di questa aiuta quella meno sana a progredire perché l’evoluzione spirituale non è un percorso individuale bensì collettivo.

La via della tradizione è la via direttamente relazionata alle leggi naturali, quanto più il legislatore modella le leggi umane a somiglianza di quella naturali, scritte nella tradizione, maggiori saranno le possibilità di accelerare il progresso spirituale della società.

 

Rio de Janeiro XV. XI. MMX

 

Marco Stella

Portale dei Lombardi nel Mondo

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