Emigrazione Italiana e Fascismo in Venezuela. Capitolo 6.5 — Lombardi nel Mondo

Emigrazione Italiana e Fascismo in Venezuela. Capitolo 6.5

Dopo i fatti che segnarono l’inizio di una certa freddezza tra governo venezuelano e la presenza e della attività dei Fasci, tra il giugno 1939 e il gennaio 1942 queste istituzioni divennero oggetto di attacchi sempre più generalizzati, non solo da parte della stampa, a anche da parte dello stesso governo venezuelano. Di Lorenzo D. Belardo
EMIGRAZIONE ITALIANA E FASCISMO IN VENEZUELA

Storia degli italiani in Venezuela tra il 1840 e il 1939. Di Lorenzo D. Belardo

 

Gli ultimi anni del Fascio in Venezuela

Dopo i fatti che segnarono l’inizio di una certa freddezza tra governo venezuelano e la presenza e della attività dei Fasci, tra il giugno 1939 e il gennaio 1942 queste istituzioni divennero oggetto di attacchi sempre più generalizzati, non solo da parte della stampa, a anche da parte dello stesso governo venezuelano.

Dai Rapporti dei rappresentanti diplomatici italiani, è possibile evincere che anche la popolazione appoggiasse l’operato del proprio governo nei confronti di queste organizzazioni: “La stampa locale mette in grande rilievo i provvedimenti contro il fascismo e il nazismo adottati dalle autorità del Venezuela che hanno portato alla chiusura di varie scuole tedesche ed italiane e alla soppressione di alcuni giornali di propaganda fascista. Le masse operaie venezuelane collaborano col governo del Generale Lopez Contreras che, secondo la stampa, confermerenne cosí la sua convinzione democratica ed il profondo desiderio di conservare la libertà cittadina”.

Lo stesso giorno una nota partiva dalla Legazione italiana di Caracas, informando il Ministero di Roma della presentazione di un disegno di legge “Contro le attività politiche straniere in Venezuela che riguarda le nostre seguenti istituzioni : Fascio, Dopolavoro, O.G.E., U.N.U.C.I., Associazione Nazionale combattenti”.

Il ministro Tallarigo, succeduto a Caffarelli, suggeriva che le attività delle suddette associazioni, nonché delle scuole venissero raggruppate nell’ente “Denominato «Casa d’Italia», il cui statuto non contrasta con le disposizioni del disegno di legge; tale operazione dovrebbe essere effettuata prima dell’ approvazione della legge stessa”.

La legge di cui al telegramma di Tallarigo, veniva approvata l’8 agosto successivo. Essa sanciva la fine delle associazioni fasciste in Venezuela, poiché le nuove disposizioni, non solo apparivano molto più limitative rispetto alle precedenti «leggi sugli stranieri», la rispecchiavano la volontà delle autorità venezuelane di eliminare una presenza che né le forze politiche, né l’opinione pubblica, influenzata dalla propaganda statunitense, mostravano di voler tollerare. Il contenuto di tale legge fu esposto, con amare considerazioni, nei documenti contenuti nel <<Quaderno Segreto del D.G.A.G.>> nº 66, dedicato alla situazione politica in Venezuela tra il 1938 e il 1939 (135): “…la Legge ampia e dettagliatissima é entrata in vigore l’8 agosto scorso. Essa vieta agli stranieri ogni attività politica con particolare riguardo alle dottrine totalitarie. Tale Legge rappresenta da un lato una concessione ai principi affermati a Lima e in genere agli ideali democratici di cui si nutre quotidianamente questa opinione pubblica, dall’altro il risultato di pressioni, non sempre individuabili, esercitate da tutti quegli elementi che o per rancori personali (rifugiati spagnoli ed ebrei tedeschi), o per interessi politici o economici, non si lasciano sfuggire alcuna occasione per attaccare le nazioni totalitarie. Dal punto di vista della collettività la Legge ha portato allo scioglimento delle organizzazioni fasciste; i connazionali si sono riorganizzati in una Associazione unica denominata «Casa d’Italia»”.

