Ucraina: l’Occidente condanna i brogli elettorali — Lombardi nel Mondo

Ucraina: l’Occidente condanna i brogli elettorali

La missione di osservazione congiunta di OSCE, Consiglio d’Europa, Parlamento Europeo e NATO giudica come deludenti le Elezioni Parlamentari ucraine. Defilata la posizione del Parlamentare Europeo Pawel Kowal, che mantiene la porta aperta all’integrazione di Kyiv nell’UE

Kyiv – Una consultazione non si può giudicare in bianco e nero, ma le Elezioni Parlamentari ucraine non possono essere considerate come regolari e libere. Nella giornata di lunedi’ 29 Ottobre, la missione di osservazione internazionale coordinata tra OSCE, Consiglio d’Europa, Parlamento Europeo e Assemblea Parlamentare NATO ha espresso un giudizio molto duro sulla consultazione ucraina del giorno precedente.

Come evidenziato dal Capo della Missione OSCE, l’Ambasciatrice Walburga Habsburg Douglas, l’Ucraina ha dimostrato un regresso democratico preoccupante per via dell’assenza di trasparenza sui fondi utilizzati dalle forze politiche durante la campagna elettorale.

Inoltre, la Douglas ha criticato il mancato rispetto dei pari diritti tra le forze politiche concorrenti, e l’esclusione dalla competizione dei due esponenti di spicco dell’opposizione: l’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko e l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko.

Il responsabile del Consiglio d’Europa, Andreas Gross, ha illustrato come la politica ucraina si sia oligarchizzata, ed abbia privato i cittadini ucraini sia della fiducia che del diritto di libera scelta nel mezzo elettorale.

Inoltre, Gross ha condannato il sistema elettorale misto, che ha portato alla formazione in Parlamento di una maggioranza che non rispecchia il vero orientamento del popolo ucraino.

Parole dure sono state rivolte anche dal rappresentante della missione di osservazione dell’Asemblea Parlamentare della NATO, Assen Agov, che ha illustrato come tra istituzioni partner sia opportuno parlarsi con franchezza per continuare a collaborare nonostante le palesi difficoltà legate al mancato rispetto della democrazia in Ucraina.

Voce fuori dal coro e stata quella del Capo della missione del Parlamento Europeo, Pawel Kowal, che ha visto nell’alta affluenza e nell’ampio sostegno ottenuto dalle forze pro-europee un punto positivo per lasciare aperta all’Ucraina la prospettiva di integrazione nell’UE.

La posizione del Parlamentare Europeo polacco ha sollevato più di un dubbio, dal momento in cui a più riprese Bruxelles ha evidenziato come lo svolgimento di elezioni irregolari a Kyiv avrebbe precluso in definitiva la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo documento prevede il varo di una Zona di Libero Scambio che integra l’economia ucraina con quella dell’Europa. Secondo Kowal, esso e un atto che l’UE ha tutto l’interesse a firmare.

“L’Ucraina e un grande Paese europeo, e non e la Russia – ha dichiarato l’Europarlamentare del gruppo dei Conservatori e Democratici Europei in esclusiva a Lombardi Nel Mondo – gli standard della democrazia di Kyiv non sono quelli della Bielorussia, dunque e lecito trattare le Autorità ucraine differentemente rispetto a quelle di Minsk”.

La posizione dell’Occidente va di pari passo con la continuazione dello spoglio delle schede elettorali. Giunti al 65,73% dello spoglio, il Partito delle Regioni – sostenuto politicamente dal Presidente, Viktor Yanukovych, ed economicamente dai principali oligarchi del Paese – e in testa con il 33% dei consensi.

Al secondo posto si e classificata l’Opposizione Unita Batkivshchyna con il 22% dei voti, seguita dai comunisti – alleati di maggioranza in Parlamento del Partito delle Regioni – con il 14%, dal Partito di opposizione UDAR con il 13%, e, infine, dal Partito di estrema destra Svoboda, forte di un 6%.

Dubbi sulla veridicità dei dati sono legati alle ripetute denunce di brogli espresse da osservatori internazionali e partiti dell’opposizione commessi dal Partito delle Regioni, all’alta affluenza presso le regioni occidentali del Paese – tradizionali roccaforti dello schieramento arancione democratico – e al sistema elettorale misto.

Con l’attribuzione di meta dei seggi del Parlamento secondo collegi uninominali, numerosi candidati ben radicati nei territori hanno vinto presentandosi come indipendenti, senza – come confermato da diverse fonti molto attendibili –  rivelare l’intenzione di confluire nel Partito delle Refioni una volta eletti, per creare una maggioranza filo-presidenziale.

Matteo Cazzulani

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