Perché è ora di abbassare le aspettative sulla fine immediata della guerra in Ucraina, di Greta Cristini
Perché è ora di abbassare le aspettative sulla fine immediata della guerra in Ucraina
La telefonata Trump-Putin esplicita solo la volontà russa di finirla (prima o poi). Ma per Mosca, i tempi del negoziato sono lunghi, e le sue condizioni ancora irricevibili. Nel mentre, “si combatte”.

Basta farsi un giro nelle homepage dei principali media russi per rendersi conto che la telefonata fra il presidente americano e quello russo, la terza dall’insediamento di Donald Trump, è stata rappresentata in maniera completamente diversa in Occidente e nel mondo russo (russkij mir). La stessa dicotomia in termini di aspettative occidentali e russe avvenuta in occasione dei negoziati a Istanbul dello scorso 15-16 maggio.
Se dalle nostre parti questa telefonata è stata caricata di indebite aspettative relative al raggiungimento di un accordo per un cessate il fuoco immediato, pena rischio di sanzioni americane contro Mosca, in Russia la stampa non ha affatto descritto anticipatamente la conversazione come una possibile svolta. Al punto che gli articoli dei media russi più volte specificano che il presidente Putin ha alzato la cornetta durante una sua visita alla zona portuale di Sochi (Krasnodar) presso il Mar Nero, nello specifico mentre si trovava dentro il centro educativo per bambini di Sirius. Quasi a dire: il dialogo col presidente USA vale un interludio durante le mie attività ordinarie di presidente dei russi.
Anche ascoltando i rispettivi commenti rilasciati da Trump e Putin alla stampa (cosa che consiglio, piuttosto che leggerne le ricostruzioni giornalistiche italiane), si nota un Trump al solito ambiguo e disorientante nei messaggi da veicolare ai diversi interlocutori, e un Putin, invece, stabile nel persistere con le richieste avanzate dal 2021, prima di muovere guerra.
Analizziamo in sequenza le due posizioni per capire lo status del negoziato.



