I Gravinese: due generazioni di artisti — Lombardi nel Mondo

I Gravinese: due generazioni di artisti

Il nonno, da semplice contadino a eccelso maestro fisarmonicista. Il nipote, dal noioso studente d’arte all’artista originale, eclettico e stupefacente di oggi. Di Jorge Garrappa

Il nonno, da semplice contadino a eccelso maestro fisarmonicista. Il nipote, dal noioso studente d’arte all’artista originale, eclettico e stupefacente di oggi.

Martedì 19 aprile 2011, alle 2.57, giungeva nella mia casella una mail dall’amica canosina, Giusy Del Vento. Parlava, tra l’altro, dello zio Gravinese -emigrato da Lavello- tornato un paio di volte al paese natio a trovare i suoi ed in seguito rientrato a Buenos Aires dov’era finalmente morto. Aggiungeva che aveva avuto due figli: una femmina, Annamaria, e un maschio, “Ciaccio”, ossia Vincenzo. Lo zio Mauro Gravinese suonava molto bene la fisarmonica. Tutto qui.

Dalla mia ricerca ho trovato Diego, nipote del Maestro Mauro Gravinese. Tramite lui ho preso contatto con suo padre: Mario “Ciaccio” Gravinese. Da quel momento in poi, io e lui, abbiamo scambiato un sacco d’informazione ed è cominciata un’incipiente amicizia.

Vincenzo “Chacho” Gravinese è l’orgogliosa cerniera tra due generazioni di artisti: quella di suo padre e quella di suo figlio.

Ognuno al suo tempo decise di percorrere la larga e lunga via dell’arte: il nonno, appassionato della musica e il nipote, della pittura e le arti visive.

Il nonno

Mario Mauro Gravinese era nato il 1° novembre 1905 a Lavello, provincia di Potenza, Basilicata.

A diciotto anni, cioè il 7 ottobre 1924, arrivava a Buenos Aires sul vapore “Duca degli Abruzzi”, essendo registrato come “contadino”.

Da piccolo studiava musica e suonava la fisarmonica. Poco dopo il suo arrivo cominciava a svolgere la sua passione musicale. Nel 1927 già suonava, dal vivo, presso le Radio LOY (Radio Belgrano), LOZ e LOQ di Buenos Aires. In seguito aveva anche successo a Rosario (Santa Fe) suonando in Radio F2 e F5 della città.

Nel 1928 si presentava al Cinema “Italia” di Maximo Paz, al Cinema “Moradillo” di Chivilcoy, al Teatro “Italia” di Zarate e al Cinema “La Estrella” di Ramallo, includendo nel suo repertorio la “Cavalleria Rusticana” di Mascagni, la “Tosca” di Puccini, “Il Trovatore” di Verdi e il “Notturno” di Chopin. In altrettante presentazioni suona pure tango, valzer, musica folk ed anche Style, Zamba e Marcia.

Nell’aprile del 1930 si presenta a Villa Constitucion e San Nicolas. Il 26 marzo 1931, torna a Chivilcoy, stavolta al Cine-Teatro “Metropol” e al Cinema “Mireya” di Villegas.

Proprio in quell’anno (1931), Mauro torna in Italia per ritrovare i suoi cari. Durante la sosta nel “Bel Paese”, i giornali gli dedicano qualche riferimento. Il “Giornale di Basilicata” nell’articolo intitolato “Concittadino che si fa onore” commenta: “Apprendiamo con vero piacere dal periodico “La Razon” del 26 marzo, che il nostro giovane concittadino Mauro Gravinese di Giovanni, sta riportando magnifici successi musicali nei migliori Cine-Teatri di Buenos Ayres.” – e finisce – “Al nostro bravo concittadino che, partito da qui come semplice contadino, si è formato da se a forza di buona volontà, giunga il plauso sincero della sua lontana Lavello, che di tutto cuore gli augura nuovi e maggiori successi”.

Dopo una lunga “tournee” che lo porta a conoscenza di tutto il Paese, nel 1933, l’uomo che suonava la fisarmonica cromatica, diventava artista delle Radio: Prieto, LS6 del Pueblo, Argentina e LS10 Radio America, con il nome d’arte “Gravy”.

Il 26 dicembre 1933, attraversava il Rio de la Plata per suonare a Montevideo (Uruguai) nel Teatro “Artigas”.

Nel 1935, “Gravy” faceva parte del “Complesso Internazionale Radio del Popolo”, diretto dal pianista Michele Chiavetti e integrato anche dai musicisti: Alberto Del Monaco (violino), Enrico Tubino (violino), Michele Terlizzi (cello) e Giulio Bonato (basso). Alla Radio LS6 suonavano tutti i lunedì, mercoledì e venerdì.

Nel 1936, di preciso il 10 giugno, “nella maggiore intimità” consacrava la sua unione matrimoniale con Antonia Daniello -professoressa di taglio e confezione- che gli darà quattro figli, tra loro Mario -detto “Ciaccio”- nato il 3 febbraio 1939.

Il 1938, LS6 Radio del Popolo, lo vede far parte del complesso “Canzone di Napoli”, diretto dal maestro Antonio Pelaia.

