Il Parco Più Bello d’Italia: il Vittoriale Un giardino così bello da somigliare a un’opera poetica — Lombardi nel Mondo

Il Parco Più Bello d’Italia: il Vittoriale Un giardino così bello da somigliare a un’opera poetica

Domenica 23 settembre, dopo un’attenta valutazione da parte di esperti del settore, è stato proclamato il vincitore della decima edizione del premio “Il Parco Più Bello d’Italia”. A vincere la corrente edizione, il Parco del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera (Bs). Uno spunto per concedersi una bella gita, alla scoperta dei misteri di uno dei parchi più ricchi e complessi del nostro Paese

Scelto tra una rosa di dieci finalisti, selezionati in primavera tra oltre ottocento parchi e giardini italiani, il parco del Vittoriale degli Italiani ha vinto il concorso per un motivo preciso: la poesia che emana e secondo cui è stato concepito dal suo ideatore: Gabriele D’Annunzio. Il poeta, infatti, dopo aver scelto nel 1921 Gardone Riviera come sua dimora, cominciò a concepire anche una “cittadella”, un luogo che doveva rappresentare materialmente la propria prodigiosa avventura di artista e di eroe. Da quella idea poetica nacque il parco stesso, oggigiorno definito dalla giuria del concorso: “La “Santa Fabbrica”. una creazione poetica – che si fa architettura, giardino, paesaggio – da annoverare fra le creazioni letterarie di d’Annunzio; una composizione dove al linguaggio simbolico delle parole corrisponde quello delle pietre, delle specie botaniche, dei cimeli, delle acque. È un luogo dove il committente è al tempo stesso il progettista, dove il Genio del presente dialoga con i Geni del passato. È una città-giardino, eremo e fortezza inespugnabile. È un percorso iniziatico; un luogo di memorie, sacro e al tempo stesso profano. Il Vittoriale è un giardino polimaterico di piante ma anche di parole scritte sulle pietre. È una quintessenza di luoghi teatrali, di emergenze e di massi erratici; dove anche le acque si fanno poesia. È giardino di più giardini, che a sua volta evoca altri giardini. È un giardino dei fiori e dei frutti simbolici. Il Vittoriale, infine, è giardino della vita e della morte.” Un’opera materiale che evoca in tutte le sue parti poesia. Un luogo fisico che ha vinto il premio di parco più bello d’Italia non solo per il suo fascino oggettivo ma anche per l’idea poetica che lo ha generato.

 

Il Vittoriale degli Italiani e i suoi giardini

 

Concepito come dimora personale di Gabriele D’Annunzio, il parco occupa un territorio di nove ettari attraverso cui di snodano architetture, piazze, viali e fontane, in un continuo rimando simbolico. Tra i tanti simboli, i più famosi sono sicuramente quelli legati alla Stanza del Lebbroso. Qui, infatti, la forma del letto – a metà tra quella di una culla e quella di una bara –  rimanda al significato della morte, che in realtà è vita; mentre il nome della stanza, dove è esposto un dipinto raffigurante San Francesco che abbraccia un D’Annunzio lebbroso, rimanda al concetto che il malato di lebbra (D’Annunzio) è in verità un uomo “signatus” (toccato da Dio), e quindi sacro. Un giardino, che è una vera esperienza di vita. Oltre ai simboli e ai rimandi concettuali Gabriele d’Annunzio progetta nel minimo dettaglio anche la composizione dei giardini dove i protagonisti assoluti sono: piante di oleandri, palmizi, acanti, rododendri, ma soprattutto cipressi ed ulivi, tra siepi di lauro e di mirto.

Per ogni dove fruttifica il melograno, che d’Annunzio elegge a emblema del suo sentimento del vivere e che, nel Frutteto, trova la sua apoteosi scultorea nell’opulenta Canefora di Napoleone Martinuzzi. Né manca, inquadrato in un’indimenticabile cornice naturale, un grande Anfiteatro all’aperto, oggi sede di una prestigiosa stagione teatrale estiva. Ma l’uomo del Vittoriale è anche l’eroe intrepido della Grande Guerra, l’interprete della più vera identità italiana uscita dalla prova del conflitto vittorioso. Non a caso nell’ala della Prioria detta Schifamondo è sorto nel 2000 il Museo della Guerra, il cui allestimento valorizza il prezioso patrimonio storico legato all’esperienza militare del poeta. Ma anche nel verde dei parchi prendono posto le memorie epiche e cruente della Storia, dai massi discesi dai monti delle grandi battaglie al Motoscafo MAS della celebre, temeraria Beffa di Buccari. E il visitatore dei Giardini Privati può ancora sostare stupito dinanzi all’invenzione scenografica che, in un folto boschetto di magnolie, avvicenda ai tronchi arborei i fusti di 17 colonne, simbolo di altrettante gesta gloriose. Qui, nel bosco sacro chiamato l’Arengo, d’Annunzio celebrava con i compagni più fedeli i riti commemorativi o iniziatici dell’esperienza di guerra. E dall’Arengo l’occhio è irresistibilmente sospinto verso l’apparizione più sbalorditiva, la prua metallica di una nave da guerra, la Puglia, incastonata nella collina. Ma il Vittoriale non è solo giardini e rimandi simbolici, il parco infatti custodisce anche famose opere d’arte frutto dell’ingegno di grandi artisti come Mimmo Paladino, Ugo Riva, Ettore Greco, Arnaldo Pomodoro. Opere straordinarie a cui si è aggiunta, durante le celebrazioni del 23 settembre, “Perché non son io coi miei pastori?” di Giordano Bruno Guerri. Infine, nell’angolo dei Giardini Privati, che il poeta aveva destinato a cimitero per i suoi amatissimi cani, è stata inaugurata una stele con una poesia che il Vate dedicò proprio a loro.

 

 

 

Per ulteriori informazioni a riguardo del Vittoriale: www.ilparcopiubello.it

 

 

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