Concluso con successo il Convegno Unaie — Lombardi nel Mondo

Concluso con successo il Convegno Unaie

Si è svolto il 26 settembre a Roma sul tema “Cittadinanza, integrazione e politiche migratorie” sotto l’Alto patrocinio della Presidenza della Camera e in collaborazione con la Fondazione Cassamarca di Treviso.

ROMA\ aise\ – Offrire spunti di riflessione e tutta l’esperienza dell’associazionismo italiano all’estero perché l’Italia riesca a mettere in atto buone politiche migratorie. Questo l’obiettivo del convegno promosso dall’Unaie su “Cittadinanza, integrazione e politiche migratorie” aperto  a Palazzo Marini da Franco Narducci, deputato del Pd eletto in Europa, che dell’Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati è il presidente. Una sala gremita di rappresentanti delle Istituzioni, ambasciatori di Paesi esteri in Italia, membri dell’associazionismo italiano all’estero, deputati e senatori, tra cui Fabio Porta e Laura Garavini, hanno seguito gli interventi introduttivi del convegno che proseguirà fino ad oggi pomeriggio. Molti i messaggi giunti agli organizzatori del convegno, tra cui quello del presidente della Camera Fini, letti questa mattina da Gennaro Maria Amoruso, segretario nazionale dell’Unaie, che ha quindi dato la parola prima a Narducci e poi a Rocco Buttiglione, vice presidente della Camera.

Dopo aver indirizzato un pensiero particolare a Dino De Poli, presidente della Fondazione Cassamarca, assente ai lavori, lodandone la lungimiranza e l’impegno, Narducci ha esordito spiegando che “questa giornata è stata promossa per cercare di dare indicazioni preziose agli “addetti ai lavori”, a quelle persone, cioè, che si occupano di politiche migratorie in Italia. Lavoro, asilo e accoglienza sono i temi centrali di un dibattito quanto mai attuale” che deve in qualche modo orientare le scelte politiche in tema migratorio che, ha sottolineato Narducci, devono avere come punto di riferimento i valori della “democrazia, della legalità e del rispetto della dignità umana”.

L’immigrazione è “materia delicata” che, per essere governata, ha bisogno di “scelte che prescindano da politiche di parte”, di “strumenti adatti” che presuppongono competenze, magari maturate sul terreno. Per questo, ha sottolineato ancora Narducci, l’apporto delle associazioni può essere determinante.

Dopo aver citato Tocqueville che già a metà dell’Ottocento sosteneva che “l’associazionismo è prerequisito dell’affermazione della democrazia”, Narducci ha sottolineato che “per gli immigrati le associazioni sono importanti per accedere ai cosiddetti diritti politici secondari” a quei diritti, cioè, che lastricano la via verso “l’integrazione e la cittadinanza attiva”.

E qui entrano in gioco le istituzioni nazionali e amministrative, ma anche e soprattutto l’Unione Europea che “deve gestire la libera circolazione sia in ambito comunitario che extracomunitario, fornendo risposte urgenti”, raccogliendo le esperienze maturate sul campo da quei Paesi che nel vecchio continente sono storicamente di immigrazione. “Per questo – ha spiegato Narducci – abbiamo invitato qui, oggi, rappresentanti di Germania, Svizzera e Gran Bretagna, paesi di immigrazione molto prima dell’Italia”, perché dalle esperienze si può imparare molto, sempre nella consapevolezza che “sulla politica migratoria nessuno ha la bacchetta magica”, ma tutti devono avere la voglia di “promuovere politiche attive per l’integrazione”.

L’esperienza da cui attingere, però, non è solo quella degli paesi d’accoglienza: c’è anche quella, “dolorosa”, degli italiani all’estero che al nostro Paese può insegnare molto e che ha comunque evidenziato, negli anni, temi e nodi fondamentali da sciogliere che Narducci ha individuato nella scuola, nella dignità abitativa, nella formazione professionale, come anche nelle rimesse dirette, nel turismo di ritorno, nel sistema previdenziale e, infine, nella rappresentanza attiva, cioè il voto.

E proprio dagli italiani all’estero è partito Rocco Buttiglione, secondo cui “dobbiamo ricordarci del passato”, di quello che hanno patito i nostri connazionali, “neanche troppi anni fa”, anche per “rispondere a quella indifferenza con cui oggi leggiamo notizie sull’ennesima carretta del mare affondata con centinaia di immigrati in viaggio verso l’Italia”. E allora diventa fondamentale il “richiamo all’Europa” per trovare soluzioni efficaci per regolare i flussi migratori, così come è necessaria la Conferenza del Mediterraneo per far dialogare i Paesi di partenza dei migranti e quelli di approdo.

Quanto all’Italia, per Buttiglione la “Bossi-Fini” ha “favorito l’immigrazione clandestina” perché “gestisce male la politica dei flussi”, quindi, posto che la maggior parte dei migranti lascia la sua terra per cercare lavoro, il nostro Paese deve, quanto meno, “semplificare le procedure” sia per gli immigrati che per i datori di lavoro. “Ci sono tante immigrazioni – ha aggiunto Buttiglione – e non dimentichiamo che oggi c’è una cittadinanza europea: lavorare fuori dai confini del proprio Paese è ormai normale”, per questo “semplificare le procedure a livello europeo aiuterebbe una buona politica di immigrazione”. Centrale, poi, diventa il tema delle espulsioni di quello che Buttiglione ha chiamato “asilo economico”. In entrambi i casi è fondamentale la “collaborazione dei Paesi d’origine degli immigrati” che gli Stati europei devono favorire “proponendo canali attuabili” per troncare il flusso di immigrati, “missione” che può avere una qualche speranza di riuscita solo se “attraverso la cooperazione si aiutano i loro Paesi a migliorare le condizioni di vita così da ridurre, all’origine, il numero di quelli che partono”.

Parlare di immigrazione e integrazione, per Buttiglione, non può prescindere dalla scuola e dal bilinguismo: “questo tema – ha detto – è stato importante per gli italiani all’estero e lo è oggi per gli immigrati in Italia. L’apprendimento di due lingue per un bambino è possibile, ma è un procedimento lungo. Ci sarà un punto, in questo cammino, in cui le sue competenze linguistiche saranno inferiori a quelle dei coetanei italiani. è qui che serve il sostegno, se no rimane indietro, come è successo e continua a succedere ai nostri giovani connazionali in Germania. Non aiutare questi ragazzi tenere il passo, non è solo una mancata opportunità per loro, ma anche per il Paese che li accoglie che si priva delle loro potenziali competenze”.

Infine, Buttiglione ha parlato di Islam e dell’immigrazione dei musulmani, con cui “l’integrazione è meno facile”. Posto che ci sono “culture più vicine alla nostra e altre meno”, per il vice presidente della Camera “non è discriminatorio favorire l’immigrazione di persone che sono culturalmente più vicine a noi e quindi più facilmente integrabili”. Ciò posto, “nessuno nega la libertà di religione, così come l’importanza di conoscere culture diverse”, ma l’Italia “deve quanto meno controllare chi predica nelle moschee e chi le finanzia”.

Concludendo, Buttiglione ha ribadito l’importanza di “recuperare il rispetto della dignità del singolo e della santità di ogni vita. Ricordare cosa hanno patito i nostri connazionali emigrati deve farci provare vergogna di fronte alla morte di persone che muoiono nel tentativo di raggiungere l’Italia”. (ma.cip.\aise)

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