Terremoto in Venezuela (3), dramma umano, profonda crisi socioeconomica e ipotesi di evoluzione a breve, medio, lungo termine
La situazione in Venezuela a seguito del gravissimo doppio terremoto del 24 giugno 2026 (due scosse consecutive di magnitudo 7.2 e 7.5) è estremamente critica. L’epicentro è stato localizzato nel nord del Paese (nella zona di San Felipe/Yumare) ma le conseguenze e ripercussioni maggiori si registrano nella capitale Caracas e soprattutto nella vicina località costiera di La Guaira, dove interi condomini sono letteralmente collassati.
Ecco il quadro delle ultime notizie (dati provvisori)
I numeri forniti dalle autorità parlamentari venezuelane e dalle Nazioni Unite sono drammatici e continuano a salire: oltre 1400 le vittime a oggi accertate; oltre 3200 le persone ospedalizzate o assistite; circa 50000 i dispersi; oltre 3000 le persone rimaste senza casa. Una cifra enorme questa degli sfollati, dovuta al crollo improvviso di grandi complessi residenziali e alla difficoltà di mappare chi si trovasse all’interno al momento del duplice sisma.
La Situazione dei Cittadini Italiani: la comunità italo-venezuelana, storicamente molto numerosa, è rimasta purtroppo colpita in modo diretto dal disastro: al momento si contano 3 italiani (italo-venezuelani) deceduti. Tra le vittime c’è una donna di origini siciliane che era stata inizialmente data per dispersa. Il suo corpo senza vita è stato purtroppo estratto dalle rovine del residence Pin High a La Guaira.
L’Unità di Crisi della Farnesina, insieme all’Ambasciata e al Consolato a Caracas, è attiva per rintracciare e assistere i connazionali. I numeri di emergenza attivi sono:
Unità di Crisi (Roma): +39 06 36225;
Ambasciata d’Italia a Caracas: +58 (0) 414 272 3144;
Consolato d’Italia a Caracas: +58 (0) 414 210 1699;
I soccorsi umanitari si stanno scontrando con enormi difficoltà strutturali e logistiche. Nelle aree più colpite mancano i mezzi pesanti e le attrezzature speciali per il taglio del cemento armato; molti volontari e residenti stanno scavando a mani nude. Gli Ospedali e le strutture sanitarie locali, già in sofferenza prima del duplice sisma, ora sono prossimi al collasso, sopraffatti dal flusso continuo di feriti.
Allerta Sanitaria: le temperature sfiorano i 40 gradi e sommate ai detriti, alle macerie, alla spazzatura, ai corpi delle vittime e quelli dei molti animali da compagnia (soprattutto cani) ancora sotto le macerie, stanno creando un alto rischio di epidemie e infezioni per gli sfollati nelle strade senza rifugio.
Aiuti Internazionali: la macchina della solidarietà si è attivata abbastanza in fretta, quasi subito a ridosso della tragedia. Circa 100 soccorritori coordinati dalla Protezione Civile italiana sono sbarcati a Caracas per supportare le ricerche con unità cinofile e strumenti tecnici. Squadre speciali sono arrivate sia e da varie nazioni vicine e sia lontane.
Militarizzazione delle aree: per gestire la lotta allo sciacallaggio e contingentare gli accessi alle zone pericolose, il governo ha limitato e militarizzato l’accesso allo Stato di La Guaira, bloccando temporaneamente anche l’ingresso ad alcuni giornalisti per motivi di sicurezza e rischio biologico.
Le scosse di assestamento (repliche) continuano a spaventare la popolazione: la più recente di rilievo con magnitudo 4.9 è stata nettamente avvertita anche a Caracas e Maracay, complicando ulteriormente le operazioni di recupero all’interno degli edifici pericolanti.
Guardare al futuro del dopo-terremoto in Venezuela significa purtroppo fare i conti con un quadro estremamente complesso. Il sisma non ha colpito solo le strutture fisiche ma si è innestato su una crisi socioeconomica preesistente molto severa.
Ipotizzando l’evoluzione della situazione nei prossimi mesi e anni, gli esperti e le grandi organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa, il CESVI (Cooperazione e Sviluppo) o l’ONU, delineano una serie di auspici e strategie d’intervento in tre macro-fasi per contrastare i fenomeni più allarmanti:
Breve termine (prossime settimane) per il contenimento dell’emergenza sanitaria. La priorità assoluta per evitare che il bilancio delle vittime si moltiplichi a causa di epidemie o infezioni, si basa su tre pilastri: Corridoi umanitari e sdoganamento rapido come primo presupposto affinché il governo venezuelano mantenga una politica di “frontiere aperte” e snellisca la burocrazia per l’ingresso di farmaci d’urgenza, dissalatori e potabilizzatori d’acqua. Organizzazioni come Direct Relief stanno già inviando antibiotici e kit chirurgici. Allestimento di campi profughi strutturati: per sgomberare aree logistiche e strade al fine di evitare la diffusione di malattie legate alle temperature torride e alla decomposizione, la priorità è la creazione di tendopoli dotate di servizi igienico-sanitari chimici (gestiti da agenzie come l’UNICEF), isolando la popolazione dalle aree militarizzate e a rischio biologico.
Medio termine (prossimi mesi) con la gestione sociale e stabilità economica. Il rischio principale in questa fase è la cronicizzazione della povertà e il dilagare dello sciacallaggio. Le strategie ipotizzate prevedono: programmi di “Cash Assistance“; le Organizzazioni internazionali come l’International Rescue Committee (IRC) auspicano il passaggio dagli aiuti in beni fisici a sussidi economici diretti (es. carte prepagate o trasferimenti di denaro) per le famiglie sfollate. Questo permetterà alle persone di comprare ciò di cui hanno realmente bisogno e, al contempo, rimetterà in moto la microeconomia dei mercati locali sopravvissuti. Piani di protezione per i soggetti vulnerabili. Con decine di migliaia di dispersi, il rischio di minori non accompagnati o di violenze nei campi di accoglienza è altissimo. Si auspica la creazione di “spazi sicuri” per donne e bambini per il supporto psicosociale e il tracciamento dei legami familiari.
Lungo termine (prossimi anni): la ricostruzione strutturale. Il Venezuela dovrà ridisegnare da zero intere porzioni di città come La Guaira o Caracas. L’accordo sui fondi internazionali: prima del sisma, i piani di risposta umanitaria dell’ONU per il Venezuela erano finanziati solo per circa il 23%. L’auspicio geopolitico è che questo dramma spinga la comunità internazionale a sbloccare fondi straordinari (e che il governo locale ne accetti il monitoraggio trasparente) per finanziare una ricostruzione totale. Nuovi standard edilizi (antisismica): il crollo dei grandi condomini ha dimostrato l’inadeguatezza del cemento armato utilizzato negli scorsi decenni. La scommessa del futuro sarà obbligare i costruttori a seguire rigidi criteri antisismici e ricollocare la popolazione che viveva in zone geologicamente instabili (come i barrios sulle colline di Caracas, fortemente soggetti a frane).
Il percorso si prefigura lungo e tortuoso e la reale efficacia di questi auspici dipenderà interamente dalla cooperazione politica tra il governo di Caracas e i donatori internazionali. Inoltre, in particolare, si dovranno valutare tutti gli aspetti socioeconomici di come l’evoluzione futura inciderà sulla gestione degli aiuti e sul destino delle varie comunità presenti nel Paese. (Fuente: Satellite image ©2026 Vantor via AP;/Ansa)






