Lombardi nel Mondo

ISCRIVITI ALL'ASSOCIAZIONE

Colloquio con il Direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale del Perù, Matteo Pagliari

Nato a Parma nel 1974, Matteo Pagliari ha studiato pianoforte al Conservatorio della sua città e a Como, presso il Conservatorio “G. Verdi”. In un’intervista rilasciata a Gino Amoretti, direttore de “Il Messaggero Italo-Peruviano”, Pagliari racconta oggi le difficili condizioni in cui ha dovuto lavorare. Ne riportiamo a seguire il testo integrale

Lima: Nato a Parma nel 1974, Matteo Pagliari ha studiato pianoforte al Conservatorio della sua città e a Como, presso il Conservatorio “G. Verdi”. Si è quindi dedicato alla Direzione d’Orchestra, prima presso l’Accademia Musicale di Pescara, poi al Conservatorio “A. Boito” di Parma.

Attualmente è il Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale (OSN) del Perù, con sede a Lima. In un’intervista rilasciata a Gino Amoretti, direttore de “Il Messaggero Italo-Peruviano”, Pagliari racconta oggi le difficili condizioni in cui ha dovuto lavorare. Ne riportiamo a seguire il testo integrale.

D. Cosa ti aveva promesso l’Istituto Nazionale di Cultura del Perù (INC) che poi non ha rispettato?

R. Beh, intanto c’è da considerare che io non ho mai potuto firmare un contratto, e già questo è paradossale, dopo più di un anno di attività con la OSN. Poi, le condizioni economiche, di cui si era parlato prima che io mi recassi a Lima la prima volta (luglio 2009) sono state cambiate nel periodo di Natale, con una riduzione di quasi il 50% dei miei onorari. Se ho accettato, e ho accettato, l’ho fatto perché mi rendevo conto che potevo contribuire, anche ridimensionando i miei compensi, ad agevolare le pratiche per la regolarizzazione della mia posizione, cosa che invece non è avvenuta. Inoltre, la questione del mio appartamento, davvero “fantozziana”: dopo un primo periodo in hotel sono stato trasferito in un appartamento (non l’ho mai chiesto io) e mi era stato assicurato che, anche se il contratto fosse stato firmato da me, uno sponsor si sarebbe occupato di pagarlo. Alla fine, sono stato costretto a pagarlo io, perché di fatto l’unico contratto che ho firmato è stato quello.

D. Come definiresti la gestione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale da parte dell’INC?

R. Sono totalmente fuori strada. I musicisti della OSN sono trattati come impiegati statali, nel peggior senso che si può dare a questa cosa. A parte il loro stipendio, che li costringe a lavorare sempre e comunque anche altrove, l’OSN non gode del riconoscimento che meriterebbe il principale elenco artistico del Paese e questo si traduce nell’impossibilità di apportare qualsiasi miglioramento. Se non è possibile, per esempio, aumentare il numero dei musicisti per garantire a tutti di poter riposare almeno una settimana ogni due mesi, se non è possibile gestire in tempi ragionevolmente brevi tutto il procedimento necessario per indire audizioni, se non è possibile poter contare sul fatto che i programmi, fatti da un anno per l’altro, vengano rispettati e, soprattutto, se il Direttore Artistico viene costantemente messo di fronte a fatti compiuti senza la possibilità di intervenire, o meglio, senza ricevere risposte alle sue legittime domande, come è possibile cambiare, migliorare…?

D. Il ministro della Cultura, Juan Ossio, si è messo in contatto con te?

R. Ancora no. Mi farebbe piacere ovviamente potergli parlare e spiegare in maniera dettagliata la situazione, anche perché immagino che, appena entrato in carica, dovrà farsi un’idea di molte cose. Io sono qua e, come ho già detto, non ho nulla da nascondere né nulla di cui scusarmi. Sono a disposizione.

