Michael Turton. “Taiwan: gioie e dolori del turismo medico…” — Lombardi nel Mondo

Michael Turton. “Taiwan: gioie e dolori del turismo medico…”

Testo originale: Medical tourism and Taiwan. Ripreso dal blog di Michael Turton, The view from Taiwan: commentari da Taichung, Taiwan. Tradotto da Elena Intra. “Il turismo sanitario di Taiwan è uno dei punti d’incontro dell’isola con le forze sempre più in espansione della globalizzazione”

Ho trascorso la settimana visitando ospedali per conto del governo taiwanese. È stata un’esperienza decisamente educativa. Prima delle elezioni del 2008, il turismo sanitario era stato identificato come un settore in crescita da quanti erano alla ricerca di ambiti adatti per espandere l’economia di Taiwan. In effetti le iniziative locali in quest’area risalgono all’inizio degli anni 2000. Recentemente la rivista Time ha scritto: “Taiwan è stata a lungo popolare come destinazione di turismo medico. Nelle numerose strutture sanitarie di Taipei, l’attrezzatura è moderna e sofisticata, e, soprattutto, i prezzi sono considerati un affare. Uno dei più grandi risparmi si ha nella chirurgia del trapianto di fegato, che costa circa 91 mila dollari, rispetto ai 300 mila dollari richiesti negli Stati Uniti. Prezzi come questo hanno col tempo creato un piccolo ma devoto seguito di nicchia per il mercato del turismo sanitario di Taiwan, e i clienti sono sempre più in aumento. (…)”.

Rispetto ai Paesi vicini, però, l’industria del turismo medico a Taiwan è solo agli inizi. La sua produzione lo scorso anno ha sfiorato i 20 milioni di dollari, mentre le entrate nelle industrie asiatiche più consolidate nel turismo medico, Singapore e Thailandia, hanno raggiunto miliardi di dollari.

Il turismo medico è promosso da un’associazione di settore (il TMTDA) e da un’apposita task force governativa, la quale con una precisione infallibile e tipica, ha scelto il termine poco usato di “viaggi medici”, piuttosto che il solito “turismo medico”.

Il turismo sanitario di Taiwan è uno dei punti d’incontro dell’isola con le forze sempre più in espansione della globalizzazione. A Taiwan l’internazionalizzazione è spesso sinonimo di “inglesizzazione” – più si usa l’inglese, più si è internazionali. Ma in alcuni ospedali locali che ho visitato si cerca una vera globalizzazione – ossia l’importazione delle migliori pratiche per la vendita ai mercati internazionali. Nel settore del turismo medico, ciò significa ottenere il riconoscimento da un organismo di certificazione di uno dei principali Paesi del mondo industriale occidentale, oltre ad avere medici formati all’estero, e lo sviluppo e/o l’acquisizione della tecnologia medica più avanzata. Vengono offerte lingue diverse dall’inglese; in un grande ospedale che ho visitato le insegne erano scritte in inglese, cinese e giapponese. Un altro offriva servizi di traduzione in oltre venti lingue, compreso l’arabo. Un altro segnale di internazionalizzazione sono le sale di preghiera non-confessionali, che si trovano in tutti gli ospedali, missionari o d’altro tipo.

Alcuni ospedali sembrano perseguire invece l’obiettivo opposto, nascondendosi dietro le normative del Dipartimento della Salute per resistere all’inserimento nei network della salute globale. L’inglese può adempiere anche a questa funzione, come un “cuscinetto” contro il mondo esterno, piuttosto che un canale per entrarvi. La politica del turismo medico può essere amata dai burocrati e dagli ospedali privati, ma è spesso contrastata dal personale e dagli amministratori. Si tratta di questioni complesse.

Un amministratore ha osservato che in Thailandia e Singapore, note mete del turismo medico, i medici stanno vendendo un “eccesso di capacità” del sistema medico – letti e medici in più. A Taiwan ciò non succede perché il Dipartimento della Salute regola il rapporto tra posti (letto) e popolazione, i rapporti medico-paziente, e così via, e la capacità rientra quasi sempre nei limiti prefissi. Così per gestire i “turisti sanitari” (popolazione VIP con speciali esigenze) i medici devono trovare il tempo di incastrare, nel carico di lavoro che comprende 65-80 pazienti al giorno, anche i pazienti stranieri, e analogamente gli amministratori devono adattare turni e strutture.

Inoltre, qui il rapporto infermiere-paziente è ridotto al minimo, in quanto i membri della famiglia sono tenuti ad essere presenti al letto del malato e ad eseguire semplici attività, spesso svolte invece dagli infermieri nelle nazioni occidentali, dove c’è un più alto rapporto infermiere-paziente. L’introduzione di pazienti stranieri senza familiari locali mette così a dura prova il sistema, soprattutto perchè si richiedono infermieri formati in una lingua straniera (gli abitanti del luogo risolvono il problema della mancanza di familiari assumendo persone che girano negli ospedali solo per svolgere questo ruolo).

