Lombardi nel Mondo

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Intervista a Francesco Marrella osservatore OSCE e Maurizio Sauli

Austria e Ungheria 

Comites e situazione riguardo al conflitto in Ucraina

Secondo Francesco Marrella, Comites Austria e osservatore dell’OSCE, tale Organizzazione ha sviluppato un monitoraggio in Ucraina sulle aree di confine e in questo momento sta cercando di adoperarsi al meglio delle sue possibilità, pur nella gravità della situazione. L’OSCE è la più grande Organizzazione di Sicurezza Mondiale, con sede a Vienna. Vi aderiscono 57 Stati e ha tre aree d’influenza: sicurezza militare, sviluppo economico, ambiente e diritti umani.

I Comites in Austria sono divenuti nel tempo un punto di aggregazione per circa 35.000 italiani presenti sul territorio, un terzo dei quali a Vienna; una presenza alquanto variegata, ma con prevalenza di classe medio alta, e in massima parte in Austria per motivi di lavoro. Le imprese italiane investono molto nel Paese, cosa che ha provocato un’impennata di presenze di nostri connazionali negli ultimi anni, anche se le comunità più importanti sono quella slava e turca; grande importanza riveste anche la comunità ucraina che, come tutte le comunità straniere, è in gran parte concentrata nella Capitale. Uno dei problemi che da molto tempo stiamo affrontando come Comites risiede nel fatto che l’Austria è uno dei pochi Paesi che non ammette la doppia cittadinanza, e questo è un problema, dato che la maggior parte degli italiani che emigrano qui lo fanno per rimanerci, e quindi gli appartenenti alle nuove generazioni nati sul territorio, arrivati al compimento del diciottesimo anno di età, devono optare per una delle due cittadinanze disponibili, fatto che crea non poche sofferenze.

La situazione politica in Austria da diversi anni riflette un po’, è il caso di dirlo, quella italiana, con repentini cambi di governi che cadono poi per varie ragioni, e un protezionismo che, tra le varie cause, può essere spiegato col fatto delle ridotte dimensioni dal Paese, anche dal punto di vista demografico. Oltretutto, non ha sbocchi sul mare, per cui l’enorme crescita economica dovuta anche alla sua adesione alla UE ha significato uno Stato efficiente e anche un benessere che si tende a preservare da influenze esterne.

Nella situazione del conflitto ucraino il Governo si è allineato sulle posizioni di blocco della UE, ovviamente con differenze di posizione dei vari partiti, come negli altri Stati dell’Unione. Il punto di coincidenza con l’attuale situazione italiana è dato dall’estrema dipendenza dell’Austria dal gas russo, con numeri importanti di circa  l’80% in mancanza di centrali nucleari. Anche per quanto riguarda l’arrivo dei profughi si è allineata agli altri paesi UE, aprendo subito le porte ai rifugiati, in una maniera assolutamente coordinata e molto centralizzata nell’organizzazione e nella gestione dei servizi, anche primari, come l’alloggio e l’assistenza sanitaria, e anche con un notevole sostegno della società civile; e questo, nonostante l’Austria sia una delle nazioni con il più alto numero (circa 200.000) di rifugiati accolti, anche se circa il 90% riguarda transiti. Noi, come Comites, stiamo proponendo di organizzare una gestione a lungo termine del fenomeno, dedicata a far sorgere infrastrutture che possano assorbire il flusso stanziale; oltretutto, abbiamo anche sviluppato un ottimo rapporto con le nostre rappresentanze in Austria, pur essendo la nostra un’organizzazione relativamente nuova, che ancora non ha una propria sede, ma riceve già finanziamenti cospicui rispetto ai Comites di altri Paesi.

Nella vicina Ungheria, parte importante del passato Impero, opera come presidente del Comites Maurizio Sauli. Qui i problemi sono diversi, soprattutto alla luce delle recenti elezioni che hanno confermato Orban e bloccato un possibile cambio di politiche nazionali. La sua rielezione per il quinto mandato consecutivo viene interpretata come un fatto positivo, dato che un eventuale cambio nella delicata situazione internazionale odierna avrebbe potuto provocare un diverso atteggiamento lontano dal basso profilo mantenuto da Orban sulla questione della guerra in Ucraina.

