Esiste una “Mafia Montessori”? — Lombardi nel Mondo

Esiste una “Mafia Montessori”?

Lo scrittore, imprenditore e giornalista del The Wall Street Journal, Peter Sims, ha parlato della “Mafia Montessori”, per far riferimento al gruppo di vincitori e famosi come i fondatori di Google, Amazon, Sin City e Wikipedia formatosi con il famoso metodo della marchigiana Maria Montessori. Di Jorge Garrappa

Che cosa hanno in comune i fondatori di Google, Amazon, Sin City e Wikipedia? A parte il fatto di essere imprenditori di successo, legati al mondo della tecnologia ed internet?

Che, sia Larry Page, Sergei Brin, Jeff Bezos, Will Wright o Jimmy Wales, frequentarono gli istituti Montessori.

Questo método d’insegnamento fu creato tra fine del XIX e principi del XX mo. Secolo dalla scienziata e insegnante italiana Maria Montessori.

Le sue idee dilagarono rapidamente in tutto l’Occidente e numerosi paesi aprirono istituti influenzati da esse.

Adesso, quasi un secolo dopo la sua nascita, questa filosofia educativa -centrata nel bambino anziché nell’insegnante- sembra di aver avuto grande successo presso l’elite più innovativa del mondo.

Infatti lo scrittore, imprenditore e giornalista del The Wall Street Journal, Peter Sims, ha parlato della “Mafia Montessori”, per far riferimento al gruppo di vincitori e famosi diplomati dalle loro aule (ai già menzionati dovremo aggiungere, tra l’altro, la cuoca Julia Child, il “rapper” Sean “P. Diddy” Combs, il Nobel colombiano Gabriel García Márquez, l’architetto argentino Clorindo Testa, l’illusionista David Blaine, il guru del management Peter Drucker e la ragazza vittima dell’Olocausto Ana Frank.

Quella che fu la prima donna a praticare la medicina in Italia dedico anni ad osservare come imparavano i bambini, specie durante la prima infanzia.

Maria Montessori ha concluso che imparano meglio e più rapido se trovano un intorno idoneo, adatto ai loro bisogni specifici, collaborativo, di dialogo e che motiva, in cui contino i diversi livelli di sviluppo e promuova la curiosità e la sperimentazione.

Qualità sempre presenti nelle filosofie aziendali come Google. Il proprio Brin riconosce le somiglianze, e per tanto l’influenza della sua educazione.

“Montessori davvero t’insegna a fare le cose per conto tuo, al tuo ritmo e tempo”, dichiara nel libro di Steven Ley In The Plex: How Google Thinks, Works, and Shapes Our Lives, secondo Alex Beam del Boston Globe.

E aggiunge: “Era un’atmosfera molto divertente, come Google”.

Wright ammette pure l’effetto che ha avuto nel suo sviluppo professionale questo método d’imparare allontanato dai programmi fermi ed esigenze di unanimità in aula. “Montessori m’insegnò l’allegria che produce la scoperta”, ha detto in alcune occasioni.

Alla luce di queste rivelazioni, Sims si chiede se ci sarà qualcosa nel método Montessori che favorisca la creatività e l’inventiva.

Per il presidente dell’Associazione Montessori in Spagna, María Jesús Abaroa, non c’è dubbio. “Una scuola Montessori (come quella di Madrid, Zaragoza o Gerona) promuove il benessere degli alunni, la loro immaginazione e creatività nell’imparare”, dice.

“In una classe Montessori, a differenza di un’altra tradizionale, i bambini stanno sempre facendo delle cose, anche se non tutti fanno le stesse attività. Stanno tutti molto attivi e non si urla”, afferma.

Tra gli altri particolari, in un’aula adatta al método ci sono fatti apposta, un sacco di materiale didattico, alunni lavorando da soli o aggruppati in diversi progetti, più mobilità e ordine.

Allievi avanzati insegnano ai più piccoli e molta libertà all’ora di continuare i lavori più grati anche se si debbano posporre altri del curricolo scolastico.

Questa corrente parla anche dei “periodi sensitivi” con caratteristiche particolari e diversi bisogni educativi tra la nascita e i sei anni.

D’altronde divide la fanciullezza e la gioventù in tappe di sei anni: la prima si chiama Mente assorbente, fra i sei e dodici del ragionamento, l’immaginazione e la memoria, dai dodici ai diciotto della formazione della personalità sociale e fra i diciotto e ventiquattro della vita reale.

Sims punta che la maggior parte delle scuole lascia poco spazio alla prova e l’errore, i progetti personali e la sperimentazione, invece si mette l’enfasi nell’ottenere delle risposte corrette e lezioni memorizzate.

Come dice lo scrittore, può darsi che per la maggioranza sia troppo tardi per iscriversi a una scuola Montessori, pero non lo è per cambiare il modo di pensare e questionare se stesso e all’ordine stabilito ed imparare a fidarsi delle proprie idee ed istinto.

A qualcuno gli è andata bene, vero?.

Comunque mi pare un po’ troppo pensare solo che quella dolce vecchietta ritrattata sulla banconota da 1000 lire, sia stata “capomafia” dell’educazione di eccellenza.

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo–13/09/2011

jgarrappa@hotmail.com – jgarrappa@arnet.com.ar

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