Si “nazionalizza” anche in Bolivia — Lombardi nel Mondo

Si “nazionalizza” anche in Bolivia

“Un nuovo modello di sviluppo, una via sudamericana al benessere: è questo il motivetto popolare alla Casa Rosada che si è diffuso anche oltre confine, nella Bolivia di Evo Morales.

Il Presidente indigeno martedì scorso ha annunciato la nazionalizzazione: si tratta dell’intero pacchetto azionario della filiale di REE (la Red Eléctrica Española) TDE (Transportadora de Electricidad) che gestiva la maggior parte della distribuzione della corrente elettrica nel Paese, il 74%, ora in mano statale”. La politica boliviana e, più in generale, quella sudamericana è commentata da Stefania Pesavento in questo articolo pubblicato da “Gente d’Italia”, quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia.

“Tuttavia, se vogliamo paragonare ciò all’espropriazione di YPf in Argentina le differenze sono ben evidenti. A Buenos Aires sono numerosi i murales inneggianti alla nazionalizzazione delle risorse energetiche, patrimonio del popolo. E la gente ha accolto la notizia in maniera positiva. Se non tutti inneggiano al Kirchnerismo salvapatria, molti sono d’accordo con la manovra presidenziale. “E’ ora di finirla con i residui del colonialismo spagnolo”, ci ha confidato Ricardo, un giovane argentino residente in Uruguay e attivo sostenitore di un cambio nella politica del suo Paese. le risorse dunque, si possono gestire in proprio e “l’era del colonialismo è finita, è giunto il tempo per la Spagna di badare un po’ al suo giardinetto, viste anche e soprattutto le condizioni in cui versa l’economia”.

In Bolivia il pensiero nazional – popolare è ben diverso. I boliviani sono più critici verso queste decisioni e la maggior parte della popolazione non vede bene la nazionalizzazione, anche perché ciò che li preoccupa di più sono i problemi sociali e relativi alla politica economica che grazie al fenomeno TDE vengono spostati in secondo piano, almeno per un po’. Alzare il capo, dire no al capitalismo straniero, deve tenere in considerazione le conseguenze che l’indipendenza porta con sé.

Secondo l’ex Ministro di Governo Alfredo Rada: “Ciò permette di recuperare la sovranità che durante il neoliberalismo fu privatizzata e transnazionalizzata. Abbiamo rafforzato l’economia a tal punto che possiamo farci carico di tutta l’infrastruttura”.

Non una data casuale quella scelta da Morales: il primo maggio, che ha già visto riportare notizie similari durante gli ultimi anni. Il primo maggio 2008 era toccato alla Compañía logística de Hidrocarburos, in mano a peruviani e tedeschi e ad Entel, una filiale di Telecom. Ma non solo. Anche la maggior parte delle azioni di Chaco (impresa petrolifera) di Panamerican Energy (del gruppo British Petroleum) Andina (filiale di Repsol YPf) e Transredes (trasporto di idrocarburi partecipata di Ahsmore – UK e della anglo olandese Shell).

Il primo maggio 2009 era stata la volta di Air BP, filiale di British Petroleum, mentre nella stessa data del 2010 sono state nazionalizzate quattro grandi compagnie elettriche: Corani, (legata alla francese GDf Suez) Guaracachi (il principale azionista era Rurelec PlC, con una quota del 50%) Valle Hermoso, (il capitale della quale era per metà collegato a The Bolivian Generating Group de la Panamerican de Bolivia) e la cooperativa distributrice Empresa de luis y fuerza Eléctrica de Cochabamba. (In tutto sono una ventina le nazionalizzazioni realizzate a partire dal 2006).

Un’azione che di primo acchito profuma di populismo e di tentativo di sviare l’attenzione dai gravi problemi sociali del Paese. La critica alla politica economica è infatti feroce e la gente che è scesa in strada martedì non l’ha fatto per “felicitar al Presidente”, ma per rivendicare un salario minimo di 830 euro mensili, necessari a soddisfare le necessità di base, oltre che per supportare la causa dei lavoratori del settore sanitario e i medici stipendiati che sono in sciopero da ben 34 giorni (pur garantendo i servizi di emergenza). Una strategia alla Kirchner, per concentrare l’attenzione della gente e fortificare l’orgoglio nazionale. Non una novità. “Questa impresa prima era nostra, e quello che era nostro, ora lo stiamo nazionalizzando”, ha dichiarato Morales, che con la nazionalizzazione di TDE ora controlla il 74% delle linee di trasmissione elettrica del Paese.

Dopo YPf un altro colpo basso alla già provata economia spagnola, che se poteva trovare respiro nel continente sudamericano ora sembra destinata ad un progressivo declino (si veda anche la perdita  del grado AA – da parte di Santander, ora scesa al gradino di semplice A e il degrado di altre banche iberiche, BBVA, CaixaBank e Bankia – secondo le valutazioni di fitch). E sembra proprio che le imprese energetiche spagnole siano uno dei target favoriti nel continente. Infatti, il precedente di YPf in Argentina non è stato il primo caso. nel 2006, il presidente boliviano aveva firmato il decreto supremo 28701 “Héroes del Chaco” che nazionalizzava e dava allo stato il controllo assoluto degli idrocarburi, seppellendo la precedente ley de Capitalización. YPf si era vista costretta, come le altre imprese straniere, a consegnare l’intera produzione alla statale YPfB (Yacimientos Petrolíferos fiscales Bolivianos).

