L’Operaio Italiano: una monografia di grande valore — Lombardi nel Mondo

L’Operaio Italiano: una monografia di grande valore

Il libro, presentato ufficialmente il 27 giugno in Regione Lombardia, è stato scritto dallo storico Luigi Rossi e edito dall’Associazione Mantovani nel Mondo. Scoprine i contenuti.

Presentiamo la monografia, patrocinata dalla Regione Lombardia, dedicata al periodico sindacale in lingua italiana dei Liberi Sindacati Tedeschi L’Operaio Italiano (Amburgo, 1898-1914). Il giornale era destinato agli immigrati italiani operanti nell’area di lingua e cultura tedesca.

 

Con le celebrazioni del Cinquantenario dell’Anwerbevertrag (1955-2005) si è constatato in più sedi e occasioni l’importanza e la necessità di rimarcare la storia dell’antica presenza italica e italiana nell’area di lingua e cultura tedesca. I luoghi deputati a tale attività formativa / informativa risultano le scuole (primarie e secondarie), le università e le associazioni culturali sia italiane che autoctone. Come iniziative e progetti legati alle programmazioni degli assessorati alla cultura locali e alle istituzioni italiane operanti in Germania. Diversi progetti hanno sottolineato la necessità di “riscoprire” la nostra storia: mostre, CD-rom, iniziative che hanno coinvolto studenti e scolari di origine italiana e non. La monografia de L’Operaio Italiano, periodico in lingua italiana dei Liberi Sindacati tedeschi (1898-1914), è tra i maggiori ricuperi storico-culturali degli ultimi decenni. L’opera è stata curata dallo storico Luigi Rossi, rodigino residente a Bochum, autore di rilevanti ricerche sulla presenza italica e italiana nell’area di lingua e cultura tedesca.

L’Operaio Italiano ci aiuta a far luce sugli sforzi diretti all‘organizzazione delle masse e delle tensioni degli emigranti italiani. Il periodico dei Liberi Sindacati tedeschi sarà, per più di quindici anni (1898 – 1914), un punto di riferimento per gran parte degli immigrati italiani nell‘area di lingua e cultura tedesca. Esso offrirà una continua e incessante azione didascalica, impegnandosi su temi e realtà che, tra il proletariato di fine Ottocento-primo Novecento, mietevano migliaia di vittime. Mentre le polemiche avviate, sia verso i rappresentanti di quelle forze politiche ed economiche che dall‘emigrazione traevano i maggiori profitti, che verso forze sociali tendenti a controllare e contenere le tensioni che l‘emigrazione porta con sé, non saranno mai fini a sé stesse o sterili. Lo studio è basato sui numeri disponibili de L‘Operaio Italiano, considerato «pubblicazione molto pericolosa». 

La ricchezza de L‘Operaio Italiano è nella sua lunga testimonianza e impegno a favore degli immigrati italiani, per la costituzione d‘una forte unità operaia e un‘integrazione da compiersi sul posto di lavoro. Una chiave che ci permette di conoscere l‘emigrazione non solamente come fenomeno di natura socio-economica, ma fenomeno socioeconomico che cambia modi di vita, anche secolari. Che trasferisce e rimodella culture, anche millenarie. Che ci riporta a contatto con popolazioni sradicate e, grazie alle relazioni invernali dai luoghi di propaganda, mettiamo piede nei siti di partenza. Conosciamo paesi e borghi, cittadine e città. Piazze, circoli, Case del Popolo. Persino chi, nei luoghi d‘origine, cerca d‘arginare e contrastare informazione e propaganda. L‘Operaio Italiano testimonia che, grazie all‘emigrazione italiana, non solo quella diretta nell‘area tedesca, il Paese entrò in «contatto con la moderna civiltà industriale, con una società nuova e pervasa da fermenti libertari, con una più moderna e consapevole visione dell‘uomo come individuo capace di prendere atto dei propri diritti sia di singolo cittadino, sia di parte concreta e cogitante di una più ampia collettività». Salta agli occhi, immediato, il rimando al sindacalismo e all’impegno civile negli Stati Uniti e nel Sud America e alla denuncia di sfruttamento di minatori, braccianti, operai e operaie. A personaggi come Joe Ettor, Arturo Giovannitti, Efrem Bartoletti (solo per fare qualche nome). Alle riviste e pubblicazioni che fioriscono in quegli anni Oltreoceano

