Che direzione sta prendendo la Germania?
Giovanni Pollice, molisano di Capracotta immigrato con la famiglia all’età di 12 anni ad Hannnover, con una lunga carriera nel sindacato nazionale del settore chimico, ci parla in una lunga video-intervista della situazione attuale in Germania.

La Germania come percepisce il conflitto russo-ucraino?
Giovanni Pollice ci spiega che la popolazione è consapevole di quanto sia stato fatto per sostenere l’Ucraina e sa quanto la situazione sia difficile, ma la percezione della gente nei confronti della situazione odierna resta positiva. Poche settimane fa, il secondo canale della televisione tedesca ha condotto un’inchiesta a livello nazionale che rivela che il 52% del popolo tedesco è soddisfatto della propria situazione e, nonostante le difficoltà evidenti a tutti, l’idea di un pericolo imminente o di una peggiorata qualità di vita non è drammatica come la descrivono i media di tutto il mondo.
Una specifica, però, è doverosa: la visione ottimistica che la guerra non sia alle porte è diffusa solo nei Paesi che non confinano direttamente con la Russia, quindi Italia, Spagna, Germania e Olanda. Del tutto diverso è lo stato d’animo nei Paesi Baltici, in Polonia e in Romania. In Svezia, ad esempio, circolano documenti per i civili con istruzioni su cosa fare in caso di guerra. L’ottica, quindi, tra gli Stati confinanti con la Russia e quelli più distanti è opposta.
Andando oltre la visione del conflitto e del pericolo della popolazione, è un dato di fatto che il governo tedesco abbia deciso di investire 200 miliardi di euro per riorganizzare l’esercito. Da cosa nasce questa scelta?
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Germania ha basato la propria rinascita esclusivamente sull’economia, sposando l’idea che un’economia fiorente porti benessere e che questo limiti contenziosi geopolitici o problemi territoriali. Le forze militari quindi sono state trascurate. Oggi, però, nell’epoca post-Merkel, la Germania si trova a dover ripensare il suo assetto e a dover progettare il proprio futuro, soprattutto per via del conflitto russo-ucraino che si è abbattuto sul Paese come uno tsunami.
Pollice stesso ci conferma che l’attuale esercito tedesco è disorganizzato e inefficiente. Tutto quel che esiste fa attualmente capo alla NATO e, in sé, non ha alcuna possibilità di contrastare le forze russe. Per capire la necessità di un investimento tanto imponente bisogna fare una breve analisi: come si può verificare anche nella fase iniziale di quest’ultimo conflitto, la Russia si predispone sempre per guerre brevi condotte con forze imponenti dai carri armati ai droni. Visto il dispiegamento di forze in Ucraina, è certo che la Germania non potrebbe in nessun caso fermare le forze russe. Lo stesso vale per l’Italia.
La situazione economica tedesca
Com’è, davvero, la situazione economica in Germania?
Complicata, ci conferma Giovanni Pollice. A livello internazionale gli Stati Uniti premono perché la Germania diminuisca il commercio estero con la Cina, ma moltissime aziende tedesche hanno grandi profitti proprio perché lavorano con la Cina e non hanno intenzione di interrompere tali rapporti d’affari.
Però sullo scacchiere geopolitico, bisogna sottolineare che anche la Cina in questo momento ha diverse difficoltà, legate al conflitto nella zona del Mar Rosso. La Cina trasporta le merci via acqua, ma attualmente non può attraversare il canale di Suez. Le navi devono circumnavigare l’Africa e questo cambio di rotta già da solo comporta per il Paese un rincaro del costo di produzione di oltre il 40%. A questo si somma la crisi interna cinese: il partito vuole mettere sotto scacco tutti gli imprenditori privati, tutti coloro che pensavano di poter ragionare in termini globali. La globalità, infatti, passa solo dal governo, mai dalle imprese private. Infine, le possibilità tecnologiche di Paesi concorrenti come Taiwan o il Giappone sono incredibilmente maggiori di quelle dell’attuale industria cinese ed evidenziano questa enorme lacuna. Il peso di tutte queste situazioni inizia a farsi sentire per cui l’economia cinese, in questo momento, non attraversa un periodo florido.
