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Crisi mediorientale: QUESTA ESCALATION E’ NECESSARIA? di Alessandro Verdoliva

PERCHE’ QUESTA ESCALATION E’ NECESSARIA?

I fatti delle ultime settimane sono noti a tutti: Israele, con chirurgica precisione, colpisce in territorio libanese e iraniano uccidendo due massimi vertici della rete imperiale iraniana, spezzando il teatro di guerra in cui era stato vincolato dal 7 ottobre 2023.

Cominciamo da qui, dando una serie di definizioni a quanto appena scritto.

  1. Il 7 ottobre 2023 Israele subisce una aggressione militare-asimmetrica terroristica sul proprio territorio le cui vicissitudini, seppur ampiamente distorte dai media nei mesi, sono note a tutti.
    Come si è già ribadito in precedenti analisi per mano del sottoscritto, Israele sarebbe stata posta dentro un vicolo cieco dove il trade-off consisteva tra la sottomissione o la perdita di supporto internazionale.

    Ciò che ci interessa, per comprendere meglio lo scenario tattico-strategico, è il termine “aggressione militare-asimmetrica terroristica”.
    Con ciò si intende:

    1. Un’azione aggressiva, cioè un momento genetico bellico (che dà quindi origine ad un conflitto) da parte di un attore verso un altro in violazione della Carta ONU, facendo venire meno la tutela dei diritti umani e innescando di contro il diritto umanitario;
    2. Un’azione militare-asimmetrica, significa che i mezzi e gli strumenti messi in campo sono militari ma che gli individui che materialmente hanno compiuto l’azione sono indistintamente militari regolari quanto civili armati. Questa fattispecie dei civili armati, nonché civili come attori militarmente attivi, è il nocciolo della questione che contraddistingue tutte le formazioni asimmetriche, poiché da un lato sono formalmente un legittimo bersaglio militare, dall’altro però rendono indistinguibile il loro bersagliamento da civili prettamente e solamente civili, tutelati appunto dal diritto umanitario; ciò in violazione del diritto umanitario internazionale che reca un illecito vantaggio militare rendendo impossibile il distinguo tra bersagli legittimi e illegittimi da parte del difensore, obbligandolo dolosamente alla commissione di errori;
    3. un’azione terroristica poiché privo di bersagliamento legittimo dell’aggressore.
      Il bersagliamento legittimo è la facoltà sancita nel diritto militare in capo a ogni attore politico-statuale di eliminare minacce militari. L’azione terroristica si contraddistingue per l’assenza di bersagliamento legittimo, in quanto l’obiettivo dell’azione sono i civili appartenenti alla fazione avversaria. Detto in altre parole, una azione di guerra legittima è improntata sulla eliminazione di obiettivi militari mentre un’azione terroristica è improntata sulla tortura e l’eliminazione randomica, casuale o sistematica dei civili e non principalmente dei militari: il tutto al fine di generare terrore e barbarie tale da piegare la volontà di combattere del nemico o di provocarne una reazione. L’asimmetria si combatte in primis a livello mediatico.
  2. Per “rete imperiale iraniana” si intende la condizione storica – quanto attuale – del modus operandi iraniano in politica estera.
    L’Iran, alla pari di Russia e Stati Uniti, adotta per propria morfologia un assetto governativo imperiale. Per imperiale si intende un modello statuale il quale proietta verso l’estero le proprie diramazioni non concependo il territorio altrui come appunto “altrui”. Tenendo per una diversa sede l’analisi della composizione e della struttura dei sistemi imperiali in generale (di cui appunto l’Iran non è l’unico membro), vi è però da specificare che il modello imperiale iraniano consiste nella
    proiezione direttamente territoriale del proprio interesse nazionale.
    Ciò si concretizza tramite l’installazione materiale di organizzazioni politiche sovrane (munite di ingente capacità militare) nei territori di altri Stati. Si fa ovviamente riferimento alle installazioni iraniane in Yemen (Houthi), Libano (Hezbollah) e Autorità Nazionale Palestinese (Hamas) le quali, in violazione totale del principio di sovranità sancito dalla Carta ONU, costituiscono de facto una estensione statuale dell’Iran in territorio altrui. Questi “Proxies” sono una forma pseudo-cancerogena di attuare la proiezione imperiale, differente dalle altre proiezioni imperiali oggi presenti.
    Queste exclavi iraniane costituiscono una rete asimmetrica, in quanto non solo usurpano la sovranità degli Stati ospiti, ma ne totalizzano la popolazione, attuando sia in Yemen, quanto in Libano quanto nella ANP, formazioni asimmetriche cioè miste militari-civili mediante una militarizzazione informale della popolazione locale soggetta al dominio iraniano. Ne consegue ovviamente la distruzione delle istituzioni dei malcapitati Stati ospitanti.

