Apertura dal governo italiano: Tobin Tax: finora solo 5 stati a favore di cooperazione rafforzata — Lombardi nel Mondo

Apertura dal governo italiano: Tobin Tax: finora solo 5 stati a favore di cooperazione rafforzata

Finora sono cinque i governi che si sono pronunciati chiaramente e formalmente a favore dell’introduzione di una tassazione delle transazioni finanziarie nell’ambito di una ‘cooperazione rafforzata’.

Oltre a Francia e Germania, che hanno chiesto ai ministri finanziari degli altri paesi di esprimere la loro posizione nella prossima riunione Ecofin martedi’ a Lussemburgo, si tratta di Portogallo, Belgio e Austria. Perche’ la Commissione Ue possa presentare una proposta per una ‘cooperazione rafforzata’ occorre che si pronuncino a favore almeno nove governi.

L’attesa e’ che l’idea viene considerata positivamente da 13 paesi.

Ci si aspetta che nella riunione di martedi’ escano allo scoperto diversi ministri. Fonti Ue hanno indicato che della rosa dei favorevoli, pur con alcuni ’se’ e ‘ma’, alla tassazione sulle transazioni finanziarie fanno parte Finlandia, Spagna, Grecia, Italia, Slovenia, Polonia, Romania ed Estonia. La posizione italiana resta di apertura, ma nei mesi scorsi il governo Monti ha preso ultimamente tempo per esplicitare una posizione.

Monti ha sempre dichiarato di preferire una decisione a 27, poi vista l’impossibilita’ di un accordo generalizzato, ha indicato che cio’ non e’ un buon motivo per stare fermi. Quindi via libera alla decisione tra i paesi ‘che ci stanno’. Solo che c’e’ il problema dell’Eurozona: non tutti i paesi euro sono d’accordo, a cominciare dall’Irlanda.

A fine giugno, quando e’ cominciato il confronto sulle misure per raffreddare gli ’spread’, Monti aveva collegato strettamente i due ‘dossier’ affermando che l’Italia potrebbe prendere in considerazione la ‘cooperazione rafforzata’ aderendovi “solo se anche per altri aspetti, come la politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli sovrani, ci fosse una cooperazione rafforzata e ci si muovesse a un livello di cooperazione maggiore e a piu’ di una dimensione”. Ora che la questione degli interventi anti-spread e’ risolta (nel senso che gli strumenti ci sono e c’e’ pure il via libera Bce) si tratta di vedere se il ministro dell’economia Vittorio Grilli chiarira’ le cose. Sul tavolo c’e’ la proposta della Commissione di una imposta dello 0,1% sul trading di azioni e bond e dello 0,01% sulle transazioni sui derivati.

Per superare l’”impasse” a causa della dura opposizione britannica alla proposta, la Germania a marzo aveva proposto un “passaggio intermedio” per procedere successivamente verso una tassazione delle transazioni finanziarie piu’ completa allo scopo di realizzare “tempestivamente” una forma di imposizione. Berlino pensava a una imposizione modellata sulla base delle tassazioni gia’ previste a Londra e Parigi.

Nel caso del Regno Unito si tratta dell’imposta di bollo sulle transazioni quando vengono acquistate azioni di una societa’ britannica o registrata nel Regno Unito, una opzione di acquisto di azioni o di diritti che derivano da azioni gia’ detenute o di interessi su azioni (sul ricavato della vendita). La reazione britannica fu immediata: se volete copiare la nostra tassa ne siamo contenti, ma non daremo mai il via libera a una decisione fiscale a livello Ue.

di Redazione postato il 05/10/2012 ore 14:48

 

 

 

 

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