In Ungheria sono passati circa mezzo milione di profughi, un numero molto alto, terzo solo alle cifre registrate da Polonia e Romania. Nonostante ciò, il numero di quelli che al momento vi si sono stabiliti, nonostante una accoglienza molto organizzata, è relativamente basso: la maggior parte sono stati portati a Budapest, da cui però moltissimi successivamente si sono spostati principalmente in Germania.

In Ungheria la comunità italiana è di poco superiore alle 5000 persone (almeno iscritte all’AIRE), quindi costituiamo la soglia minima per poter avere il Comites. In realtà, la presenza di nostri connazionali è molto più alta e alquanto variegata, circa il triplo della cifra appena indicata. Molti vi sono residenti da molto tempo, ma per le ragioni più varie non sono iscritti all’AIRE. Presenza che negli anni Novanta, con il sistema IRI e le aziende a esso collegate congiuntamente ad altre di importanza nazionale come la FIAT, aveva un diverso spessore rispetto all’attuale, formata in gran parte da aziende piccole e medie. Quindi, fino al 2010 si è assistito a una ondata di migrazione che si è riversata principalmente nel settore della ristorazione, con tutto il personale a essa dedicato, ma anche in quello dei call-center, che dall’Italia sono stati trasferiti nell’Est post-sovietico.

L’Ungheria conta solo 10 milioni di abitanti, per cui, in un simile contesto, la presenza dell’associazionismo nostrano è molto limitata; a livello culturale, però, l’Italia è molto seguita, tanto che la nostra presenza più rappresentativa e l’Istituto di cultura italiano, che ha sede in un edificio storico di Budapest.

Per quanto riguarda la questione politica, l’avvicinamento di Orban a Putin è stato inizialmente a livello di personalità, un profilo quindi di modello di leadership, ma si è poi consolidato attraverso accordi economici in un processo di nazionalizzazione di settori strategici. Ciò ha portato a uno sviluppo che ha anche significato una dipendenza dalla Russia a livello energetico che arriva al 90%.

Recentemente Orban ha dichiarato che il presidente ucraino Zelenski è suo nemico, ma la cosa va interpretata. In Ucraina c’è un’importante comunità ungherese, e poi bisogna tenere in considerazione il fatto che la situazione di conflitto alle porte ha spinto molti elettori a turarsi il naso e a votare per la continuità rispetto all’incertezza di un cambio di governo. Alla base del giudizio  di Orban su Zelenski – un po’ eccessivo – non c’è solo la consapevolezza del rischio, comune ai Paesi aderenti alla NATO, di una escalation del conflitto, ma anche il sentore del rischio di una prolungata crisi economica.

Per quanto riguarda la situazione del Comites in Ungheria, nonostante i rapporti con le autorità italiane siano buoni, essendo di recente fondazione (ha appena compiuto 3 mesi) non gode di nessun finanziamento al momento. Tra le iniziative possibili, sarebbe estremamente interessante l’istituzione di un tavolo con l’Ambasciata italiana e l’ICE, per mettere in piedi un sistema di informazione il più completo possibile, onde poter fornire assistenza a chi volesse stabilire la propria residenza o attività in Ungheria. Ma anche per stabilire, visto il momento particolarmente difficile, gli eventuali effetti delle sanzioni che si sono attuate e che, immagino, inizino a emergere nelle singole attività e che al momento stanno vivendo un momento di confusione.

C’è da considerare che la presenza della Germania qui è molto forte, anche a causa della Ostpolitik da essa intrapresa; vi sono anche interessi economici tedeschi primari, specie nell’industria automobilistica (Mercedes e Audi, e Bosch per la relativa componentistica) che hanno un peso rilevante nell’economia del Paese. Ma nei confronti di qualsiasi governo ungherese, non c’è stata mai una opposizione vera, tranne alcuni problemi sorti nell’ultimo periodo del cancellierato della Merkel, a causa di screzi con Orban; si è sempre preferito un quieto vivere per favorire gli interessi commerciali.

Tornando alla questione del conflitto attuale, ci si è chiesti se la Russia abbia intenzione di indebolire la NATO puntando sulla sua relazione con l’Ungheria, ma proprio in questi giorni ho avuto una riunione con esponenti di altissimo livello, in cui si è dichiarato l’assoluto rispetto sia del meccanismo sanzionatorio sia dell’adesione al Patto Atlantico; quindi, da parte ungherese, non c’è la minima intenzione di creare destabilizzazione in Europa.

A cura di Lombardi nel Mondo

Vittorio Bocchi
Author: Vittorio Bocchi

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