Spezzare il teatro di guerra:

Se da un lato quindi Israele è l’unico esercito al mondo così capillarmente specializzato nella corretta e legittima esecuzione di operazioni contro-asimmetriche, contro-terroristiche e di urban-warfare, l’iper-esposizione mediatica e l’insolito interesse dell’opinione pubblica internazionale per un conflitto di oggettiva scarsa portata militare, ha costretto Israele alla gogna internazionale. Aspetto questo già precedentemente analizzato nel forecasting di febbraio 2023.

Una tale situazione militare non è prolungabile nel tempo per diversi motivi:

  1. In primis le operazioni urbane e asimmetriche comportano per definizione una enorme perdita economica, un grandissimo dissipamento di risorse militari che sono obbligate ad agire per via asimmetrica, nonché una ingente intromissione internazionale di carattere umanitario che rallenta e prolunga le sofferenze della guerra e ultimo, ma in realtà il più importante, logora – per quanto siano state correttamente eseguite le operazioni – l’immagine e la reputazione d’Israele nel mondo, mettendo a repentaglio l’integrità della comunità ebraica internazionale che oggi è obiettivamente in tutto il mondo oggetto di scherno, intimidazioni e violenza.
  2. E’ quindi imperativo uscire dalla trappola in cui Israele è sita, portando adesso lo scontro su un livello proprio andando alla radice del problema. Israele ricordiamo, come ogni Stato di diritto, agisce principalmente per via simmetrica: si è sì negli anni specializzata a resistere ai molteplici attacchi del proprio vicinato arabo sviluppando una sorprende capacità asimmetrica, ma va ricordato che un modello di guerra asimmetrica può essere perpetrato sul lungo termine solo da attori aventi determinate caratteristiche demografiche, di cui Israele non dispone. Motivo per cui, nonostante l’eccellenza militare dimostrata in questi mesi, l’urban-warfare alla quale abbiamo assistito a Gaza non è semplicemente il suo campo.
  3. L’escalation con l’Iran spezza questo scenario, portando lo scontro direttamente all’origine del conflitto: Teheran.
    Militarmente questa decisione alza la posta in gioco e obbliga l’Iran ad uscire allo scoperto in un campo ostile e non proprio, cioè il campo della guerra convenzionale e simmetrica. Rispetto ad Israele l’Iran ha come unico asset militare positivo l’enorme quantità di militari regolari, pari a 4 volte il numero di cui Israele dispone.
    Tuttavia, quella che si profila all’orizzonte non è e non può essere una guerra di attrito come quanto invece riscontrabile tra Russia e Ucraina, dove il numero degli uomini è fondamentale.
    Iran e Israele non confinano, quindi una guerra di attrito sul terreno è pressocché infattibile, ergo l’unico asset favorevole all’Iran viene meno: si parlerà quindi di ingenti bombardamenti e schermaglie intense nei cieli, senza esclusione dell’utilizzo eventuale dell’atomica (improbabile, ma legittima).

Israele sta portando, per la prima volta dal 7 ottobre, la guerra sul proprio campo di battaglia, eludendo quindi la trappola tesagli da Hamas (per approfondimenti su questo tema e sul forecasting relativo, nonché sul debunking della propaganda, si consiglia la lettura di Cross Table Forecasting e Critica alla Narrativa Palestinese).

La critica posta nelle ultime ore dalle frange estremiste secondo cui Israele avrebbe violato il diritto internazionale violando la sovranità Iraniana e Libanese non ha alcun fondamento giuridico. In primis poiché non è possibile alcuna guerra senza violazione della sovranità altrui, risulta quindi ridondante quasi ad indicare che prima vi fosse una situazione di pace e benessere, affermazione questa che risulterebbe ridicola. In secondo luogo, a denunciare questa violazione della altrui sovranità per mano di Israele sono proprio coloro che in primis violano da decenni la sovranità territoriale dei propri vicini. L’Iran è infatti il primo violatore della sovranità Libanese, Palestinese e Yemenita, avendo installato in questi territori dei proprio prolungamenti territoriali armati che hanno portato morte e distruzione nonché una cancrena costante per gli Stati che si sono ritrovati lor malgrado teatro di queste formazioni.

Ciò che ci si può aspettare nelle settimane a venire sarà un ingente tentativo iraniano di saturare l’Iron Dome israeliano, scenario a cui sembrerebbe però che Tel Aviv si sia già preparato, obbligando i titubanti alleati Occidentali a prendere finalmente una posizione netta. Qualora l’Iran risponda all’escalation, sarà esso stavolta a trovarsi intrappolato in un teatro di guerra non proprio, alla quale non è minimamente abituato avendo sempre delegato ai propri proxies il lavoro sporco.

Tazio Tenca
Author: Tazio Tenca

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