Vittorio Bianchi — Lombardi nel Mondo

Vittorio Bianchi

Ai primi del ‘900 Vittorio Bianchi impersonò l’intraprendenza italiana e lombarda nel New Jersey.

Vittorio Bianchi nacque a Monza nel 1858 ed emigrò in America del Nord nel 1884, agli inizi della cosiddetta Grande migrazione. Si stabilì dapprima a Newark, New Jersey, dove avviò un’azienda commerciale di generi alimentari, che nel giro di un decennio, ebbe un discreto successo. La mal riposta fiducia in un parente gli creò problemi di liquidità. Affrontò la situazione coraggiosamente e saldò tutti i debiti in cui era incappata l’azienda, onde evitare una cattiva reputazione. Nel 1895 appariva nell’elenco degli elettori del distretto n. 2 di Newark assieme alla moglie Regina : era già ben integrato nel modo di vivere americano.

Nel 1896 si trasferì a  Orange, NJ, poco lontano da Newark,  oggi facilmente confondibile con le limitrofe East Orange e West Orange. Fu comunque a Orange che Bianchi si rimboccò le maniche per pagare i debiti e fondare, unico proprietario questa volta, la ditta “The Bianchi Co.”, negoziante all’ingrosso di vini e liquori. Il negozio, situato al numero 261 della Main Street, ovvero dell’arteria principale della città, nel 1906 era il più rappresentativo della città, e anche uno dei più accreditati dell’intero stato del New Jersey. Grande affermazione per Bianchi duramente colpito dalle avversità.

In quel tempo Newark era una città industriale con una discreta popolazione di origine italiana concentrata nel primo distretto. Dopo i cambiamenti dovuti al dissesto e al rinnovo urbano degli anni sessanta, la maggior parte degli italiani si è dispersa nei sobborghi del New Jersey ; secondo gli ultimi dati del 2000 la popolazione di origine italiana dello stato è attorno ai due milioni. Materialmente la comunità di Newark sta sparendo di fronte all’avanzare degli afro americani e degli ispanici. E’ rimasto un piccolo nucleo attorno alla chiesa di S: Francesco Saverio, dove troneggia tuttora un’imponente statua dedicata a Cristoforo Colombo, mentre la chiesa di Santa Lucia, che conta alcuni fedeli italiani in mezzo alla maggioranza  portoricana, è diventata il centro delle celebrazioni di San Gerardo, che attrae ogni anni devoti da tutto il Nord America.

Il Bianchi aveva un’attività che serviva il crescente numero di italiani, che avevano sostituito la manodopera irlandese nelle fabbriche. Era un noto personaggio pubblico : presidente per una decina d’anni della Società di Mutuo Soccorso “Italia,” della “Cavour” e della “Subalpina” ; fu tra i soci fondatori, presidente e consigliere della “Loan and Building Association” del New Jersey” che lasciò con un capitale di 300.000 dollari ; fu a capo del comitato per le celebrazioni del 400° anniversario della scoperta dell’America che donò alla città un medaglione in bronzo, inserito nella facciata del municipio di Newark, durante una cerimonia tenutasi il 12 ottobre 1892 alla presenza del sindaco di Newark, dei vescovi cattolici e protestanti, del console generale G: P. Riva e dei rappresentanti della società “Giovanni Bausan.” Oltre a una folla plaudente.

Il Bianchi continuò la sua attività commerciale e pubblica anche a Orange. Fu presidente della Società di Mutuo Soccorso “Cappellai” e sostenne un movimento di per l’unione di tutte le organizzazioni italiane. Tra le loro iniziative, il soccorso alle vittime del Vesuvio e a quelle del terremoto di San Francisco del 1906.

Il gruppo familiare di Vittorio Bianchi era composto dalla moglie Gina (Regina) che gli fu consigliera e attenta collaboratrice. La figlia Dina, nata in Italia, sposò il medico di Tufo, Avellino, Federico Luongo, mentre il secondogenito Ovidio Charles, nato nel 1887 nel New Jersey si laureò in giurisprudenza alla York University e esercitò  la professione di avvocato in proprio, non prima di aver partecipato, nei ranghi dell’esercito americano, alla prima guerra mondiale.

Vittorio Bianchi fu pure consigliere della Camera Italiana di Commercio di New York, unico socio a non risiedere nella Grande Mela.

Scampoli di vita migratoria. Vicende sconosciute di una ascesa rapida nella vita americana, seppur con l’occhio attento alle vicende italiane  degli italiani in America.

E Orange, NJ?  Gli italiani hanno cominciato ad andarsene negli anni cinquanta. Poi la costruzione della Route 280 ha spaccato i quartieri facendo diminuire le attività commerciali  e spingendo la popolazione verso i sobborghi. Una chiesa, Nostra Signora del Carmelo, e qualche isolato con qualche negozio. Che si ravviva in occasione dell’annuale Festival italiano.

Ma intorno il mix etnico è 75% afro americano e 15% ispanico.

Dove sono andati tutti gli italiani?  Li stiamo cercando.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

9 aprile 2010

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