Viaggio in America (Terza parte) — Lombardi nel Mondo

Viaggio in America (Terza parte)

Filadelfia non è l’America italiana, ci mancherebbe altro, ma può essere un’America da analizzare con occhi molto più profondi di quelli del visitatore casuale che si ferma all’esteriorità e non riesce a visualizzare il tempo intercorso tra la prima migrazione e il prodotto della trasformazione. Come ad esempio l’Italian Market :

East Passuynk si trova nel cuore di South Philadelphia con la sede di Filitalia International  Foundation sempre più attiva nel compito di preservare e migliorare la conoscenza della lingua e della cultura italiana. Pur essendo in una zona che odora di Italia, è evidente che il passare degli anni, l’integrazione, e il continuo rimescolamento hanno lasciato il segno. Si notano i segni del decadimento e del cambiamento etnico, il tentativo di mantenere il contatto con il passato e il desiderio di adeguarsi italianamente al futuro. Tanti concetti astrusi che si traducono in possibilità per l’Italia di avere maggiori relazioni commerciali e culturali con gli italo americani e gli americani di origine italiana  che sembrano essere latitanti. La colpa è da attribuire agli uni e agli altri, ma per quanto mi riguarda ho trovato soltanto voglia di ricucire, ritornare, essere italiani.

Ad esempio East Passyunk è a pochi isolati dall’Italian Market di Philadelphia, il tipico mercato rionale con le bancarelle di vendita che si estendono lungo i marciapiedi tra Wharton e Christian Street lungo la South 9th Street. In questa zona poco fuori i limiti della città vecchia disegnata da William Penn gli italiani si stabilirono a partire dal 1880. Un totem ricorda che lo sviluppo della zona è da attribuire a Antonio Palumbo che accolse nella sua casa pensione centinaia di emigranti, alcuni dei loro discendenti diventati prima venditori ambulanti so no tra i bottegai storici dell’Italian market.

Ancor oggi il negozio di Fiorella, fondato nel 1892,  continua a vendere salsicce  secondo lo stile italiano, salsicce di fegato, di formaggio e le immancabili cotolette di maiale. Il registratore di cassa dorato della National Cash Register è un pezzo d’antiquariato di immenso valore, tanto quanto le fotografie degli avi e i ritagli di giornale con le interviste di rito. Il business non è più quello di un tempo. E’ così dappertutto, ed è difficile sopravvivere seguendo al tradizione soprattutto perché sono cambiati i gusti degli italiani e sono arrivati altri gruppi etnici con le loro specialità.

Stesso discorso per Jules & Elia Esposito – Esposito’s Porchetta. Il negozio è incredibilmente sommerso da carne di tutti i tipi  con il tradizionale maialino arrosto disossato e la porchetta di maiale e manzo a farla da padrone. Negozi che resistono e che attraggono clienti da tutte le parti della città oltre naturalmente ai turisti.

L’isolato a prevalenza italiano con i suoi fruttivendoli, macellerie, panetterie, caffè, negozi di generi alimentari importati dall’Italia e ristoranti riveste una grande importanza per la comunità italiana che crede ancora in questa attività commerciale che lega a eventi come il Festival annuale della South 9th Street e a promozioni coordinate dal nuovo visitor center aperto al 919 S. 9th Street. E’ importante resistere e contrastare l’avanzata, a dire il vero poco qualificata e pacchiana, sia dei cinesi e soprattutto dei messicani che hanno una cultura gastronomica nettamente diversa, se non inferiore a quella italiana. Anthony’s e il suo cioccolato e Italian cafè, il negozio di Di Bruni’s Bros., Fante’s, Sgro’s, Giordano’s e Anastasio’s sono alcun i dei cognomi ricorrenti. Più in là, dal 1930 Pat serve gli steak sandwich più famosi d’America.

Un negozio di dischi usati, ancora chiuso, sono solo le nove di mattina, offre degli LP gratis. Scartabello tanto vedere e mi fermo di botto. Non posso crederci : un LP di Vince Guaraldi at Grace Cathedral, San Francisco, California.. E’ un disco che sto cercando da tempo. Guaraldi, pianista e compositore di Mill Valley, California, discende da una famiglia di Cento, Ferrara, emigrata prima a Plymouth e poi in California. Parte integrante di un saggio che sto scrivendo sull’emigrazione da Renazzo – Cento.

Un totem illustra la storia dell’Italian Market. Posto di fronte al murale dedicato a Frank Rizzo, sindaco di Philadelphia, ricorda la predominante presenza italiana destinata a non indietreggiare di fronte all’incalzare di forze esterne.

Gli italiani sembra abbiano deciso di fermarsi, di ristrutturare e  rinnovarsi in tutti i sensi. In questo modo l’Italian Market non è soltanto un mercato ma un luogo di incontri,eventi con ristoranti e caffè alla moda. Molte scene di film, come quelli di Rocky, sono stati girati qui e hanno contribuito alla nuova popolarità e alla riscoperta di South 9th Street.

L’Italia che non ti aspetti perché non è Little Italy, ma un laboratorio sempre in movimento

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

18 giugno 2012

 

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