L’emigrazione valtellinese in Australia (1860-1960) nelle lettere degli emigranti – terza parte, lo sviluppo del fenomeno migratorio — Lombardi nel Mondo

L’emigrazione valtellinese in Australia (1860-1960) nelle lettere degli emigranti – terza parte, lo sviluppo del fenomeno migratorio

In questo capito presentiamo i primi anni delle migrazioni valtellinesi, approfondendo i significati e le aspettative racchiuse in questa vicenda storica

Forse, come avevano temuto gli oppositori dell’emigrazione, alcuni dei primi migranti per l’Australia erano stati attirati dai racconti dell’oro o di un paese della cuccagna diffusi dagli agenti dell’emigrazione, ma qualsiasi illusione di questo genere ebbe vita breve. Gli emigranti “temporanei” non si mettevano in viaggio verso una generica “Australia”: si dirigevano verso località specifiche, alla ricerca di un lavoro ben preciso. In Australia si potevano realizzare dei buoni guadagni, ma al prezzo di una fatica assai dura e priva di qualsiasi attrattiva e con grande sacrificio personale, il piu delle volte impegnandosi nel massacrante lavoro di taglialegna in aree remote, o tagliando canna da zucchero nella calura tropicale, o rischiando la vita nel sottosuolo delle miniere. La retorica impiegata dagli emigranti nella descrizione dei loro viaggi e’ rivelatrice: “fare sacrifici” era il termine usato per parlare di tali emigrazioni. L’Australia era diventata celebre non come paese della cuccagna, ma come luogo di duro lavoro. Essendo emigrati temporanei, di norma essi partivano senza sapere la lingua; non portavano con se le donne di casa o le famiglie e prima di partire non vendevano i loro possedimenti. Il loro obiettivo era quello di realizzare i massimi profitti nel piu breve tempo possibile, nella speranza di un rapido rientro a casa. Probabilmente partivano con poche illusioni. L’idea era quella di farsi stoicamente carico del fardello, tenere duro e sperare che la salute reggesse. Normalmente non c’era intenzione alcuna di insediarsi stabilmente.

La presenza in Australia dei lombardi, e specialmente di persone originarie della Valtellina venne notata dai consoli e dagli agenti consolari italiani dopo la scoperta dell’oro nello stato Vittoria nel 1851. I Valtellinesi dovevano la loro presenza in quelle zone all’attivita degli agenti delle società di navigazione che operavano nelle cittadini svizzere a poca distanza dal confine, nella Valle di Poschiavo, nel Canton Grigioni, storicamente la meta piu comune degli emigranti stagionali della Valtellina. Dopo i primi pionieri, l’Australia divento’ parte del mondo riconosciuto e tale riconoscimento influenzo’ grandemente  l’andamento delle future emigrazioni. In Valtellina le possibilita’ di guadagnare denaro erano poche persino nei periodi di maggior benessere: la fama dell’Australia quale fonte di guadagni si impose stabilmente. Tra l’altro essa stava diventando destinazione regolare di quanti speravano di aumentare le proprie ricchezze, e non solo dei piu disperatamente bisognosi. Si trattava di emigrati temporanei intenzionati a fare fortuna. Si trattava di contadini e, con una stragante maggioranza, di maschi in eta’ lavorativa, sulla ventina o sulla trentina, meta’ dei quali celibi e altrettanti coniugati, molti con prole. Il desiderio di queste persone era quello di uscire dal circolo della poverta’, che ne’ il governo, ne’ le istituzioni di beneficenza avevano alleviato. I cattivi raccolti, l’elevato costo della vita, la carenza di lavoro e il pesante carico delle tasse e delle imposte erano tutti fattori responsabili delle partenze. In quel periodo le notizie di chi tornava dall‘Australia erano “eccellenti” a differenza di quelle provenienti dall’America. I rimpatriati avevano descritto il trattamento sfavorevole a loro riservato dalle autorità e dai datori di lavoro in America, mentre in Australia si erano dimostrati tutto sommato ospitali. In Valtellina si era formata una cultura dell’emigrazione, specialmente in Australia, garantendo in tal modo che anche negli anni a venire la maggior parte degli emigranti avrebbe seguito i percorsi gia battuti. Diversi furono gli itinerari che si aprirono in Australia a partire dal 1890: i piu importanti avrebbero condotto gli emigranti in Australia Occidentale (nelle regioni ove si concentravano le attivita estrattive e dello sfruttamento del legname) e, specialmente dopo la prima guerra mondiale, nelle regioni settentrionali del Queensland (presso le piantagioni di canna da zucchero). Per tanti anni i migranti conquistarono passa a passo ogni giorno un nuovo spazio frutto del loro sudore, al punto che iniziarono a prendere in considerazione di stabilirsi alla fine in quel paese. Era possibile cominciare a notare in queste persone i cambiamenti di aveva deciso di rendere l’Australia la sua nuova patria. La loro vita era semplice ma decorosa, e in cui le tradizioni e le abitudini paesane si amalgamavano con forme piu moderne e meno proletarie della vita anglosassone. Si abbruttivano tutto il giorno nei campi a trascinare gli aratri, ma quando tornavano a casa alla sera facevano un bel bagno e dopo cena scendevano in paese con la loro automobile per andare al cinematografo. A tavola la base erano sempre i grossi calibri della cucina indigena, ma tra le fumanti montagne di maccheroni, le tonnellate di insalata grondante d’olio circolavano le tazze di te e le fette di pane imburrato.

 

Fonte: Jacqueline Templeton, “Dalla montagne al bush, l’emigrazione valtellinese in Australia (1860-1960) nelle lettere degli emigranti”, Museo etnografico tiranese, 2001

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