La Legge del 7 agosto 1939 (136) ampliava rendendole più rigorose le norme di analoghi provvedimenti precedenti. In pratica vietava di esercitare qualunque attività individuale o collettiva che fosse in relazione con la politica sia del paese ospite che di altro paese; essa proibiva qualsiasi associazione che avesse come scopo la propaganda o la diffusione di idee, dottrine e norme d’azione di partiti politici esteri sia nei confronti dei connazionali che tra i venezuelani. La nuova normativa proibiva, pena severissime sanzioni, l’uso di distintivi, divise, insegne e simboli di partiti politici stranieri; naturalmente era vietato organizzare assemblee o riunioni di carattere politico e di propaganda. In realtà questa norma appariva già nella Legge sugli stranieri del 1936 però era stata invocata solo nel 1938 in occasione della posa della prima pietra dell’edificio «Casa degli Italiani», la cui cerimonia era stata inaspettatamente interrotta dal prefetto Bacalao Silva, come abbiamo visto in precedenza.

Poiché all’art.8 questa legge sanciva il divieto di “Appartenere a società o ad associazioni che abbiano o no personalità giuridica le quali esercitino, direttamente o indirettamente, propositi politici o fini culturali e sociali connessi a fini politici”, con ogni probabilità essa segnò la fine delle associazioni fasciste politicamente più esposte, mentre restavano in vita le associazioni, i gruppi, i clubs e altri centri di esclusiva attività benefica o culturale da cui fosse escluso comunque ogni fine o proposito politico. Le suddette associazioni erano tuttavia, sempre secondo la Legge in questione, obbligate a tenere un libro degli atti e delle risoluzioni a disposizione delle autorità venezuelane per consentire il controllo delle loro attività.

Comunque le associazioni italiane come la scuola e il Dopolavoro poterono proseguire la propria attività e si poterono continuare i lavori di costruzione della «Casa degli Italiani» che saranno completati nel 1940.

Diverso fu il destino degli organi di stampa del Fascio,<<La Patria>> e <<El Eco de la Patria>>, che cessarono immediatamente le pubblicazioni, mentre si fermarono tutte le attività di tesseramento e di propaganda, comprese le proiezioni di pellicole che erano state tra gli strumenti più validi a disposizione del Fascio di Caracas per la diffusione delle idee e per la propaganda delle opere del regime fascista.

La soluzione di raggruppare le associazioni fasciste sotto la unica denominazione «Ente Casa d’Italia» era stata presa dopo segrete consultazioni della Legazione italiana con gli Incaricati d’Affari di Germania e Spagna e col Dirigente della Falange Spagnola (organismo analogo ai Fasci) che rischiavano le stesse limitazioni dalle autorità locali, dopo gli analoghi provvedimenti già presi dai governi Boliviano e Argentino

In attesa che si completasse la costruzione dell’edificio della <<Casa degli Italiani>>, le associazioni furono tutte ospitate nella sede del Consolato, dopo aver eliminato tutte le indicazioni e insegne all’esterno del fabbricato: “Nessuna indicazione particolare distinguerà i vari uffici, pur rimanendo gli uffici del Consolato nettamente distinti da quelli delle altre Istituzioni; gli archivi del Fascio e del Dopolavoro appariranno come una dipendenza dell’Archivio del Consolato”.

Il 21 luglio 1941 veniva inaugurato il palazzo che ancora oggi é sede della Casa d’Italia di Caracas. La sua costruzione era iniziata nel luglio 1938 dando luogo ai primi episodi di conflittualità manifesta tra il governo locale e la Rappresentanza diplomatica e il Fascio cui si é accennato. La Casa d’Italia venne adibita a sede delle scuole e delle istituzioni italiane, fino a quel giorno ospitate anonimamente nella palazzina del Consolato.

Intanto la campagna ostile contro le associazioni fasciste presenti sul territorio venezuelano si allargava facendo breccia in sempre più larghi strati sociali, ponendo i nostri connazionali, oltre che le Istituzioni in una posizione di grave disagio.

In uno rapporto telegrafico del 1941, il Ministro plenipotenziario Di Giura descriveva le condizioni di lavoro e quelle psicologiche degli imprenditori e dei semplici operai italiani in quel periodo. Egli sottolineava come le attività degli italiani fossero circondate da sospetto e animosità. Ora che l’Italia fascista si presentavacomeun nemico per tuttoil continete americano, quella orgogliosa italianità, che era diventata per opera del regime, sinonimo di fascismo, era guardata con un odio alimentato nell’opinione pubblica dalla stampa locale la quale: “Per interesse o settarismo o per imposizione pubblica ogni giorno falsità e calunnie contro nostro paese e nostre istituzioni, non ostante ripetuti reclami ufficiali e ufficiosi di questa Legazione”. Ad avviso del ministro Di Giura tutti quei soggetti, giornali, strutture ufficiali, opinione pubblica erano condizionati dalla propaganda e dalle pressioni anche economiche delle potenze anglosassoni. Il telegramma citava l’esistenza di «Liste Nere» stilate dagli angloamericani per boicottare le ditte delle nazioni nemiche; in queste liste erano comprese cinque ditte italiane che tuttavia, a parere di Di Giura “Non avevano subito grossi danni dalla chiusura dei crediti e dal clima di sospetto, per l’intelligente attività dei connazionali che han saputo finora superare ostacoli di diverso genere”.

