Liceali con la valigia, ora la meta top è la Cina — Lombardi nel Mondo

Liceali con la valigia, ora la meta top è la Cina

I dati di Intercultura: boom di richieste. Tra le nuove destinazioni in crescita Russia e Sud America. In calo Usa e Gran Bretagna. Eccoli i ragazzi della sempre più numerosa avanguardia di studenti italiani, tra i 16 e i 18 anni, che la valigia per l’estero se la fanno già al liceo, anticipando i tempi degli stages universitari oltre frontiera

Ettore Ismael Borghetto frequenta il quarto anno dell’istituto d’arte Calcagnadoro di Rieti ma per un anno ha studiato a Zhengzhou, in Cina ed è rientrato con le idee molto chiare: “E chi ce la fa più a stare in Italia? Mi iscriverò in Lingue orientali e appena possibile mi trasferirò in Cina”. Federica Bianchi è tornata al liceo scientifico Marconi di Parma dopo sei mesi trascorsi a Potharam in grado di farsi capire in thailandese, Edoardo Matteuzzi ha lasciato lo scientifico Pontorno a Firenze per Kazan in Russia, Carolina Cittone, da Ahmedabad in India, è rientrata allo scientifico Severi di Milano “con una marcia in più”. Andrea Santangelo, dopo tre mesi a Ottawa, il liceo classico Garibaldi di Palermo l’ha ritrovato occupato come buona parte degli istituti superiori d’Italia in lotta contro la riforma Gelmini e se pensa che il suo “fratello” canadese, in arrivo in Italia, per tre mesi frequenterà la scuola italiana in un’aula senza finestre, in un vecchio palazzo, senza strutture e senza palestra, si vergogna un po’. “Mitchel – dice – ha visto le foto della mia scuola ed è rimasto impressionato, mi ha chiesto in che cosa investe il governo italiano. In Canada è tutto diverso: le scuole hanno fondi e servizi per gli studenti a mai finire e il sistema è tale che ogni studente si costruisce il suo percorso, si orienta da subito verso una specialità, ha la possibilità di applicare quello che studia. È un sistema di istruzione premiale che spinge gli studenti a dare sempre il meglio. Anche per questo tornando in Italia ho pensato che valesse veramente la pena lottare per la nostra scuola così mortificata”.

Eccoli i ragazzi della sempre più numerosa avanguardia di studenti italiani, tra i 16 e i 18 anni, che la valigia per l’estero se la fanno già al liceo, anticipando i tempi degli stages universitari oltre frontiera. I ragazzi che grazie ai programmi proposti da organizzazioni come Intercultura, Wep, Comenius hanno scelto di lasciare le scuole italiane al quarto anno, il meno complesso, sono sempre di più. Il nuovo trend è un periodo di studio lungo, da un minimo di tre mesi all’anno intero, in altri continenti, dal Nord America all’Australia e, a sorpresa, sempre più spesso in Asia. Esperienze che vanno ben oltre lo studio della lingua e hanno come obiettivo quello di far conoscere ai ragazzi altri modelli educativi e di istruzione.

Qualche numero: nel 2010 sono stati 4200 i liceali che hanno scelto di frequentare scuole estere: dei 1383 studenti partiti solo con Intercultura, il 53 per cento ha scelto di stare fuori l’intero anno scolastico, il 39 per cento ha scelto i programmi trimestrali e l’8 per cento il semestrale. Cifre in netta crescita di anno in anno. Per il 2011 si prevedono diecimila partenze. Ma la vera sorpresa è la nuova tendenza delle mete più ambite, l’Asia, dalla Cina all’India alla Russia. Molto richiesti anche i paesi del sud America mentre cala la richiesta verso le mete più tradizionali, Stati Uniti e Australia che restano comunque in cima alla classifica assoluta.

Per consentire ai ragazzi di andare all’estero al liceo le famiglie italiane mettono mano in maniera consistente al portafoglio: per un programma trimestrale ci vogliono almeno 6 o 7mila euro che raddoppiano se si passa fuori l’intero anno, anche se nel 2010 il 70% dei ragazzi partiti, con un merito alto, ha usufruito di borse di studio.

Gli studenti vengono ospitati in famiglia e frequentano scuole pubbliche o private seguendo corsi di studio il più vicino possibile ai loro. Purtroppo i prof italiani non sempre li sostengono: i più illuminati li seguono via computer aiutandoli a tenersi al passo con le materie del curriculum scolastico, che poi al ritorno in Italia dovranno recuperare con un esame integrativo. La normativa italiana prevede infatti il riconoscimento degli studi all’estero. “Non vogliamo secchioni, ma ragazzi con buon profitto e molti interessi – dice Stefano Ruffino, animatore di Intercultura – ogni anno riusciamo a mettere a disposizione borse di studio per 4 – 5 milioni di euro. Il valore è uscire dalla gabbia. Questi ragazzi capiscono che per costruire il loro avvenire non basta più padroneggiare il loro mondo, bisogna conoscere anche gli altri con cui viviamo gomito a gomito”.

Ettore Borghetto, ad esempio, dopo un anno in Cina il suo mondo non lo vuole più. “Me ne andrò appena possibile. Quella è la nuova potenza, la grande cultura, la tecnologia, la modernità. Lì a scuola si costruisce il proprio futuro, dall’alba alla sera, con i prof un rapporto universitario, esami continui. Quella è la scuola del merito”. 

 

ALESSANDRA ZINITI

 

http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/27/news/liceali_valigia-10606229/

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