D. Perché solo adesso sappiamo sulla tua situazione lavorale?

R. Credere alla buona fede delle persone è da sempre un aspetto del mio carattere, che mi porta ad avere molta pazienza. Per questo ho deciso di tornare in Perù a dirigere la OSN anche quest’anno, a febbraio e a maggio, nonostante avrei già potuto agire come sto facendo adesso. Mi pare però che a questo punto, considerando che avrei dovuto viaggiare il 10 settembre per venire a dirigere a Lima due mesi di concerti, ma non ho avuto riscontri di nessun tipo né dalla Bakula né da Mauricio Salas (che si supponeva fossero i miei due interlocutori principali), ho pensato fosse logico almeno avvisare il pubblico, che mi ha sempre dimostrato così grande attaccamento, del perché non mi avrebbero visto. Inoltre, non volevo passasse la notizia che io avevo rinunciato alla OSN, sarebbe stato falso e troppo comodo per l’INC sostenere che me n’ero andato. Non è così: io non ho mai voluto e non vorrei rinunciare alla OSN, ma è chiaro che a questo punto le cose devono essere sistemate a dovere. Fossero necessari sei mesi, come ho già avuto modo di dire, benissimo: fra sei mesi si potrà riparlare del mio incarico, ma non sono più disposto a rischiare di trovarmi, una volta ancora, in una situazione così indegna.

D. Secondo te sei stato “scomodo” a qualcuno?

R. Mah…è probabile. Diciamo che fin dall’inizio ci sono stati molti “rumori”, come si dice in spagnolo, sulla mia nomina; sono state dette anche cose false, sia riguardo la mia professionalità (cioè che io ero capace di dirigere solo le opere) sia riguardo miei presunti atteggiamenti verso i musicisti (addirittura è uscito un articolo su una rivista, che non vale nemmeno la pena nominare, dove si diceva che io tiravo le partiture addosso ai musicisti apostrofandoli con parolacce, tu mi hai conosciuto e sai che non lo farei mai, ci mancherebbe!). Inoltre, mi è sempre sembrato molto strano che non uscisse una sola recensione su uno dei miei concerti: in fondo si tratta della Orchestra Sinfonica Nazionale col suo Direttore Musicale, non della Banda di Paese. Perché, per esempio, del Ciclo Beethoven non è stato detto nulla? Sono stati concerti “sold out”, con il pubblico che veniva fatto accomodare nei posti in abbonamento perché erano finiti i biglietti disponibili…mi pareva meritasse un po’ di attenzione, se non altro perché erano anni che non si sentiva a Lima un’integrale Beethoveniana.

D. Dopo quello che è successo pensi ancora di ritornare alla direzione dell’OSN?

R. Come ti ho detto, mi piace lavorare con la OSN, mi piace il rapporto coi musicisti, mi piace costruire qualcosa di duraturo; sono solo le condizioni nelle quali sono stato messo che devono assolutamente cambiare.

D. Infine, cosa vorresti dire al pubblico che incondizionatamente ti ha accompagnato in ogni presentazione dell’OSN?

R. Non c’è stato un solo concerto dopo il quale io non mi sia commosso a vedere quanta partecipazione, quanto affetto e quanta gratitudine mi veniva manifestata dal pubblico. Vedere un bambino che ti viene incontro e ti dice “voglio fare anch’io quello che fai tu” è una delle cose più tenere che mi siano mai state dette; sentire le persone che ti dicono, dopo i concerti, “non te ne andare mai” è altrettanto commovente ed è per quelle persone che io ho diretto quella musica, è per quelle persone che ho portato pazienza con l’INC, quelle stesse persone che mi chiamano “maestro Matteo” come fossi uno di loro (e tu sai che per uno straniero essere considerato “della famiglia” è una gran cosa), quelle stesse persone che sono sempre andato a salutare, dopo i concerti, per abbracciarle e ricevere il loro abbraccio”.

Fonte: (aise)

Condividi

Lascia un commento