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ISRAELE, IRAN, STATI UNITI: L’INCOGNITA CESSATE IL FUOCO                                         GAZA: L’INVASIONE DIMENTICATA , di Lorenzo Marcandalli

ISRAELE, IRAN, STATI UNITI: L’INCOGNITA CESSATE IL FUOCO              GAZA: L’INVASIONE DIMENTICATA

Ad una settimana dall’attacco congiunto Israele Stati Uniti all’Iran, la mattanza di Tel Aviv nella Striscia è passata in seconda fila.

  Dati raccolti dalle Nazioni Unite e da alcune agenzie giornalistiche ci riportano alla drammatica realtà.               Il numero maggiore di vittime civili negli ultimi sette giorni è stato registrato a Gaza.

653 uccisi da bombardamenti israeliani e dagli spari contro gli affamati in coda per il cibo.       Dopo 60mila uccisi, ieri al Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea si è discusso di sanzioni a Israele per le violazioni.                           La posizione di alcuni stati, compresa l’Italia, ha impedito che queste misure vengano adottate.

VELO SULL’INFORMAZIONE

L’informazione in Italia pare si dimentichi del popolo palestinese proprio nel momento più importante.                                                              Non credo sia dietrologia intravedere nel  comportamento di Benjamin Nethanyahu una strategia.                           Il Primo Ministro israeliano da sempre teme il diffondersi di notizie dall’inferno che ha scatenato a Gaza.

                                    BERSAGLI

A dimostrarlo sono i 238 giovani giornalisti gazawi uccisi fino ad oggi.                                                   L’ultima vittima è di due giorni fa.                                A scorrere le cronologia su come sono stati assassinati vengono i brividi.                                 Bersagli selezionati dall’esercito israeliano.

Agghiacciante il fatto che dopo essere stati feriti, li si uccide, con l’ausilio dei droni, direttamente nelle loro abitazioni o all’interno delle loro automobili.

                SCENARIO INCERTO

Il Medio Oriente ci pone di fronte a mutamenti repentini che si susseguono.                                    Da una parte il massacro di Gaza, che continua  nell’indifferenza più totale; dall’altra parte la guerra dei 12 giorni, come è ststa battezzata dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il Tycoon ha addirittura ringraziato l’Iran dopo l’attacco alla base americana in Qatar, per aver avvisato prima gli Usa e chiarito che si era trattato di una risposta o vendetta dimostrativa. A ruota è arrivata la decretazione del cessato il fuoco, accettato da tutte le parti in causa: Israele Iran e Stati Uniti.

In un lungo post l’inquilino della Casa Bianca ha voluto sottolineare che gli scenari che si stanno aprendo saranno di Pace, Concordia e Rispetto Reciproco.       Non sappiamo cosa ci riserveranno i prossimi giorni.                                                    Ŕegistriamo che all’alba le sirene sono risuonate nel nord di Israele, con la conferma di un lancio di missili iraniani.                                                  Pochi minuti dopo è arrivato l’annuncio dell’Israel Defense Forces (IDF), l’esercito israeliano: allarme cessato.

Risulta evidente che la concordia tra le parti e la fine della guerra dei dodici giorni siano argomenti su cui discernere.

Il New York Times oggi si interroga e titola: Iran, Israele, Stati Uniti possono affermare di avere vinto e di avere chiuso questa guerra?       Domanda alla quale si può rispondere mettendo in evidenza che, quello in corso è il conflitto più foriero di sorprese e di colpi di scena degli ultimi tempi.

Fanno abbastanza impressione le parole del Presidente Trump: “una guerra che sarebbe potuta durare anni e distruggere l’intero Medio Oriente, non l’ha fatto e non lo farà mai.             Dio benedica Israele, Dio benedica l’Iran, Dio benedica il Medio Oriente, Dio benedica l’America, Dio benedica il mondo”.                         Che dire? Queste continuo chiamare in causa il  povero Dio qualche quesito la pone.

L’ATTACCO CONCORDATO

Torniamo all’attacco in Qatar.                                   Ad essere presa  di mira la più grande struttura militare statunitense in Medio Oriente, con 10mila soldati e che ospita il comando centrale delle forze alleate.                                                         Un obbiettivo non scelto a caso.

Virginia Pietromarchi è una giornalista di Al Jazeera, ci chiarisce i contorni di questo singolare coordinamento fra due stati in conflitto tra di loro.

“Abbiamo sentito una raffica di 10-12 colpi intercettati dalla difesa statunitense -racconta Pietromarchi- solo uno è cascato sulla base, ma non ha provocato morti e feriti né alcun danno. La base AL UDEI al momento dell’attacco (di proporzioni mai viste in Qatar) era già stata evacuata.