Quindi, tornando alla Germania, le industrie che fanno affari in Estremo Oriente si trovano ad avere prezzi molto più alti per le loro forniture, quindi guadagni minori, e al contempo devono contrastare la forte pressione statunitense perché tali commerci vengano ridotti. Anche in patria le cose non sono semplici: Pollice conferma che la popolazione è ancora positiva nelle sue valutazioni sulla propria qualità di vita, ma i tagli imposti dal governo federale, la necessità di risparmiare e i problemi all’interno della coalizione non sfuggono a nessun cittadino.
La coalizione in Germania attualmente è composta dall’SPD, gli ecologici i veri e i liberali del FDP. Questi ultimi soprattutto tendono al risparmio delle risorse, ai tagli e hanno poca sensibilità verso i temi sociali. Se si somma questo alla legge fondamentale secondo cui la Germania non può fare più debiti, la difficoltà di amministrare il Paese è evidente. La Germania, infatti, deve governare con le entrate che ha e non può accrescere il suo debito pubblico. Però, anche in caso di difficoltà, un governo deve fare degli investimenti, ma qui ogni proposta si arena. Per cambiare questa legge, infatti, c’è bisogno dei 2/3 del congresso e, attualmente, non c’è nessuna opportunità di riuscire ad approvare una variazione della legge, perché l’opposizione (composta dai cristiani democratici e dal partito popolare tedesco) non è interessata alla modifica.
Come affronta la Germania la crisi energetica?
La Germania ha puntato quasi tutta la sua produzione sul gas a basso costo della Russia, soprattutto da quando ha siglato un accordo a livello politico per abbandonare il nucleare. Come gestisce quindi gli approvvigionamenti energetici oggi, con la Russia sotto embargo?
Giovanni Pollice ci spiega che il governo di Berlino ha dovuto improntare un piano di emergenza con investimenti a breve termine per evitare che la popolazione non avesse di che scaldarsi o le aziende le riserve necessarie alla produzione. Il governo, infatti, deve salvaguardare i posti di lavoro, le industrie: da qui la necessità di stanziare diversi fondi.
La Germania tra Est e Ovest e la rinascita dei movimenti d’estrema destra
C’è ancora un divario tra la ex-Germania orientale e quella occidentale?
Politicamente c’è sempre stata una separazione – i partiti dell’opposizione prendono per lo più origine nella Germania orientale, come pure i movimenti neonazisti – ma il divario persiste anche in ambito sociale ed economico.
Secondo Pollice, moltissimi investimenti sono stati fatti, soprattutto a livello di infrastrutture per equilibrare lo status quo. Ci sono paesi della zona orientale dove le prospettive di vita e lavoro non sono buone, per cui i giovani tendono ad andare dove ci sono migliori occasioni, ma il periodo in cui i salari e gli stipendi nella Germania est erano molto più bassi che nella sorella occidentale è passato e le differenze ormai sono minime, non c’è quasi più nessuna disparità di trattamento.
Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: in una situazione in cui le tensioni sociali sono minime, perché si registrano sempre più numerosi atteggiamenti contrari alla democrazia e una rinascita dei movimenti di estrema destra se non addirittura neonazisti? Come mai di fronte a una situazione quasi di pace sociale, dove si persegue l’abbattimento dei dislivelli economici e sociali assistiamo alla rinascita di gruppi di estrema destra?
Secondo Giovanni Pollice la realtà è più complessa di quanto si immagini. In primo luogo, la popolazione tedesca orientale ha vissuto per tanti anni sotto una dittatura che regolava ogni aspetto della loro vita: queste persone, nel momento in cui sono scontrate con le difficoltà legate al mercato libero, si sono trovate del tutto spiazzate e a volte senza nemmeno il minimo che prima era loro garantito. In altre parole, prima vivevano una vita protetta e indirizzata dallo Stato che, in ogni caso, dava loro più sicurezza che l’ingresso in una democrazia che non conoscevano. Purtroppo, una delle reazioni a questa inaspettata mancanza di certezze ha generato queste prese di posizione estreme.
