Uruguay: investire o no? — Lombardi nel Mondo

Uruguay: investire o no?

E’ ai nastri di partenza il progetto di costruzione del tratto di circonvallazione esterna alla capitale dell’Uruguay che collegherà la Ruta 5 e la Ruta 8. Le imprese italiane hanno tutte le carte in regola per partecipare a questo tipo di gare, ma finora nessuna ci ha provato

E’ ai nastri di partenza il progetto di costruzione del tratto di circonvallazione esterna alla capitale dell’Uruguay che collegherà la Ruta 5 e la Ruta 8, convogliando il traffico pesante che va da est a ovest della città di Montevideo. La nuova arteria servirà a garantire il collegamento trasversale della città: attualmente il transito nella capitale vede convivere traffico pesante e traffico urbano creando congestione e aumentando i rischi di incidente e l’inquinamento. I lavori per l'”ACVP” (Anello Collettore Viario Perimetrale) dovrebbero partire alla fine del 2007 e concludersi nel 2008. Il costo totale si aggira intorno ai 30 milioni di dollari Usa. Le gare di appalto verranno bandite appena si saranno concluse le espropriazioni necessarie per l’avvio delle opere.

Monica Belloni, trade analyst dell’Ufficio ICE di Montevideo, ci spiega che il progetto rientra in “una serie di gare indette dal Ministero dei Trasporti e delle Opere Pubbliche per il rinnovamento della rete stradale nazionale. L’ultima gara in ordine di tempo, bandita però dal Comune di Montevideo, si riferiva a infrastrutture per attività ricreative legate al turismo sulla costa: molte imprese straniere si sono presentate e hanno proposto un progetto, ma nessuna italiana (a breve comunicheranno il progetto vincitore). Le imprese italiane hanno tutte le carte in regola per partecipare a questo tipo di gare, ma finora nessuna ci ha provato. L’Uruguay, dopo la crisi argentina, sembra non essere un mercato attraente per gli italiani, a differenza di altri Paesi, anche europei, che invece continuano a investire nelle infrastrutture e nelle costruzioni”.

Nonostante la pronunciata ripresa economica, la prudente politica monetaria, la rigorosa politica fiscale e le prime riforme del settore bancario, alcune importanti conseguenze della crisi del 2002 continuano infatti a preoccupare le autorità di governo e gli organismi finanziari internazionali. Questo è quanto afferma il rapporto-Paese congiunto ICE-MAE. Tali ereditá negative possono essere sintetizzate in: alto debito pubblico; sistema finanziario che mantiene la sua fragilità; eccessiva “dollarizzazione”dell’economia; persistenza di ostacoli agli investimenti che frenano la crescita potenziale dell’Uruguay e la sua capacità di competere nel mercato globale; peggioramento delle condizioni sociali della popolazione.

Il Governo è chiamato ad una sfida problematica: deve da una parte mantenere la stabilità macroeconomica, il rigore fiscale e consolidare la crescita economica registrata negli ultimi anni. Dall’altra, si propone di affrontare la grave emergenza sociale attraverso una rinnovata attenzione verso le problematiche sociali, ad esempio con l’applicazione del “Plan Nacional de Emergencia Social”, che contempla una serie di misure assistenzialistiche a favore dei ceti meno abbienti, e politiche volte alla diminuzione della disoccupazione ed al graduale recupero del potere di acquisto dei salari. Questi obiettivi sono alla base della nuova legge finanziaria, che è fondata sul concetto di “responsabilità fiscale” e dá priorità alla spesa pubblica nei settori della salute, educazione, sicurezza ed infrastrutture così come al recupero dei salari pubblici.

Il miglioramento dei prezzi internazionali dei principali prodotti dell’Uruguay (in particolare del settore agro-zootecnico) e la progressiva apertura di mercati extraregionali, in seguito all’aumento della competitività ed all’eliminazione di passate restrizioni sanitarie, costituiscono fattori chiave della ripresa economica del Paese. La causa principale della crescita continua, tuttavia, ad essere legata al miglioramento della situazione regionale. Il recupero delle economie di Argentina e Brasile, cui quella uruguayana è fortemente legata, ha inciso positivamente sia sulla riattivazione della domanda esterna che sull’incremento di quella interna, grazie in particolare agli aumenti dei consumi e degli investimenti. “L’export e il flusso di investimenti esteri ha raggiunto nel 2006 i record storici”, continua la Belloni. “Il Governo ha attuato una politica per favorire gli investimenti e due di questi in particolare sono da segnalare nel settore della produzione di pasta di cellulosa: uno spagnolo e uno finlandese, quest’ultimo il principale investimento estero mai realizzato nel Paese”.

