Contributo dei lombardi all’educazione dei sordi in Argentina — Lombardi nel Mondo

Contributo dei lombardi all’educazione dei sordi in Argentina

In una sua tesi, Silvana Veinberg, sostiene che la situazione del sordo in Argentina è molto legata ed è stata condizionata dall’immigrazione europea, specialmente quella italiana. Di Jorge Garrappa Albani

In una sua tesi, Silvana Veinberg, sostiene che “la situazione del sordo in Argentina è molto legata ed è stata condizionata dall’immigrazione europea, specialmente quella italiana. Di conseguenza, la filosofia dell’insegnamento orale, imperante nel vecchio continente, ha influenzato lo sviluppo dell’istruzione del bambino sordo. L’educazione dell’ipoacusico ha preso la storia come modello a seguire, limitando in questo modo, le possibilità di modificare la situazione di marginalità ed oppressione in cui si trovano i sordi in Argentina.”.

 

Secondo alcune ricerche, l’educazione del sordo in Argentina risale alla metodologia impiegata dal prete spagnolo, Fray Pedro Ponce de León, nel XVI secolo.

Ponce de León perseguitava i discepoli, voleva che imparassero le buone maniere e a controllare i loro rumori ed esprimersi attraverso i gesti.

La tradizione monastica serviva molto alle insegnanti perchè forniva di un linguaggio di segni ai preti in momenti di assoluto silenzio. Il maestro doveva imparare questa complicata lingua.

Il metodo comportava prima di imparare a scrivere, poi il rapporto con l’oggetto e finalmente ad articolare le parole.

Ponce de León sosteneva che quelli che ascoltano cominciano parlando, dunque i sordi dovrebbero cominciare dalla scrittura.

 

Nel 1857, anno in cui comincia a funzionare la prima scuola a Buenos Aires, sotto la direzione del maestro tedesco Karl Keil, diventando così il secondo paese del Sudamerica ad avere una scuola per i sordi. La prima era stata creata nel Brasile un anno prima.

Nel 1871 un’epidemia di febbre gialla colpisce Buenos Aires, muore Keil e la scuola per sordi chiude le porte.

È proprio quando Giuseppe Facio, medico e padre di un bambino ipoacusico, s’interessa dell’educazione dei sordi e parte per Italia a conoscere le metodologie imperanti nel vecchio continente. Al suo ritorno comincia a educare suo figlio ed altri che si aggiungono dopo. Facio sollecita che l’istituto si ufficializzi e comincia la sua carica di direttore.

Il Congresso Universale realizzato a Parigi nel 1878, ebbe l’obiettivo di unificare le metodologie dell’insegnamento ai sordi. Tra le conclusioni principali la riconoscenza della mimica naturale (il linguaggio dei segni) come strumento ausiliare dell’insegnamento anche se era preferibile il metodo orale.

Nel 1880, il Congresso realizzato a Milano ignora questo inciso riguardante il linguaggio dei segni e sancisce l’elezione del método orale puro come unico modello d’insegnamento.

Ciò coincide con il progetto di alfabetizzazione cercando l’unità nazionale tramite l’unità linguistica. Anche il clero appoggiò il método per motivi confessionali e istruzione religiosa.

Nel Congresso Pedagogico di Buenos Aires di 1882, il Dott. Antonio Terry – onorevole,

Senatore, ministro plenipotenziario del Cile – che aveva tre figli sordi presenta una relazione mirata alla creazione di una scuola dell’oralita sotto la guida del Reale Istituto di Milano.

Il 19 settembre 1885 è sancita la legge 1662 di creazione dell’Instituto Nacional de Sordomudos presso il Ministero dell’Istruzione Pubblica che compromette all’ambasciatore a Roma (Del Viso) a contrattare un direttore sia per l’istituto dei sordi sia per la formazione di professori.

Forse per l’influenza di Terry in Italia, Serafino Balestra, prete della Cattedrale di Como è nominato primo direttore dell’istituto.

Nel 1892, Luigi Molfino subentra a Balestra e cambia rotta cercando la creazione di un Professorato d’insegnamento mirato ad allenare i primi insegnanti nel metodo orale. Una volta che Molfino riorganizza l’Istituto e forma qualche insegnante nativo, rientra in Italia.

Il Ministero sceglie Bartolomeo Ayrolo, uno dei primi allievi di Molfino, come sostituto a capo dell’Istituto.

Nel 1897 si crea una Sezione per bambine sorde. Nel 1901, su suggerimento di María Ana Mac Cotter, insegnante di sordi uruguaiana, le scuole sono separate per sesso per una miglior efficacia educativa creandosi l’Istituto Nazionale di Bambine Sordomute.

Dopo la Grande Guerra, tra i reduci italiani emigrati si trovavano un forte numero di sordi che facevano da aiutanti e precettori. Ciò comporta che l’influenza del Linguaggio dei Segni Italiano fosse ancora più forte.

Assieme all’arrivo degli insegnanti italiani e nonostante le severe restrizioni che loro stessi imponevano ai bambini, bisogna vedere come l’attuale alfabeto argentino proviene da quell’antico manuale italiano pubblicato nel 1842 da Tommaso Pendola.

La filosofia orale che continua imperando nel nostro paese rispetta rigorosamente quelle conclusioni del Congresso di Milano del 1880.

Comunque, già le scuole orali hanno creato nuove aule per educare i bambini sordi anche nell’utilizzo del linguaggio dei segni.

In rapporto ai risultati, il dibattito tra il metodo orale italiano e quello, diciamo bilingue -di Pedro Ponce- continua aperto.

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo–4/07/2011

jgarrappa@hotmail.com – jgarrappa@arnet.com.ar

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