Lo scienziato che trasforma le cellule adulte in staminali — Lombardi nel Mondo

Lo scienziato che trasforma le cellule adulte in staminali

Il prossimo 9 novembre lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka riceverà dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Premio Balzan 2010 per la biologia grazie alle sue scoperte sulle cellule staminali pluripotenti indotte, o iPS.

Il dottor Yamanaka ha vinto il premio Balzan 2010: è in grado di far regredire cellule adulte e trasformarle in staminali. Senza sacrificare embrioni. Il prossimo 9 novembre lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka riceverà dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Premio Balzan 2010 per la biologia grazie alle sue scoperte sulle cellule staminali pluripotenti indotte, o iPS. La parola chiave nella scoperta di Yamanaka è indotte: ciò significa che lo scienziato non ottiene cellule staminali dagli embrioni, ma ha ideato – e sta tuttora perfezionando – un procedimento che permette di ottenere cellule staminali partendo da cellule adulte, facendo “regredire” queste ultime.

In pratica, per citare le parole stesse di Yamanaka, “ora siamo in grado di generare cellule staminali poten­zialmente capaci di trasformarsi in ogni tessuto umano senza ricorre­re agli embrioni” utilizzando come punto di partenza, per esempio, cellule prelevate dalla pelle: un’operazione semplice e innocua, che permette di escludere anche i problemi legati al rigetto perché il donatore e il ricevente sono la stessa persona.

L’annuncio di questa possibilità risale al 2006 e da allora le scoperte di Yamanaka sono state riprodotte e confermate in altri laboratori: ciò significa, insomma, che la strada è percorribile.

L’idea è venuta allo scienziato giapponese quand’era ancora assistente universitario di farmacologia e lavorava a un progetto in cui si utilizzavano cellule embrionali.

“Un giorno” – ha raccontato Yamanaka in un’intervista al New York Times, nel 2007 – “un mio amico che lavorava in un clinica di procreazione assistita mi invitò a visitarla, e mi fece guardare al microscopio un embrione. Quella vista cambiò la mia carriera scientifica”.

“Quando vidi l’embrione, improvvisamente realizzai che c’era una piccolissima differenza tra quello e le mie due figlie. Pensai che non potevamo continuare a distruggere embrioni per la nostra ricerca. E che ci doveva essere un’altra strada”.

 

[ZEUS News – www.zeusnews.com -]

 

 

 

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