L’Uruguay registra il tasso di investimenti più basso dell’America Latina e tra i più bassi per ciò che riguarda gli investimenti esteri diretti (IDE). Ciononostante, secondo i dati della Banca Centrale, nel 2005 il Paese avrebbe ricevuto circa 600 milioni di USD in IDE, quasi raddoppiando il livello del 2004 e, secondo gli ultimi dati disponibili e preliminari pubblicati dal BCU, nel periodo da marzo 2005 a marzo 2006, il flusso in entrata degli investimenti esteri è stato di 1054 milioni di dollari. Soltanto nel primo trimestre (gennaio-marzo 2006) il valore è stato di 458,1 milioni di dollari. Tali cifre costituiscono valori record da quando la Banca Centrale ha cominciato a diffondere questi dati (1999). L’ingresso degli IDE proviene in larga parte dalla regione e dai Paesi europei. I flussi di IDE si sono concentrati soprattutto nel settore agro-zootecnico e nei servizi. Il dinamismo dei servizi è sempre stata una caratteristica del mercato uruguayano, in seguito all’apertura finanziaria del 1974, al processo di smantellamento del monopolio nelle assicurazioni, alla riforma della sicurezza sociale e, soprattutto, al significativo ruolo del turismo regionale, in costante crescita. In particolare, il settore finanziario ha rappresentato lo sbocco principale con 275 milioni di USD pari al 31% del totale. Al secondo posto il comparto agro-zootecnico che, sommando gli investimenti forestali e quelli nella produzione del legno, ha attirato 230,7 milioni di USD di IDE (26%). Il terzo posto è rappresentato dal settore alberghiero – in espansione – che ha raggiunto i 164,2 milioni nei tre anni con il 18,5% degli investimenti. In seguito si situano gli investimenti immobiliari (terreni, case e appartamenti) che hanno totalizzato con 81,7 milioni di USD il 9,2%. Infine, il settore dei prodotti chimici (laboratori) ha attratto investimenti pari a 74,9 milioni di USD, l’8,4% del totale.

L’Italia e l’Uruguay godono da sempre di ottime relazioni economico-commerciali. Dopo le difficoltà degli anni di recessione dell’economia uruguayana, che avevano avuto come conseguenza un calo generalizzato dell’interscambio bilaterale, la ripresa della produzione locale sta producendo effetti positivi anche nell’import-export con il nostro Paese. Nonostante l’esistenza tra Italia e Uruguay di un Accordo per la promozione e protezione degli investimenti (1990), ancora modesto è il livello degli investimenti italiani in loco. Quello della “Dirox-Gruppo Stoppani”, industria chimica presente in Uruguay e produttrice di vitamina K3 per razioni animali e solfato di cromo per l’industria conciaria, è tra i più rilevanti (circa 30 milioni di USD). È, comunque, da sottolineare che la presenza di imprese italiane in loco, nonostante il susseguirsi di periodi recessivi e la grave crisi sofferta dal Paese nel 2002, ha registrato negli ultimi tempi un aumento, in particolare con interessanti investimenti nel settore agroindustriale, nella produzione ortofrutticola e nel settore immobiliare (acquisto di terreni). La SEA di Milano fa parte del consorzio “Puerta del Sur” che si è aggiudicato, nel 2003, la concessione dei servizi dell’Aeroporto Internazionale di Montevideo. “E’ vero che alcuni italiani hanno acquistato terreni qui”, afferma Monica Belloni, “ma è difficile quantificarli perché, trattandosi di privati, spesso non si sa bene chi ci sia dietro tali acquisizioni. Si tratta comunque di terreni a destinazione residenziale o produttivo “.