“Il 23 maggio 1942 – ricorda Mario – Mauro aveva trentasei anni e subiva un incidente stradale nel capovolgere il pullman in cui viaggiava. In quell’epoca il bagaglio grosso si metteva accanto all’autista, strumenti musicali compresi”.

Con l’impatto contro una colonna, la sua fisarmonica andò a finire sotto il sedile del conducente, dopodiché l’autobus prendeva fuoco e lui, proprio disperato, risaliva sul pullman nel mancato tentativo di recuperare l’amata fisarmonica. Finirebbe con la fisarmonica bruciata e qualche ferita e ustioni lievi.

“Sui giornali dell’epoca (Critica), si sosteneva che era stato proprio lui a iniziare il fuoco nel salire sull’autobus capovolto e accendere un fiammifero che gli rendesse possibile trovare la fisarmonica. Poi si seppe che ciò non era mica vero” spiega Mario.

Quella fisarmonica fu talmente lamentata da lui che, sulla fotografia in cui appare, incorniciato con la sua fisarmonica, scrisse: “Era un’opera d’arte, non ho mai avuto un’altra simile e tanto meno dominarla come dominavo quella, era proprio una “seta …”.

A sostituirla conto con l’aiuto dei suoi fratelli residenti a Lavello: Giuseppe  ed Ernesto(pure lui fisarmonicista e organista) . Loro gli mandarono, dall’Italia, le “voci” cioè dei pezzi che costituiscono l’anima stessa della fisarmonica che, una volta qui, i fratelli Anconetani – famosi Luthiers – usarono a fabbricarli una nuova.

Fu autore di colonne sonore di genere diverso come Tango (Pionieri del Tango – Amico straniero, ecc.), Bolero (Ritorna Amore tra l’altro) e una Mazurca, forse la sua composizione più sentita: “La Lavellese”. Sullo spartito c’è una fotografia della Piazza dei Caduti e la Via Roma di Lavello, con la dedica: “Dedico di tutto cuore alla mia cara città che mi vide nascere”.

Mario Mauro Gravinese, detto “Gravy”, mancava alla Capitale dello Stato il 29 maggio 1976.

Il nipote

Diego Gravinese, nasce a La Plata, Buenos Aires, Argentina, 28 ottobre 1971. Aveva solo cinque anni quando il nonno Mauro scompariva.

A diciotto anni frequenta la Escuela Superior Nacional de Bellas Artes “Prilidiano Pueyrredon”, che abbandona sei mesi dopo per ricominciare l’anno seguente. Conosce Leandro Erlich e questa volta entrambi due abbandonano la scuola. Nel frattempo, conosce Ana Eckell, persona decisiva nella sua vita artistica che lo incoraggia a cominciare i suoi primi lavori pittorici.

A ventuno anni, monta la sua prima esposizione sull’opera “Mi primer Sopena” presso l’Espacio Giesso.

La galleria “Ruth Benzacar” gli propone di lavorare e, nel 1993, espone la mostra “Herencia” nel Casal de Catalunya.

Verrà “Everyone needs a Madonna” nel ’94, all’ICI e una nuova expo, nel 1995, presso la Fondazione “Banco Patricios”. Nel 2005 egli espone “Cita” al Zavaleta Lab.

Riceve numerosi premi ed esibisce nell’intero Paese, ma non solo. Le sue opere sono pure esibite in tutto il mondo: Buenos Aires, New York (dove si ferma per qualche tempo), Chicago, Los Angeles, Milano, Madrid, Parigi, San Paolo, Porto Alegre, Lisbona, Amsterdam, Berlino, Praga e Barcellona tra l’altro.

Espone in musei, gallerie, hotel e case. Diego Gravinese è un artista che emerge dal panorama estetico degli anni ’90, sviluppando un’ampia produzione, per lo più pittorica.

Il mondo della pubblicità, il consumo, i cartoni animati come pure le sue fotografie sono utilizzate sullo spazio del tessuto.

Ecco perche in questo modo costruisce un gioco di appropriazioni, dove personaggi reali si legano a quelli dei “cartoni animati”.

Le sue immagini producono un grande impatto visivo, intanto che possiedono riferimenti con la “pop art”, l’iperrealismo e i mezzi di comunicazione.

Diego lavora con l’acrilico, la matita e l’olio su tela, essendo quest’ultimo il metodo più usato nei suoi ultimi lavori.

Sul web si può anche vedere l’evoluzione artistica dal 1992 fino al 2010, evoluzione che si riflette più nella forma che nel contenuto, perche Diego continua a dipingere una realtà molto vicina che sorge dalla quotidianità più spontanea.

Il suo iperrealismo fotográfico ci si mostra vicino, con un’incredibile técnica che ha migliorato con gli anni e gli ha fatto diventare uno dei più grandi artisti del XXI mo. Secolo.

Diego Gravinese ci lascia pure una collezione di fotografie della sua opera e della sua vita su internet.

Due generazioni di lucani che lasciano, ognuna al suo tempo, una scia risplendente e incancellabile sull’oceano infinito degli arti superiori dell’intera umanità.

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo – 05/08/2011 jgarrappa@hotmail.com – jgarrappa@arnet.com.ar

 

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