Quarant’anni di vitalità per il Trieste social club del Victoria — Lombardi nel Mondo

Quarant’anni di vitalità per il Trieste social club del Victoria

Quarant’anni, ma non li dimostra: il Trieste Social Club, ex San Giusto Alabarda sabato 14 novembre, ha festeggiato un grande traguardo in una cornice di eleganza e un clima di giustificato orgoglio ed allegria

Quarant’anni, ma non li dimostra: il Trieste Social Club, ex San Giusto Alabarda sabato 14 novembre, ha festeggiato un grande traguardo in una cornice di eleganza e un clima di giustificato orgoglio ed allegria. Un’occasione davvero speciale sottolineata dai messaggi augurali giunti da Trieste, dal governo del Victoria tramite il suo rappresentante di “zona”, il ministro per lo Sviluppo urbano, Justin Madden, e dalla partecipazione alla serata stessa del presidente della Federazione dei Circoli Giuliano-Dalmati, Adriana Douglas che ha portato il saluto e gli auguri di tutti i giuliani d’Australia. E, dato che l’occasione era davvero da incorniciare, non sono mancati gli omaggi celebrativi agli ospiti del Gala ai quali sono state donate delle prestigiose targhe ricordo in vetro, opera dell’artista di origine triestina Marina Villani e, in vendita e sui tavoli, le bottiglie di vino dell’anniversario,con le etichette del quarantesimo: il tutto in una sala addobbata a festa con i centrotavola sui quali spiccava uno scintillante numero 40.

Sontuosa la cena e apprezzati gli interventi celebrativi “guidati” dal segretario Angelo Cecchi, che ha anche dato il via alla breve serie di presentazioni di un evento che, giustamente, inorgoglisce tutti i protagonisti di un lungo “viaggio” in una terra lontana, irto di difficoltà, specie agli inizi, ma poi via via arricchito da mille soddisfazioni. Ancora una volta, ma questa non è né un’eccezione, né una novità per il Trieste S.C., nutritissima la partecipazione all’evento di soci e simpatizzanti che continuano a dare energia e freschezza ad un club che ha saputo ricreare, come ha sottolineato lo stesso Cecchi, un angolino di Trieste in una terra lontana e che, per molti versi, è stata (specie nei primi anni di un fenomeno che per i triestini era sicuramente nuovo e improbabile come quello dell’emigrazione) anche difficile e ostile.

Nato per “necessità” di avere un luogo amico nel quale incontrarsi, poter parlare il proprio dialetto, rivivere ricordi ancora freschi di una città che ognuno si portava dentro, il Trieste Social Club, quarant’anni dopo, continua ad essere un prezioso punto di riferimento, una “casa” comune per un folto numero di “vecchi amici” e di tanti nuovi amici che sono rimasti affascinati dal calore, dalla simpatia che hanno trovato in questa vecchia fabbrica nel cuore di Essendon che un gruppo di (allora) giovani, dinamici e lungimiranti triestini avevano coraggiosamente deciso di acquistare e che, eventualmente, sono riusciti a trasformare in quella accogliente ed elegante sede che oggi conosciamo ed ammiriamo.

Come ha sottolineato il segretario “deux ex machina” del sodalizio alabardato, i “fondatori” non sono dovuti nemmeno andare a cercare particolari aiuti per rimodellare il vecchio edificio. Armati di grande volontà e passione, ma soprattutto, come va di moda dire ora, di “know how”, hanno semplicemente usato la loro preparazione professionale per ristrutturare la “fabbrica” e renderla un locale caldo e vitale. Pittori, fabbri, falegnami, carpentieri, saldatori, elettricisti, disegnatori, idraulici, muratori, cementisti, piastrellisti, progettisti, professionisti di ogni tipo si sono rimboccati le maniche e hanno dato vita ad un club “invidiato” da molti, come ha affermato Enrico Pimpini, il noto presentatore di Rete Italia, tra gli ospiti della festa dell’anniversario.

Inutile fare liste di merito, dato che attraverso gli anni centinaia e centinaia di persone hanno contribuito, dopo l’affascinante nascita, a far crescere il Trieste S.C. Presidenti, segretari, tesorieri, dirigenti, soci, decine e decine di volontari e volontarie dietro i fornelli a preparare piatti tipici della cucina triestina (senza mai deludere le aspettative dei commensali), dietro il bancone del bar, o tra i tavoli, nelle sale, ad offrire un servizio sempre cordiale e attento, ma anche tanti abili amministratori e fedeli sostenitori. Tutti indistintamente bravi, che hanno offerto il loro meglio per portare avanti un successo iniziato, unico nome che Cecchi ha voluto fare nel suo discorso celebrativo, da colui che ha dato il via al “sogno”: Alberto Campana. Un solo nome, uno spontaneo applauso. Come quelli che ha raccolto poi il nuovo presidente Giuseppe Giannini, al timone del sodalizio da soli cinque mesi, che ha espresso la sua soddisfazione per avere avuto l’onore, e l’onere, di guidare un Club sempre attivo e frequentato dai numerosi soci che ha voluto ringraziare, assieme al suo valido Comitato e al gruppo femminile che “svolgono con dedizione e competenza un efficace lavoro organizzativo”. A Giannini l’opportunità di essere al timone proprio nell’anno del prestigioso traguardo, ad altri quattro ex presidenti, che hanno preso parte alla serata, il ringraziamento di tutti i presenti e una targa ricordo per quello che hanno dato al Club durante il loro mandato: Fabio Rosin, Ottone Picinich, Giorgio Corincich e Leo Crulcich.

Nella seconda breve parentesi ufficiale sono stati letti i messaggi augurali inviati da Dario Locchi, presidente dell’Associazione Giuliani nel Mondo, che ha voluto “sentirsi vicino” in questo prestigioso momento di associazionismo veramente riuscito che continua a portare avanti “una preziosa identità culturale”, con i suoi valori, le sue particolarità, le sue caratteristiche che stanno attirando l’attenzione anche delle generazioni più giovani, che sembrano cominciare a riscoprirle ed apprezzarle. Dal fraterno virtuale abbraccio dall’Italia si è passati al “grazie” ai soci e amici del Trieste S.C. per la loro cortese e attiva partecipazione alla vita del Victoria da parte del ministro Madden, impossibilitato da altri impegni ad essere presente alla serata. Poi tanta musica, pista sempre strapiena, qualche canzone di “casa” e alcuni “cori” spontanei, perché a Trieste si usa così e i triestini d’Australia non l’hanno dimenticato anzi, probabilmente lo gustano, ricordano e perpetuano forse anche più di quelli che sono rimasti nella loro città, lontana solo geograficamente, ma sempre presente. Anche quarant’anni dopo. Con uno spirito così, con fondamenta così solide ed intenti mai sopiti non si può che cominciare già a pensare a nuovi traguardi.

D.N.

 

http://italianmedia.com.au/w3/index.php?option=com_content&view=article&id=2736%3Aquarantanni-di-grande-vitalita&catid=7%3Adal-victoria&Itemid=5&lang=it

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