Porte aperte tra Lombardia e Ticino — Lombardi nel Mondo

Porte aperte tra Lombardia e Ticino

Ennesima diatriba tra Italia e Svizzera, Lombardia e Canton Ticino, che vede contrapporsi due territori contigui sull’opportunità di chiudere o meno, durante la notte, 6 dei 16 valichi di confine tra le province di Como e Varese

Non sarà necessario abbattere il cancello a spallate, come ha minacciato un sindaco di uno dei piccoli comuni di frontiera a rischio isolamento, ma è assolutamente urgente incontrare gli amministratori ticinesi. Solo così si potrà risolvere quest’ennesima diatriba tra Italia e Svizzera, Lombardia e Canton Ticino, che vede contrapporsi due territori contigui sull’opportunità di chiudere o meno, durante la notte, 6 dei 16 valichi di confine tra le province di Como e Varese.
Ma dietro c’è tutta la tensione che negli ultimi anni è montata su varie questioni, vere o fittizie, opportunamente cavalcate dai partiti d’oltreconfine, e che ora rischia davvero di scoppiare. 
L’ultima vicenda è, appunto, quella dei valichi. La commissione speciale Rapporti tra la Lombardia e la Confederazione svizzera, creata in seno al Consiglio regionale, ha ascoltato in audizione i comuni interessati dalla ipotetica chiusura, ovvero Colverde, Bizzarone, Ronago, Dumenza, Cremenaga, Saltrio e Clivio. 
“Il problema della sicurezza riguarda entrambi i lati del confine, per questo dobbiamo cercare di lavorare assieme – dice il consigliere comasco Luca Gaffuri -. Così come stanno mettendo le cose gli svizzeri, non si fa altro che esasperare una situazione che è già molto tesa. Chiudere i valichi unilateralmente, senza un accordo preventivo, comporterebbe ripercussioni economiche per i nostri paesi di frontiera. È assolutamente urgente sedersi tutti attorno a un tavolo e discuterne assieme”.

E la conferma è venuta proprio dall’audizione dei sindaci: “Dopo aver sentito quello che in parte sapevamo già, ovvero che sono valichi frequentati e che addirittura quando un tempo erano chiusi, durante la notte, proprio la Svizzera premeva per la loro apertura 24 ore, non abbiamo potuto che ribadire l’importanza di avere in audizione i sindaci del Canton Ticino, cioè proprio coloro che stanno appena di là dal confine e che sono interessati al pari dei nostri all’eventuale chiusura – aggiunge Gaffuri assieme al collega varesino Alessandro Alfieri -. Ascoltare i nostri sindaci è stato interessante, ma la Commissione ha un senso se i problemi li risolve, non solo se li conosce”. 
I due consiglieri Pd fanno anche presente che “leggendo la documentazione ufficiale del Canton Ticino, si capisce come la chiusura dei valichi sia solo un tentativo di ottimizzazione delle forze di polizia per rispondere alle difficoltà che ci sono nel presidiare efficacemente il territorio. Quindi, gli stessi problemi che abbiamo noi da questa parte. Non si vede come la soluzione possa risiedere in una chiusura repentina di alcuni valichi che invece sono fondamentali per l’economia delle due zone”. 
Perciò, la risposta non è in una guerra di confine, ma “in una collaborazione efficace che deve partire principalmente dai territori. Ecco perché è importante che il confronto avvenga tra le comunità che vivono a cavallo del confine, prima che attraverso i canali ordinari”, concludono Gaffuri e Alfieri. 
Un primo momento di confronto potrebbe già esserci a breve all’interno della Regio Insubrica, la Comunità di lavoro transfrontaliera, che ha ottenuto la convocazione di un tavolo che tratterà la questione.

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