L’attivitá dell’Italia nell’ambito della cooperazione allo sviluppo in Uruguay ha condotto, negli ultimi anni, alla concessione di due importanti programmi d’aiuto. Il primo programma, relativo alla concessione di una linea di credito d’aiuto di 20 milioni di euro per le piccole e medie imprese italo-uruguayane ed uruguayane, con la finalità di incrementare il livello occupazionale in Uruguay attraverso il finanziamento di progetti di sviluppo a tassi d’interesse molto favorevoli, è frutto di un Memorandum d’Intesa firmato tra i due governi nell’ottobre 2003 ed entrato in vigore nel luglio 2004. Tale programma permette alle PMI interessate, incluse le società cooperative, di stabilire joint-venture con un socio italiano ed accedere alla linea di credito che viene utilizzata per l’acquisto di beni, materie prime ed intermediari di produzione, trasferimento di tecnologia, formazione, assistenza tecnica e commerciale, licenze e brevetti industriali. I beni ed i servizi finanziabili devono essere almeno per il 50% di origine italiana e, per la restante parte, di origine uruguayana o di altri Paesi dell’America Latina. Il secondo programma, relativo alla concessione di un credito d’aiuto di 15 milioni di euro per un intervento a favore del sistema sanitario pubblico uruguayano, è stato sottoscritto nel novembre 2003 attraverso un Memorandum d’Intesa tra i due governi, che è entrato in vigore nel giugno 2005. Tale seconda linea di credito aiuterá il sistema sanitario pubblico dell’Uruguay a far fronte alle necessità della popolazione, attraverso l’acquisizione di beni (medicinali, attrezzature mediche e logistiche) e servizi medici che dovranno essere almeno per il 50% di origine italiana e, per la restante parte, di origine uruguayana o di altri Paesi dell’America Latina.

In una situazione caratterizzata dall’assenza di investimenti locali in Italia ed in considerazione delle persistenti forti restrizioni di accesso al credito, le varie forme di collaborazione industriale e la costituzione di joint-ventures, con conseguente fornitura di tecnologia italiana , sembrano al momento le iniziative con maggiori probabilitá di successo, secondo l’ICE. Seguendo la recente tendenza, ulteriori investimenti italiani possono riguardare il settore agrozootecnico (acquisto di terreni in particolare), ortofrutticolo (soprattutto ai fini della produzione per il mercato europeo in controstagione) e ambientale, finalizzato al trattamento dei residui.

Tra i fattori che favoriscono gli investimenti in Uruguay, lo studio di “Uruguay XXI” (parte 1,b) individua: la stabilità politica; la libertà finanziaria e di cambio; l’esistenza di un quadro legale definito ed il grado di apertura dell’economia. Altre condizioni positive sono il buon livello delle risorse umane e la facilità di accesso agli altri mercati del Mercosur. Minore rilevanza hanno le esonerazioni tributarie ed i vantaggi di natura fiscale e la sicurezza fisica personale. La normativa uruguayana concernente gli investimenti esteri è, in effetti, relativamente liberale. In generale, investitori nazionali e stranieri godono di uguali diritti e doveri.

Tra i più significativi ostacoli che si frappongono agli investimenti esteri si segnalano: le dimensioni ridotte del mercato locale, sebbene, nella prospettiva di un effettivo approfondimento del processo di integrazione regionale, l’Uruguay aspiri a diventare la vera “porta d’ingresso” del Mercosur; la perdurante vulnerabilitá del sistema bancario locale, travolto dalla crisi finanziaria del 2002; la mancanza di regolamentazione di alcuni settori significativi dell’economia nazionale; i frequenti cambi della normativa di riferimento che non garantiscono il quadro giuridico necessario per il rispetto dei contratti; la percezione degli investitori stranieri di ricevere un trattamento diseguale rispetto a quello delle imprese nazionali (nonostante il governo, attraverso la Legge n. 16906 del 1998, promuova e protegga gli investimenti senza discriminazioni fra quelli stranieri e quelli locali); lo scarso sviluppo delle rete infrastrutturale. Gli effetti negativi del tradizionale interventismo statale nell’economia, che si concretizzano in alti costi dello Stato, nella presenza di monopoli pubblici, in un’asfissiante burocrazia che paralizza l’iniziativa privata ed in oneri sociali molto elevati, sono ulteriori fattori che contribuiscono a limitare il potenziale di attrattiva del mercato uruguayano, malgrado l’attuale basso costo della manodopera e la forte svalutazione subita dal peso uruguayano rispetto al dollaro nel corso del 2002.

 

 

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