La monografia L’Operaio Italiano (1898-1914), la cui introduzione storica, curata da Marco Pezzoni, approfondisce in modo esemplare personaggi e movimenti politici e sociali dell’epoca, focalizza la plurisecolare presenza lombarda nell’area di lingua e cultura tedesca. Tra le città e aree lombarde toccate a più riprese dagli inviati e propagandisti del periodico, troviamo: Varese (e provincia, 1912); Como (e provincia, 1912); Brescia (e provincia, 1912); Bergamo (e provincia, 1912); la Valtellina (1912); Lecco (e provincia, 1913); Brescia (e provincia, 1913); Val Camonica (1913); il gallaratese (1913); il varesotto (1913); una lunga relazione dall‘Ufficio Emigrazione di Bergamo (1913) e una relazione riassuntiva delle campagne per il 1914. I centri minori e maggiori delle province visitate sono centinaia. Grazie a queste relazioni abbiamo, forse per la prima volta, la possibilità di dare uno sguardo a strutture sociali ed economiche all’origine del fenomeno dell’emigrazione lombarda di massa nell’area tedesca nel primo Novecento.

Il periodico L’Operaio Italiano è anche una fonte documentaria di grande interesse per altre aree geografiche italiane (Piemonte, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna, Liguria, Marche…). Rilevante è la denuncia dei padroncini e fornaciai friulani. La prima parte della monografia tocca i seguenti aspetti: Il fenomeno de L‘Operaio Italiano; Immigrati italiani nei Liberi Sindacati tedeschi tra 1898 e 1914; Contenuti, messaggi e rubriche; Il linguaggio de L‘Operaio Italiano; L‘Operaio Italiano e l‘altra stampa d‘emigrazione; L‘Operaio Italiano e i suoi lettori; Rapporti tra L‘Operaio Italiano e la stampa italiana d‘emigrazione nell‘area di lingua e cultura tedesca; Immigrati italiani nell‘area tedesca (fine 1800 -1914); Il problema degli alloggi; Italiani, immigrati e criminalità; L‘inferno dei lavoratori; Il buon cuore di padron Krupp; Campagna contro l‘alcolismo; Interventi per l‘istruzione e contro l‘analfabetismo; Il pacifismo.

Nella seconda parte vengono riportate le relazioni apparse su L‘Operaio Italiano relative alle campagne di propaganda e informazione tenute nei mesi invernali in molti paesi e città lombarde (e non solo).

 

Grande sorpresa destano informazioni storiche e culturali, offerte da conferenze, articoli o prodotti come l’ultimo CD-rom bilingue didattico-informativo a cura dei Comites di Dortmund e Colonia, che rimandano alla presenza “lombarda” nel periodo medievale e a personaggi che appartengono alla storia europea, come i bergamaschi Tasso, la dinastia comasca dei Brentano, quella valtellinese dei Grillo, l’opera dell’artigiano – stuccatore varesino G. A. Bossi (solo per riportare alcuni nomi). Ciò sollecita la creazione di “occasioni” che possano mettere in rilievo questa antica “coabitazione” di carattere sociale, economico e culturale, in modo da interessare i media e coinvolgere maggiormente la cittadinanza tedesca, riunendo quei cittadini d’origine lombarda che risiedono nell’area dell’evento.

 

La monografia dedicata a L’Operaio Italiano è il primo frutto del progetto “Lombardia – Germania nel corso dei secoli ” avviato dall’Associazione Mantovani nel Mondo. Altri ne potrebbero seguire, riservando particolari sorprese sulla ricca e antica presenza lombarda nell’area di lingua e cultura tedesca. Un invito alla creazione di “occasioni” che possano mettere in rilievo una plurisecolare “coabitazione” di carattere sociale, economico e culturale che ha plasmato dinastie del calibro dei bergamaschi Tasso, dei comaschi Brentano, dei valtellinesi Grillo e infiniti personaggi  attivi nei settori dell’arte, della politica, commercio e artigianato.

 

Puoi anche leggere la pagina dedicata al libro sul sito dell’editore

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