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Terremoto in Venezuela (4), il bilancio generale delle vittime, la solidarietà dall’Italia e segnali di speranza tra le macerie

Il bilancio generale delle vittime italiane coinvolte nel doppio sisma si sta aggravando di ora in ora. La comunità italo-venezuelana è storicamente una delle più grandi nel Paese e le aree più colpite, come lo stato costiero di La Guaira e i quartieri residenziali di Caracas (tra cui Los Palos Grandes), ospitano moltissimi nostri connazionali.

Il Quadro della Comunità Italiana: i dati aggiornati (ma in costate crescita) confermano la gravità della situazione. La Farnesina e l’Unità di Crisi monitorano senza sosta la folta comunità italo-venezuelana (si stimano circa 170mila titolari di passaporto italiano nel Paese). La Farnesina ha certificato il decesso di almeno 16 connazionali; 4 feriti ricoverati e 29 persone rintracciate e messe in sicurezza ma rimangono ancora circa 40 dispersi per i quali le ricerche continuano senza sosta tra le macerie. Intere famiglie sono state decimate. Tra le vittime accertate a Caracas ci sono uomo di 58anni con la moglie (53anni) e la figlia (22anni), rimasti intrappolati nel crollo del palazzo “Petunia” a Los Palos Grandes. A La Guaira è stata ritrovata senza vita un’altra intera famiglia di 5 persone, originaria del Salernitano (di Licusati/Camerota) oltre al ritrovamento della salma di una donna di origini siciliane. Le ricerche dei nostri connazionali sono rese complesse dal fatto che molte linee di comunicazione sono interrotte e molti non risultavano iscritti o aggiornati sui registri AIRE, costringendo i consolati a incrociare le segnalazioni dei parenti dall’Italia. La maggior parte dei connazionali finora identificati ha radici nelle regioni del Sud Italia (Campania e Sicilia in primis) che storicamente hanno alimentato i flussi migratori verso il Venezuela nel secondo dopoguerra. Tuttavia, l’elenco dei circa 40 dispersi è ancora al vaglio dell’Unità di Crisi della Farnesina che sta incrociando i dati degli iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE).

Con circa 700mila residenti fuori dall’Italia, i lombardi all’estero rappresentano una vasta comunità che corrisponde a circa il 7% della popolazione regionale. Al momento, tra i nomi ufficialmente identificati e diffusi dalle autorità consolari e dai media, non si registrano specifiche vittime di origine lombarda.

Nel frattempo, la macchina della solidarietà si è mossa proprio dall’Italia: la Regione Lombardia si è dichiarata subito pronta a inviare moduli di soccorso e un volo speciale dell’Aeronautica Militare è recentemente atterrato in Venezuela coordinato dalla nostra Protezione Civile. A bordo anche un team specializzato dei Vigili del Fuoco dell’Usar, esperti in ricerca e soccorso, affiancati da personale medico specializzato in interventi sul campo, nonostante le pesanti restrizioni e i blocchi imposti dall’esercito del regime venezuelano.

L’Unità di Crisi della Farnesina, insieme all’Ambasciata e al Consolato a Caracas, è attiva per rintracciare e assistere i connazionali. I numeri di emergenza attivi sono:

Unità di Crisi (Roma): +39 06 36225;

Ambasciata d’Italia a Caracas: +58 (0) 414 272 3144;

Consolato d’Italia a Caracas: +58 (0) 414 210 1699;

L’aggiornamento della situazione a una settimana dal doppio cataclisma che ha devastato il nord del Venezuela: i dati ufficiali delineano uno scenario drammatico, definito dagli esperti come il peggior sisma nel Paese degli ultimi 126 anni.

Il Bilancio Generale delle Vittime, diffuso dalle autorità di Caracas e costantemente aggiornato dalle agenzie internazionali (Onu in testa), fotografa un’autentica catastrofe umanitaria: i decessi accertati sono 2295 (in costante ascesa, soprattutto a La Guaira e nei quartieri settentrionali di Caracas). I Feriti oltre 11mila con gli ospedali locali al collasso, privi di medicinali di base, acqua potabile e sacche di sangue. Dispersi oltre 50mila. Oltre 6mila le persone vive estratte dalle macerie. Le stime delle Nazioni Unite rimangono altissime a causa del crollo totale di oltre 800 edifici. Gli sfollati sono oltre 70mila famiglie (interi quartieri popolari e complessi residenziali sono completamente inagibili).