Come si é accennato le organizzazioni fasciste in tale atmosfera di sospetto che si rese più palpabile con l’attuazione della Legge sugli stranieri del 1939, continuarono ad operare in clandestinità, mascherandosi nella denominazione di «Ente Casa d’Italia» e fu questo Istituto che continuò pure il tesseramento che veniva effettuato con le massime precauzioni onde evitare incidenti pregiudizievoli ai connazionali e a questa stessa Legazione”.

Il telegramma del Ministro ci da altre informazioni preziose circa la consistenza dei fascisti tesserati in quell’anno 1941: “200 in Caracas, cui vanno aggiunti quelli di Puerto Cabello, Valencia e Duaca”. Questo dato se messo a confronto con quanto affermato da Caffarelli nel telegramma del 6 luglio 1938 sui “1000 connazionali” riuniti in occasione della posa della prima pietra della «Casa degli Italiani», ci da la misura del progressivo distacco dei membri della colonia dalle organizzazioni del partito, man mano che la situazione locale si faceva ostile alla presenza fascista e alle sue manifestazioni. Già in quell’occasione, molti responsabili delle sezioni dei Fasci s’erano dichiarati impossibilitati ad intervenire inviando telegrammi di scuse al Segretario del Fascio di Caracas Franco Roversi Monaco che dal 1937 aveva sostituito Carlo Silombria.

I telegrammi, che troviamo publicati nel <<Bollettino della Casa degli Italiani in Venezuela>> nº 3 del 1° agosto 1938, forniscono i nomi dei principali esponenti del partito fascista in Venezuela in quegli anni. Tra coloro che evidentemente non poterono esimersi dall’intervenire si trovano i Segretari e funzionari dei Fasci : quello di Valencia é rappresentato da Adolfo Vacchelli, Vittorio Motolese, Giovanni La Manna, Giovanni Liccardo, Gennaro Nocera, Angelo Rebonato, Giovanni Media, Giovanni Cogorno, tutti in rappresentanza del Fascio di quella città il cui Segretario Angelo Cogorno era stato impossibilitato ad intervenire. Da Puerto Cabello interviene l’Agente Consolare Gaetano D’Arago insieme al Segretario di quel Fascio Antonio Pizzolante.

Appare chiaro che molti fascisti avevano capito per tempo come non fosse più il caso di esporsi partecipando alle manifestazioni pubbliche. Il Fascio stesso, come si é detto, dovette ricorrere a partire dal 1939 ad una attività ridotta e praticamente clandestina, cosicché le operazioni di tesseramento divennero particolarmente laboriose e rischiose. Come Di Giura riferisce sul rapporto del 1941 citato: “L’operazione di tesseramento é necessariamente lenta non potendo essere effettuata che mediante la personale convocazione di ciascun camerata nel Consolato e non essendo possibile fidarsi della posta per mancanza necessaria riservatezza, il camerata Roversi Monaco collabora in questa operazione”.

Quando in seguito tutte le Istituzioni furono dislocate nel palazzo Casa d’Italia, l’Ente Casa d’Italia raccolse le attività culturali, ricreative, patriottiche, organizzò proiezioni di documentari Luce e l’ascolto di trasmissioni radio dall’Italia.

L’informazione dall’Italia in quel periodo fu inoltre assicurata dalla raccolta e pubblicazione quotidiana, curata dallo stesso Consolato, delle notizie radio dell’Agenzia Stefani. Sappiamo dal prezioso telegramma di Di Giura, che il Consolato ne stampa trecento copie (finanziate dal Ministero della Cultura Popolare e dagli stessi membri del Fascio di Caracas), le trecento copie vengono distribuite ai fascisti (i duecento tesserati di cui sopra) e alle autorità e ai giornali venezuelani i quali tuttavia, informa Di Giura, non ne danno più l’integrale traduzione “Per le minacce di rappresaglia espressamente formulate da parte britannica e americana”.

Antonella De Bonis

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