Un altro problema è il turismo in quanto tale. Uno dei motivi per l’elevato tasso di turismo medico in Thailandia e Singapore è proprio dovuto ai tanti turisti, punto. Questo non solo produce più opportunità per sostenere le spese legate alle esigenze mediche, ma crea anche la familiarità e un passaparola che supportano la crescita dell’industria del turismo sanitario. Mi è venuto da ridere quando ho sentito gli amministratori di vari ospedali fare eco alle mie valutazioni sull’inettitudine dell’Ufficio del Turismo: “Promuovono sempre le stesse cose: Taipei 101, Taroko …” Una componente chiave del turismo medico è un’attiva industria turistica in sé, capace portare molti stranieri nel Paese. Taiwan è già meta preferita di parecchi turisti giapponesi e di un numero crescente di cinesi; naturalmente questi due Paesi sono anche in testa alla lista dei “turismo sanitario”.

Un altro problema sono i regolamenti che vietano agli ospedali di farsi pubblicità. A gennaio un servizio del Taipei Times segnalava:

Gli ospedali locali sono in ritardo in termini di marketing internazionale e di risorse per sviluppare l’industria, ha detto Mark Lee. Combinato con le strette normative, ciò rappresenta un ostacolo per il settore del turismo sanitario, ha affermato. Poiché il settore dei servizi medici è considerato non-profit, i regolamenti governativi vietano agli ospedali di pubblicizzare le tariffe per attirare clienti stranieri. Per fare appello a potenziali turisti medici all’estero, le autorità devono allentare le restrizioni sulla pubblicità, ha dichiarato Mark Lee, aggiungendo che Taiwan deve anche semplificare il processo per concedere visti per il turismo medico.

Qualche ospedale sta provando a creare prodotti basati sul proprio marchio. Per esempio, un ospedale ha lanciato una linea di piatti pronti per i pasti. Tuttavia, non può farsi pubblicità per registarne il marchio. A causa di queste leggi, gli ospedali sono restii a diffondere online le tariffe per procedure specifiche, limitandosi a informare sulla tassa per l’assistenza sanitaria nazionale.

Oltre alle esigenze riguardo il personale, i pazienti stranieri spesso richiedono anche strutture lussuose a parte. Un ospedale ha creato una serie di suite per pazienti internazionali, ciascuna delle dimensioni di una grande camera di hotel, onde aver spazio per i familiari. Parecchi ospedali offrono uffici o dipartimenti separati, dove gli stranieri vengono serviti rapidamente. Con il gran numero di medici formati all’estero, non è mai stato un problema trovare qualcuno abbastanza fluente in inglese con cui chiacchierare riguardo l’ospedale. Certo, ci siamo divertiti un sacco con i numerosi volontari che parlavano inglese, quasi sempre donne anziane dal tipico atteggiamento sfrontato in perfetto stile Taiwan.

Come per tante altre politiche del governo taiwanese, il turismo medico è qualcosa di apparentemente ovvio – molti articoli lo presentano semplicemente come un problema di marketing della “sconosciuta” grandezza di Taiwan – ma la commercializzazione del prodotto è solo la superficie del problema. Vale a dire, come riporta l’associazione TMTDA:

Ben Tsao dell’Associazione di promozione del turismo sanitario estetico di Kaohsiung, cita un rapporto del Taiwan Institute of Economic Research (TIER), da cui si deduc e che i pazienti stranieri nel 2008 rappresentavano meno dell’1 per cento del totale degli utenti dei servizi sanitari. Tsao sottolinea che i servizi più diffusi tra i pazienti stranieri sono le visite mediche e la chirurgia estetica; e non i cinque interventi chirurgici promossi dal governo, ossia artroplastica, interventi cardiovascolari, fecondazione in vitro, ringiovanimento del viso e trapianti di fegato. “Questi interventi normalmente devono essere effettuati in grandi ospedali, che possono utilizzare quelle risorse riservate ai cittadini. È difficile per i pazienti viaggiare dopo l’intervento.

Tsao prosegue suggerendo che siano i piccoli ambulatori a gestire tali funzioni, e infatti molti sono all’interno della task force governativa. Ma diverse persone con cui ho parlato ritengono che questa task force non sia il posto giusto per la loro organizzazione e per raggiungere gli obiettivi del turismo sanitario.

In effetti il sito della task force appare un ottimo esempio di pessima internalizzazione del governo: sembra che nessun consulente di marketing internazionale sia stato assunto per collaborare al design. La funzione di ricerca è goffa, la sezione “informazioni sul turismo” è inesistente, l’inglese è in realtà un ben curato “Chinglish”, ecc.. Quanti conoscono i siti governativi ci sono abituati. Così si risparmiano soldi, ma è una strategia da incubo. I medici di Taiwan saranno anche di prima classe, ma finché il governo non si decide a emularne il livello, il mercato continuerà a crescere a passo di lumaca.

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Testo originale: Medical tourism and Taiwan. Ripreso dal blog di Michael Turton, The view from Taiwan: commentari da Taichung, Taiwan. Tradotto da Elena Intra.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/vociglobali/grubrica.asp?ID_blog=286&ID_articolo=139&ID_sezione=654&sezione=

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