Il devastante doppio terremoto che ha colpito lo stato di La Guaira a fine giugno 2026, purtroppo ha aperto l’ennesimo capitolo di forte tensione tra la popolazione stremata e le forze di sicurezza del regime venezuelano. A peggiorare la situazione del quadro generale, alimentate da un contesto reale di profonda sfiducia e corruzione sistemica, le accuse che circolano in modo insistente soprattutto sui social e nei network dell’opposizione locale.

Tra i fatti documentati e le indiscrezioni, l’analisi si articolare su due fronti: lo sciacallaggio e la politicizzazione degli aiuti. Le denunce delle organizzazioni umanitarie sul campo, dei soccorritori indipendenti e dei leader dell’opposizione (come María Corina Machado) si concentrano su comportamenti gravi e verificati di sciacallaggio tra le macerie in cerca di oro, gioielli e dollari. Esistono numerose testimonianze di cittadini e soccorritori che accusano i militari e le forze di polizia locali di non partecipare attivamente ai salvataggi, preferendo invece entrare negli edifici crollati per appropriarsi dei beni di valore delle famiglie colpite. Il secondo fronte: monopolio e blocco dei soccorsi. Il regime (guidato in questa emergenza dalla vicepresidente Delcy Rodríguez) sta tentando di centralizzare rigidamente la gestione degli aiuti internazionali per scopi politici (tra cui i massicci stanziamenti degli Stati Uniti e dell’ONU). Squadre di soccorso indipendenti o internazionali hanno segnalato forti restrizioni e posti di blocco militari che impediscono l’accesso libero alle aree più devastate.

Come “benzina sul fuoco”, non mancano le indiscrezioni sui “Narco-Dollari” nascosti nelle case adibite a luoghi di deposito. La tesi specifica, secondo cui l’esercito starebbe bloccando gli interventi umanitari per recuperare o proteggere depositi segreti di contanti (los caletas) legati al narcotraffico o alla corruzione politica, fa parte della complessa rete di informazioni di intelligence non ufficiali e di forti sospetti popolari. Il contesto del sospetto: questa accusa è ritenuta verosimile da gran parte dei venezuelani perché l’alto comando militare (storicamente associato dalle indagini internazionali al cosiddetto Cartel de los Soles) è noto per nascondere ricchezze in contanti all’interno di proprietà private, data l’impossibilità di usare il sistema bancario internazionale a causa delle sanzioni. Sebbene non ci siano rapporti ufficiali delle agenzie internazionali (come l’ONU o la Croce Rossa) che certifichino il blocco mirato alla “tutela dei narco-dollari”, l’azione dell’esercito di allontanare i testimoni e i soccorritori autonomi dalle macerie di determinate abitazioni di lusso o aree strategiche ha inevitabilmente alimentato questa specifica narrazione. Di fatto, l’esercito dà priorità al controllo del territorio e alla sorveglianza militare rispetto alla logistica del salvataggio delle vite umane.

Segnali di speranza tra le macerie: nonostante lo scontro politico e i blocchi dell’esercito del regime che rallentano l’afflusso degli aiuti, i soccorritori internazionali e i Vigili del Fuoco continuano a scavare. Nelle ultime ore si sono registrati dei veri e propri miracoli: un bambino di 3 anni e un ragazzino di 12 sono stati estratti vivi a La Guaira dopo essere rimasti intrappolati per ben sei giorni sotto tonnellate di cemento. Tuttavia, le organizzazioni sanitarie lanciano l’allarme: con il passare delle ore e la presenza di centinaia di corpi ancora sotto le macerie, il rischio principale nelle tendopoli sta diventando l’insorgere di gravi epidemie sanitarie.

Maurizio Pavani
Author: Maurizio Pavani

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