Pollice, però, si dice rassicurato dalle dichiarazioni dei partiti al governo: tutti i partiti democratici, compresi quelli delle opposizioni, dichiarano di voler evitare coalizioni con l’estrema destra. Purtroppo, la mancanza di un vero leader carismatico nell’era post-Merkel non aiuta in questo frangente.
La comunità italiana in Germania
L’emigrazione italiana in terra tedesca non si ferma, soprattutto dalle zone del Sud Italia. Pollice parla di quasi 700.000 italiani, ma specifica che l’emigrazione italiana è ben diversa da quella degli Anni ’60. Oggi sono per lo più giovani altamente qualificati a varcare il confine tedesco per trovare lavoro. In Germania, infatti, c’è bisogno di figure specializzate, perché ci sono interi settori scoperti e nuovi datori di lavoro che non riescono a produrre perché non hanno sufficiente personale. Quindi gli italiani non hanno problemi di integrazione anche per il fatto che, a differenza delle prime ondate di arrivi, parlano più di una lingua, se non il tedesco quantomeno l’inglese.
Quindi la Germania come integra gli immigrati?
Il sindacalista non nega che il governo tedesco abbia commesso tantissimi errori in passato, sottovalutando il fenomeno dell’immigrazione. In effetti, la Germania si riconosce come Paese di immigrazione da circa una ventina d’anni, mentre prima l’idea della classe di governo era che dopo alcuni anni di lavoro queste persone tornassero nei loro Paesi d’origine. Con questa visione fino a tempi recenti nulla era stato messo in pratica per integrarle né a livello scolastico né per il mondo della formazione professionale. Fortunatamente, oggi ci sono dei miglioramenti, e proprio qualche settimana fa il Ministro del lavoro tedesco ha varato una legge che permette di avere la doppia cittadinanza e di partecipare così alla vita democratica del Paese, dopo almeno 5 anni di permanenza sul suolo tedesco.
Diverso è il rapporto con l’immigrazione non europea, quella dai Paesi turchi o di altre nazioni del Medio Oriente. Giovanni Pollice, che si adopera da una vita contro il razzismo e la xenofobia, conosce bene la situazione e conferma che a tutt’oggi ci sono atti discriminatori e svantaggi nelle aziende nei confronti di immigrati da paesi extra-europei, però la situazione è migliorata molto.
I tedeschi e l’Italia
Qual è la percezione del popolo tedesco rispetto all’Italia?
Ci risponde sempre Pollice, garantendo che l‘Italia è apprezzata dalla stragrande maggioranza dei tedeschi. L’Italia è vista come il Paese dove si vive la dolce vita, dove c’è molta cultura, dove si mangia bene perché è il Paese della qualità.
A volte però, questa benevolenza non arriva a includere la gestione del nostro Paese. Ma anche qui, sottolinea Pollice, dobbiamo fare una differenza tra coloro che sono impegnati politicamente e capiscono quello che sta succedendo governo dopo governo, e coloro che non si occupano di politica estera e continuano a vedere l’Italia come un Paese facilmente vivibile.
Invece, gli italiani in Germania partecipano alla vita politica italiana, se pur da emigranti?
“La libertà è partecipazione” diceva Giorgio Gaber, ma purtroppo i nostri connazionali partecipano poco alla vita politica anche in patria. All’estero è ancora più complesso, dice Pollice: la rete consolare, i comites, la difficoltà per le operazioni di voto e il perenne dubbio di brogli non aiutano. La rappresentatività dell’Italia è ridotta al minimo sia per i finanziamenti, sia per la mancata incentivazione alla partecipazione al voto e se non si ha nessun mezzo a disposizione non si può fare nulla. I comites non hanno budget e la legge per rinnovarli non va mai a buon fine.
Eppure, la possibilità di partecipare alla vita politica del proprio Paese, anche dall’estero, è necessaria: la democrazia va vissuta.
LA VIDEO-INTERVISTA
(Monia Rota)


