Water Project, terza parte — Lombardi nel Mondo

Water Project, terza parte

la terza parte del racconto di Ferruccio Brambilla sulla missione in Nuova Guinea

Ci ritroviamo quindi ancora tutti insieme la notte del giorno dopo sul cargo “Samarai Murua” destinazione Watuluma con scalo a Bolubolu e Boiama . Sulla chiatta la scelta del giaciglio sul quale dormire è vasta, più o meno come in un hotel con tante stelle… Lucio e Ennio scelgono di dormire all’interno di un vano doccia artigianale destinato a Bolubolu, così da essere protetti in caso di intemperie. Gli altri un po’ ovunque… chi sopra ai giganteschi rotoli di tubi in gomma, chi preferisce il comfort dei pannelli gialli da ponteggio mentre qualcun altro trascorre l’intera notte girovagando qua le là per la chiatta. Strano che a nessuno sia venuta in mente la strategica poltrona-carriola, ideata lo scorso anno da un altro amico del gruppo che probabilmente avrà registrato il brevetto. Vico ha appeso la sua amaca da un lato allo specchietto di un trattore anch’esso imbarcato e dall’altro alla balaustra della nave… Qualche ora più tardi io decido di unirmi a Lucio e Ennio nella doccia, che potrebbe tranquillamente essere omologata per tre persone.

Durante il viaggio scopro che a bordo vi sono due poliziotti. lo scopro quando ne vedo uno correre lungo il bordo superiore della chiatta armato di un cannocchiale e di un vecchio fucile. Sta controllando i movimenti di un’imbarcazione di passaggio. Dice che da queste parti c’è il pericolo dei pirati e meno male che quelli non lo erano, perchè se avesse dovuto sparare, quell’archibugio gli sarebbe esploso in faccia. Gli chiedo di mostrarmi l’arnese che nel passaggio di mano si smonta e cade in pezzi. Con Baldino e Giusy abbiamo impiegato una buona mezzora per rimontaglielo e durante i vari tentativi ci rotolavamo per terra dalle risate.

Ecco Bolu Bolu. C’è da scaricare un enorme generatore che, anche se non si sa quando, dovrà illuminare tutto il villaggio… molta gente ma poche idee su come operare. Dopo una serie di esperimenti falliti, la direzione dei lavori passa tacitamente ai due coi quali si è montato il giocattolo del poliziotto imbranato. I due, manco a dirlo compiono felicemente l’impresa in pochi minuti, semplicemente utilizzando dei tronchi sui quali far scorrere il gigante di luce. Torniamo quindi sull’imbarcazione e scopriamo che il comandante si è reso latitante. Il motivo lo abbiamo subito compreso. La sua intenzione è quella di far passare ancora del tempo così da raccontarci che col buio non è possibile l’attracco a Boiama, causa l’impossibilità di vedere i banchi di corallo che si spingono fino a pochi metri dalla riva. In questo modo può fatturare una giornata in più di noleggio della chiatta. Alla fine il capitano l’ha vinta nonostante le nostre rimostranze e non possiamo neppure fare la voce grossa perchè lui è il più alto in grado e dalla sua ci sono anche i pericolosi gendarmi armati di tutto punto.

Non è la prima volta che incontro degli ostacoli sdoganando aiuti umanitari o, come in questo caso trasportando materiale per un acquedotto là dove non c’è acqua. Ogni volta mi torna alla mente la medesima domanda: non sarà che noi occidentali stiamo invadendo il territorio di questa gente? chi ci ha mai chiesto niente… non è che per caso noi veniamo in questi posti per portare un po’ del nostro progresso, del quale saprebbero e magari vorrebbero fare a meno? Lo stesso progresso che poi noi stessi rinneghiamo nelle confortevoli città dove viviamo? Come sempre per raggiungere le tribù indigene dell’interno, miti e amorevoli, occorre passare dai pescecani corrotti che abitano la civiltà intorno e controllano. Scopro che è una regola e che vale ovunque, come mi era capitato col container alla dogana di Lima, aiuti umanitari destinati ai disabili di Huanuco nelle ande peruane…
Ma per citare il buon vecchio Bukowski decido che la maggior influenza su di me la esercito io stesso e allora vengo pervaso da una forza indefinibile che mi aiuta a tirare avanti. Ma non è sempre facile e non è sempre così. Cioè non sempre mi riesce.

Siamo ospiti di father Giovanni nella missione di Bolubolu dove io trascorro una notte infernale con la febbre a 39 dovuta ad un colpo di sole. Abbiamo cercato di dormire tutti per terra al buio e senza zanzariere. Il giorno dopo, alle 4 si riparte con lo stesso identico buio del tardo pomeriggio del giorno prima… quindi la stessa scarsa possibilità di vedere i fondali e attraccare. Ho suggerito a Mario ad Alotau di non pagare la giornata in più e ora so che è alle prese con la contestazione, ma temo andrà per le lunghe e chissà con quale risultato.

Document Actions

Share |


Condividi

Lascia un commento