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Repubblica Democratica del Congo, riflessioni del missionario Antonio Trettel — Lombardi nel Mondo

Repubblica Democratica del Congo, riflessioni del missionario Antonio Trettel

“L’Unità nazionale della Repubblica democratica del Congo (Rdc) non è un’utopia. Sono convinto, al contrario, che essa esiste ormai chiaramente nella mentalità-cultura dei congolesi”

“L’Unità nazionale della Repubblica democratica del Congo (Rdc) non è un’utopia. Sono convinto, al contrario, che essa esiste ormai chiaramente nella mentalità-cultura dei congolesi, e che è stata proprio essa uno dei fattori più solidi e positivi che hanno fatto fallire finora tutti i molteplici tentativi, violenti e/o subdoli, di balcanizzare e di farsi un saporito… ‘spezzatino’ di tutto il Congo, o di qualche buona fetta!”.

Lo scrive padre Antorio Trettel, missionario saveriano a Bukavu, nell’est dell’ex Zaire, in una sua personale riflessione in occasione del cinquantenario dell’indipendenza del paese africano, di cui la MISNA riporta di seguito i contenuti essenziali. “Sono ormai vari gli autori più avvertiti a rilevare che, nonostante e attraverso tutte le traversie subite in questi decenni, bene o male si è consolidato nel sentire della gente un forte senso di unità nazionale ‘congolese’ tra tutte le molteplici tribù che compongono il Paese (si dice che siano più di 400, tra grandi e piccole, in questo paese-continente!). Pensi solo, per abbozzare un rapido scorcio storico – scrive padre Trettel – già nei primi anni ’60, alla tentata secessione del Katanga, fomentata dagli stessi Belgi che poco prima avevano concesso improvvisamente l’indipendenza, immaginandola però solo… come formale! Prosegua poi con le rovinose e interminabili ribellioni dei mulelisti e dei mai-mai, seguite dai vari attacchi, specialmente su Bukavu, dei commandos di mercenari, ancora una volta assoldati dai Belgi, per ricavarne… un’oasi svizzera, extraterritoriale! E fino alle ripetute e catastrofiche invasioni-guerre, importate di sana pianta dal Rwanda-Uganda negli ultimi 15-16 anni, che si calcola abbiano causato 6 e più milioni di morti! Tutti questi cataclismi spaventosi, ricorrenti e interminabili, hanno prodotto, per contrasto, una specie di ‘catalizzazione nazionale’ straordinaria… Tale ‘catalizzazione’ era del resto già cominciata proprio sotto la severa colonizzazione belga e si è quindi via via fortificata e approfondita poi nella resistenza passiva, ma decisa, a tutti gli altri tentativi di invasione e divisione del paese, e ciò malgrado i ripetuti tradimenti dei politici e delle elite locali e nonostante tutti i complotti dei paesi vicini e lontani, tutti molto interessati alle ricchezze ‘scandalose’ del Congo…

Certo, è vero che c’erano e ci sono ancora ‘conflittualità tribali millenarie’, specialmente tra le tribù più vicine e concorrenti per le stesse scarse risorse per sopravvivere. Ma non dimentichiamoci dei campanilismi, e relative scorribande, e talvolta quasi ‘guerre’, tra paesi vicini nell’Italia di qualche decennio fa, quando eravamo ancora tutti dei poveri. Dato che ho una certa età, io stesso ne ricordo ancora qualcosa. Ma per quanto riguarda il Congo, credo di poter affermare, comunque, che già a cominciare dal ‘Congo unificato’, sia pure a forza, prima sotto ‘il dominio personale’ di Leopoldo II, dal 1885 e poi, dal 1908 al 1960, sotto la colonia belga, l’unità materiale si è davvero trasformata, poco a poco, in una profonda unità di destino. Anche perché non sono mancati degli eventi e delle grandi ‘figure profetiche’, per esempio un Simon Kimbangu, o i ‘martiri dell’indipendenza’ e soprattutto Patrice Lumumba, che hanno avuto un notevole influsso culturale-politico collettivo e unificante della ‘nazione’. Lumumba, in particolare, aveva basato chiaramente fin dall’inizio tutto il movimento politico dell’indipendenza sull’ideale dello ‘stato unitario’. Anche se poi la sua azione politica è stata politicamente stroncata subito brutalmente (complici dichiarati ancora i Belgi, ma non i soli!), aveva però già seminato germogli profondi che sono rimasti nella coscienza della gente… Del resto, sotto altre forme e con grosse deviazioni, anche i trent’anni della dittatura mubutista si sono retti sull’ideologia del Congo unito : cfr la sua propaganda e il suo progetto politico dittatoriale basato sull’autenticità e sulla zairizzazione. Mi sembra dunque evidente, sentendo le cose pulsare dal di dentro, che i congolesi si sentono oggi davvero innanzitutto dei ‘congolesi’, e sono fieri di esserlo.

Dunque le ‘conflittualità tribali millenarie’ … si sono molto attenuate nel tempo. Oserei anzi dire che esse non sono affatto più marcate oggi di quelle che esistono in Italia (dopo 150 di unità formale!) tra le varie regioni, ed in particolare tra Nord e Sud! Per non parlare del Belgio, tra valloni e fiamminghi! (…) Il tessuto ‘umano’ e culturale profondo del popolo congolese è ancora sano e recuperabile, anche se frustrato e sfinito da tante miserie, sfruttamenti, violenze, guerre e tradimenti a non finire! (…) Disgraziatamente per il Congo, i complotti internazionali, spaventati dalla ventata di risveglio popolare, hanno subito ripreso con tutte le forze più pesanti, le loro trame oscure e soffocanti, e i capi e capetti locali hanno ripreso a tradire ancora una volta le attese della povera gente! Ma ci sarà pure un fondo alla violenza e all’oppressione, o no? Il Congo può essere e sarà un grande paese nel cuore dell’Africa e nel concerto mondiale di una umanità… più umana e conviviale.”[CC]

 http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=277273

 

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