Nuova Zelanda, è allarme ambientale per fuoriuscita di greggio — Lombardi nel Mondo

Nuova Zelanda, è allarme ambientale per fuoriuscita di greggio

Si lotta contro il tempo per evitare il rischio ambientale causato dalla nave conteiner Rena, incagliata nella Bay of Plenty al largo del porto di Tauranga, a nord della Nuova Zelanda

Sydney, dal 10 ottobre 2011 è lotta contro il tempo per estrarre 1700 tonnellate di petrolio pesante dal carico della Rena, nave container di 236 metri che nei primi giorni del mese si è arenata nella barriera corallina della Bay of Plenty, al largo del porto di Tauranga, nell’isola del nord della Nuova Zelanda. Nella zona, spesse bolle di petrolio fuoriuscite dallo scafo cominciano a raggiungere le spiagge della costa. Un pericolo anche per la barriera corallina della Bay of Plenty, molto importante per la salvaguardia dell’ambiente, in particolare per la fauna marina Astrolabe che vi prospera: anemoni di mare, spugne multicolori, pesci, pinguini blu, foche e procellarie potrebbero sparire come parte degli uccelli marini, trovati cadavere nelle vicinanze della nave o totalmente ricoperti di petrolio. Si stanno ancora appurando cause dell’incidente e della perdita nel mentre le autorità neozelandesi e gli ambientalisti sono molto preoccupati e temono un disastro ambientale di notevoli proporzioni. Intanto le autorità hanno sorvolato in elicottero la zona per conoscere la verità sui fatti che hanno portato la nave a urtare i banchi corallini. La Rena, del gruppo armatoriale greco Costamare Inc. risulta registrata in Liberia e carica per trequarti di 2100 container e 1700 tonnellate di carburante pesante. Al momento del disastro si trovava a 22km dal porto di Tauranga. A bordo del cargo non si segnalano morti o feriti tra i 25 membri di equipaggio ma consistenti danni allo scafo che presenta una vistosa falla che ne ha compromesso l’assetto, inclinandola nei primi giorni di 12 gradi, ora di 25 gradi. Una situazione che si spera possa risolversi nel più breve tempo possibile anche grazie ai 250 tra addetti e specialisti facenti parte i soccorsi provenienti da Australia, Gran Bretagna, Olanda e Singapore, impegnati nelle operazioni di pompaggio, raccolta e contenimento del petrolio anche se nel frattempo il danno ecologico continua a crescere. L’armatore ha garantito un aiuto economico nelle attività di pulizia delle coste, preoccupato per le molte specie a rischio. Al momento solo il 15% circa delle tonnellate di petrolio presenti nei serbatoi della nave è stato pompato. Il peggioramento delle condizioni climatiche indurisce il carburante e le pompe non riescono appieno a svolgere la funzione d’aspirazione. Se prima era il mare mosso, ora il nemico più temuto dai soccorsi sembra essere proprio il freddo pungente che sta rendendo il greggio all’interno dei serbatoi troppo denso e solido. Giorni fa, una forte tempesta con onde alte più di 5 metri aveva costretto l’equipe di esperti giunti sul luogo del disastro ad abbandonare il cargo che ora rischia di spezzarsi e affondare; infatti, nella chiglia, oltre la grossa falla sono presenti altre fratture che potrebbero portare il cargo a spaccarsi in due tronconi e inabissarsi. Il pessimismo aumenta anche perché la marea nera di 300 tonnellate di carburante ha già invaso almeno 60 km di spiagge immacolate e causato la morte di moltissimi esemplari della fauna neozelandese. Le associazioni ambientaliste, da subito al lavoro, cercano di limitare al minimo i danni ma se il freddo s’inasprisce, le pompe si bloccano e allora sarebbe un dramma davvero incalcolabile. Le autorità confermano che la Rena, adagiata sul reef, è in una posizione precaria e le squadre di soccorso si preparano a praticare dei buchi nello scafo per accedere ai serbatoi, in cui si trovano tonnellate di carburante. Le squadre lavorano per installare attrezzature e piattaforme sulla parte alta della poppa della nave nell’intento di ottenere una superficie pianeggiante su cui lavorare: “C’è qualche speranza – ha commentato Matthew Watson della società di salvataggio Svitzer – potrebbero riuscire a iniziare a pompare carburante ma non possiamo dare dei tempi certi perché quella nave è davvero molto pericolosa anche se c’è un ragionevole grado di fiducia che i serbatoi siano intatti e tengano. La sensazione per tutti noi, rispettosi dell’ambiente, della fauna e flora, è che comunque la barriera corallina sia ormai contaminata e lo sarà per anni. (Fonte e foto: Ansa; Reuters)

 

di Maurizio Pavani

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