Terzo dibattito alle presidenziali americane — Lombardi nel Mondo

Terzo dibattito alle presidenziali americane

Il terzo dibattito tra il presidente Obama e Romney ha chiuso la serie di incontri-scontri che hanno chiarito le posizioni dei due contendenti ma ovviamente detto molto poco su come l’elettorato americano deciderà di votare

A parte ciò che gli analisti assorbono, ritengo che di questo ultimo faccia a faccia sulla politica estera resterà soprattutto la battuta di Obama sulla consistenza della marina americana. A Romney che notava come la flotta USA sia allo stesso livello del 1916, Obama ha replicato che il Paese dispone adesso anche di meno baionette e cavalli, aggiungendo sarcasticamente che adesso siamo dotati di quegli aggeggi che si chiamano portaerei su cui atterrano i jet, e che poi ce ne sono altri che navigano sott’acqua e che si chiamano sottomarini atomici.”

Romney, ormai abituato da tanti contrasti, a incassare di brutto non ha fatto una piega, ma Obama è sembrato più a  suo agio di Romney e di avere  una visione planetaria apparentemente più precisa e diretta dell’avversario, anche se non sono soltanto le battute a cambiare le intenzioni di voto.

Tuttavia la potenza della marina non è da sottovalutare, considerando che la Cina ha appena varato la sua prima portaerei affacciandosi al mondo esterno anche militarmente, dopo averlo fatto commercialmente e non solo soprattutto nei Paesi con disponibilità di materie prime sia in Africa sia in America latina.

Indubbiamente l’America si trova di fronte a uno scenario mondiale in continua evoluzione, e non riesce più a capire chi e quanti siano davvero i suoi amici. La politica del pugno di ferro può anche pagare, ma sempre fino a un certo punto perchè nel mondo attuale non è più possibile schiacciare nessuno, e la cooperazione pacifica è alla base di tutto. La diplomazia può non arrivare dappertutto, ma soltanto con le trattative si possono risolvere o attenuare i problemi. Le armi, Afghanistan e Irak insegnano, non hanno prodotto niente di buono ma solamente esasperato le divisioni interne, lasciando sul campo troppe vite umane.

Romney ha una sua visione della politica americana che sembra non includere l’Europa, o meglio, darla troppo per scontata e giustamente vorrebbe un maggior interesse americano verso il Sudamerica che Obama ha lasciato scoperto, e dove non ha risolto le pendenze di vario genere in atto. Ad esempio e non solo, il Messico con le difficoltà in campo migratorio e la droga; il Venezuela di Chavez sempre più lontano così come Cuba, Bolivia, Perù. Situazione insostenibile vista la vicinanza territoriale e il crescente numero di immigrati che hanno prodotto di fatto la seconda lingua nazionale americana.

In sintesi, Obama ha attaccato Romney pensando di sconfiggerlo sonoramente, ma ha trovato un avversario che ha preferito lasciarlo sfogare, al limite dell’educazione per un Presidente e gli ha dato ragione quando era il caso e non ha oltrepassato la soglia delle ritorsioni.

I colpi di fioretto, anche brutali,continueranno adesso sugli spot elettorali e sulla stampa, ma siamo davvero sicuri che i votanti saranno sempre e solo influenzati dalle televisioni, dagli analisti e dai giornali?

In campagna elettorale tutto viene gonfiato come il caso della ragazza afro americana che sembra si sia appiccata il fuoco da sola, fatto che se fosse stato davvero opera del KKK avrebbe innescato momenti di furore etnico, oppure i vari distinguo dei repubblicani in tema di aborto che non favoriscono la conquista dell’elettorato femminile che, comunque, era già lontano dalle loro posizioni.

Eccoci dunque agli sgoccioli di una contesa che vede un Paese alle prese con problemi reali quali la sanità pubblica e l’istruzione non facilmente risolvibili in uno scenario complicato da una ripresa economica invisibile e dalla sempre più lenta integrazione della massa di nuovi immigrati legali e illegali che stentano a capire che cosa significhi davvero il “sogno americano”.

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

28 ottobre 2012

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