“Se le imprese non rispetteranno la misura”, aveva dichiarato Morales “la faremo rispettare con la forza”.

Un primo maggio 2012 che ha visto militari e poliziotti prendere possesso delle installazioni di TDE a Cochabamba e porre fine al “dominio straniero”. Non un’area qualsiasi questa, dove Morales è stato attivo all’inizio del secolo nella denominata Guerra dell’acqua, che gli ha aperto la via alla Presidenza grazie alla sua eccellente direzione del sindacato dei cocaleros. In quell’occasione la privatizzazione dell’acqua, che aveva fatto lievitare i prezzi anche del 700%, aveva causato una vera e propria guerra di popolo, la prima del nuovo secolo. Oggi dunque la Cochabamba non può e non deve essere vista come una coincidenza. “Un riconoscimento al popolo boliviano che combatte per il recupero delle risorse naturali e dei servizi di base” ha detto Morales alla fine del suo discorso di martedì. Un Paese più industrializzato e più indipendente dall’esterno quello che vuole. Dal suo arrivo alla presidenza nel 2006 lotta per questo ideale, ma ad oggi non si può affermare che abbia raggiunto il suo obiettivo.

“E’ una misura che non risolve la grave crisi del settore energetico in Bolivia” secondo l’esperto Julio Alvarado. Questo perché in Bolivia si produce per esportare. Proprio il primo maggio è stato inaugurato un impianto di produzione di gas destinato primariamente all’export. Dove? In Argentina. Infatti, esistono degli accordi per cui la Bolivia dovrebbe rifornire questo Paese. l’impianto appartiene ad un consorzio formato da Repsol, British Gas y Panamerican, che hanno investito di 100 milioni di dollari e dovrebbero raggiungere una produzione quotidiana dai tre fino ai nove milioni di metri cubi.

Ci resta da capire come e se si liquiderà REE. Una nuova querelle con gli iberici? Pare proprio di no. Morales è molto cauto e la Spagna ha abbandonato la modalità di attacco utilizzata con la Kirchner. Le ragioni ufficiali della nazionalizzazione però sono pressoché le stesse “In sedici anni avevano appena investito 81 milioni di dollari, una media di cinque milioni l’anno” ha detto Morales. (fino al 2002 prima di TDE era Unión fenosa ad occuparsi della rete elettrica boliviana) “Siamo responsabili verso l’impresa, se quello che corrisponde loro implica restituire denaro, restituiremo. Se l’impresa ha investito, riconosceremo l’investimento e lo riconosceremo sempre”. Il documento che rende operativa la nazionalizzazione garantisce la continuità e la qualità e del servizio, mantenendo tra l’altro i posti di lavoro. Inoltre, TDE nominerà una società indipendente affinché valuti se e quanto vada reintegrato a REE.

Il problema ora è capire se effettivamente la gestione statale sarà efficace e se esistano i mezzi per renderla effettiva. La guerra dell’acqua è stata un successo, ma a dieci anni dalla sua fine lo stesso Presidente ha dichiarato che resta molto da fare. Certo, ci sono partner statali interessati all’affaire e l’avvicinamento all’Iran fa ben sperare i boliviani. la longa manus di Ahmadinejan si muove perché il continente non sia più di pertinenza statunitense e il suo progetto consiste nel dare un’alternativa a tutti i Paesi che lo desiderino. Non offre solo borse di studio ai giovani boliviani che vogliano recarsi in Iran, ma sovvenziona l’impresa del gas naturale e gli investimenti iraniani vanno dall’agricoltura all’idroelettrico, fino al cemento e alla produzione di latte. la nazionalizzazione di TDE insomma, dovrebbe ridare popolarità al presidente, la sicurezza di essere rieletto, ma esiste un margine di dubbio notevole, dovuto anche ad un errorino della stessa YPfB. Sembra infatti che il suo Presidente Carlos Villegas abbia preso accordi con multinazionali straniere affinché esplorino e sfruttino idrocarburi nell’area del TIPnIS (Territorio indígena y Parque nacional Isiboro-Secure) parco nazionale dal 1965 e territorio indigeno dal 1990. Un problema non trascurabile e che non lascia indifferenti i boliviani.

Il popolo deve essere informato previamente riguardo queste decisioni e chi ha fatto le leggi dovrebbe rispettarle. Infatti l’art. 359.I. della nueva Constitución Política del Estado dice che gli idrocarburi, qualunque sia lo stato in cui si trovano o la forma in cui si presentano sono proprietà inalienabile e imprescindibile del popolo boliviano. Il 362 prevede che i contratti per l’esplorazione e lo sfruttamento debbano essere approvati previamente dall’assemblea legislativa plurinazionale, e che al non esserlo risulteranno nulli. Buccia di banana. Basterà la TDE nacional ad ovviare al problema?”.

Fonte. (aise)

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