Le ambasciate americana e inglese avevano predisposto lo spostamento dei propri dipendenti”

Un incursione che ricorda la risposta che l’Iran dette nel 2020, in seguito all’assassinio, coordinato da Trump, del generale Qusem Soleimani.                                                           Dopo qualche settimana di apprensione furono attaccate alcune basi statunitensi per puro avvertimento

                  PARTITA CHIUSA?

“Sembra di capire -dice ancora l’inviata di Al Jazeera- che l’Iran non abbia scelto per il male minore, non ha riattaccato le basi militari in Iran, ma ho optato per una escalation.

Qatar e Iran si condividono il più grande giacimento di gas naturale al mondo.                     I due paesi sono amici e Doha si è sempre spesa come intermediaria fra gli Stati Uniti e l’Iran in passato; in questo caso si è mossa alacremente con l’obiettivo di ottenere un accordo nucleare tra Usa e Iran”.

                                PRIMATI

L’asticella si è alzata di un altro po’, si era alzata con Israele e Iran che si attaccano apertamente, asticella che a sua volta si era alzata con gli Stati Uniti per l’attacco diretto, (mai avvenuto prima), a Teheran; un primato dopo l’altro,  per finire all’attacco iraniano  (quasi solo formale) in Qatar.

Ergo: la partita sembrerebbe chiusa alla luce degli ultimi accadimenti, ma se si dovesse riaprire le parti in conflitto si troverebbero a dover affrontare un gioco più complicato e più pericoloso.

Questo ieri.                                                                    Oggi si apprende che il Ministro della Difesa israeliana Israel Katz ha intimato ai propri soldati di rispondere, con attacchi ad alta intensità, contro obiettivi nel cuore di Teheran, in caso di violazione del cessate il fuoco.                               Stiamo assistendo a scosse di assestamento dopo un grande terremoto?, viene da chiedersi. Nessuno può rispondere.

                DIPLOMAZIA

Il Qatar si è messo al centro della questione mettendo la diplomazia in testa alla sua politica estera.

L’Emiro Tamin Bin Hamad Ali-Than è stato un personaggio chiave nel portare l’Iran al tavolo dei negoziati, con l’intento che questo cessate il fuoco non sia temporaneo.

Lo stato qatariota sembra voler incarnare il ruolo di negoziatore, nell’interesse di tutti i paesi del golfo che aspirano ad avere tra loro rapporti anche in prospettiva di business.                  Oman, Arabia Saudita, Iran e lo stesso Qatar si stanno muovendo in maniera opposta rispetto al passato, quando spingevano affinché Trump si ritirasse dall’accordo nucleare.                              Il presente è però il nuovo cambio di scena.      Lo abbiamo accennato poco sopra; da Israele si da per certa la risposta potente al lancio dei missili di stamane contro TelAviv. -ipotizzata dal Ministro Katz-.

                CREDIBILITÀ A RISCHIO

“Nessuno ha la sfera di vetro per capire se la fine delle ostilità reggerà o meno -ci dice Alessia Di Luca giornalista e analista dell’ISPI-. Donald Trump ci sta abituando ad annunci in pompa magna, ma abbiamo capito che dal Presidente Usa ci si può aspettare di tutto. Un’interruzione del cessato il fuoco recherebbe una grave colpo alla credibilità degli Stati Uniti.

Superfluo ricordare, che non sarebbe la prima volta -puntulizza Di Luca- che un annuncio di stop alle ostilità si riveli per non essere tale”.

“Trump comunque un risultato l’ha ottenuto   -prosegue l’analista dell’ISPI-, si è infilato in un conflitto non iniziato da Washington, ma da Israele e Iran, ha cercato nel contempo di non rimanerne invischiato e effettuato dei bombardamenti chirurgici che avrebbero -a suo dire- distrutto soprattutto il sito nucleare di Fordow a sud del paese”.

Su questo non vi è alcuna certezza e si dovrà attendere l’arrivo degli osservatori per sapere quanti e quali danni sono stati provocati agli impianti nucleari.

“Può Trump rivendicare -riprende Alessia Di Luca- di avere in qualche modo portato le due parti a smettere di spararsi addosso una all’altra.

Lo abbiamo visto tutti farsi immortalare nella “Situation Room”con il cappellino che reca la scritta “Hat Mke America Great Again”.

  IL VERO SCONFITTO

Comunque vadano le cose, sia che il cessate il fuoco, imposto dagli Stati Uniti, si consolidi, sia che salti, non possiamo non vedere che il vero sconfitto di tutto questo rimane il diritto internazionale.

Le relazioni internazionali intese come minacce, estorsioni di tregua o accordi di pace estorte con la forza

Tazio Tenca
Author: Tazio Tenca

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