50° anniversario della nascita di Regione Lombardia: nell’Aula di Palazzo Pirelli la cerimonia con i Presidenti Fermi, Fontana e Bassetti

Previste dalla Costituzione già nel 1948, le Regioni a statuto ordinario videro la luce nel 1970 con il voto del 7-8 giugno. Era una stagione di grande partecipazione e anche in Lombardia la percentuale dei votanti fu enorme, attestandosi oltre il 95%. Eletti gli 80 consiglieri regionali, la prima seduta consiliare si svolse il 6 luglio 1970 presso la sede provvisoria di Palazzo Isimbardi (nell’Aula consiliare della Provincia). L’Assemblea elesse Gino Colombo alla Presidenza del Consiglio e successivamente Piero Bassetti alla Presidenza della Regione.

Sono questi i tratti essenziali dell’inizio di una storia che in 50 anni ha attraversato, accompagnandole, le vicende di un popolo e di un territorio protagonisti di successi in campo economico e spesso anticipatori di cambiamenti sociali e politici poi verificatisi a livello nazionale.

Il Presidente Attilio Fontana, che ha chiuso in Aula le celebrazioni per i 50 anni della regione ha ricordato:

non ci può essere uscita credibile dalla crisi per l’Italia senza un ruolo centrale della Lombardia e del suo sistema produttivo, essenziale anche per il funzionamento del Terzo Settore. Il complesso momento storico che stiamo vivendo può pertanto rappresentare una valida occasione per dare nuovo impulso all’istituzione regionale e immaginare scenari sui quali impegnare energie culturali e politiche. A questo proposito -ha aggiunto- stiamo già mettendo in campo iniziative sul fronte delle opere pubbliche, del sostegno alle imprese, della semplificazione normativa, della formazione e riqualificazione professionale. La crisi che ci attende è straordinaria per intensità a fronte della stima di un calo del Pil oltre il 12% su base annua, e per qualità con nuovi modi di intraprendere e lavorare che si stanno imponendo: ad essa occorrerà rispondere con misure di pari straordinarietà, che da oggi e fino a settembre saranno costruite“.

Il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi ha sottolineato:

È passato mezzo secolo un periodo sufficientemente lungo per poter parlare di storia. Sarebbe un’esercitazione scontata e paradossalmente irrilevante elencare i primati della Lombardia e della sua Regione, che è stata il propulsore dello sviluppo economico, sociale e civile della propria comunità, che ha saputo interpretare bisogni e accompagnare l’impetuosa vitalità di una società capace di tagliare traguardi in ogni campo. Ma Regione Lombardia non sarebbe la prima regione d’Italia se non avesse potuto disporre di elementi costitutivi di prim’ordine. In primo luogo gli stessi cittadini lombardi, che vantano non da oggi un ethos che mette al centro laboriosità, saper fare, spirito di intrapresa, pragmatismo e solidarietà. I lombardi sono aperti al mondo, magari asciutti nelle parole, ma accoglienti nei fatti. Una società che in questi cinquant’anni ha trasmesso i suoi modi e i suoi valori a milioni di persone giunte dal resto d’Italia o dal mondo intero. Dunque io credo si debba innanzitutto dire oggi: grazie lombardi! Poi vi sono i territori. Alla straordinaria forza di Milano in mezzo secolo ha fatto da contrappunto l’apporto dei diversi territori, che hanno saputo sviluppare vocazioni originarie, come l’agricoltura, o economie all’avanguardia, che primeggiano nel mondo globale. Le nostre provincie, così diverse ma tutte lombarde per inclinazione etica, rappresentano un esempio straordinario di intelligenze e talenti. Con Brescia e Bergamo, ricordiamolo, appena confermate capitali italiane per la cultura 2023. Grazie dunque ai territori, alle Province e soprattutto ai 1500 Comuni e Sindaci che li rappresentano!”.

Ma il vero protagonista di questa mattinata d’Aula è stato il primo presidente di Regione Lombardia Piero Bassetti che nel suo intervento ha ricordato come:

il regionalismo è figlio di una cultura politica repubblicana, della sussidiarietà e del decentramento dei poteri come quella della nostra Costituzione. In questi 50 anni passi avanti ne sono stati fatti, le performance della Regione Lombardia lo dimostrano. Ma non si può negare che le tracce del vecchio stato nazionale monarchico sono ancora lì, con tutto il loro carico di farragine e di sottopotere. La vicenda Covid ce lo ha ricordato, ma non cadiamo nell’errore di utilizzare la vicenda Covid per fini tattici. Cerchiamo invece –ha aggiunto Bassetti– di imparare la lezione per i suoi riflessi a medio e lungo termine. Covid non ci ha incontrato in una Caporetto ma sulla linea del Piave: le difese hanno scricchiolato ma nel complesso hanno retto contribuendo a salvare tutto il Paese. Ora però la battaglia per trasferire i poteri decisionali più vicino alla gente passa necessariamente per l’Europa. Non un’Europa degli Stati nazionali, ma un’Europa delle regioni come era stata pensata dai fondatori, delineata a Maastricht e poi purtroppo in gran parte ignorata. Un’Europa di cui –ha concluso Bassetti la Lombardia continui ad essere inevitabile protagonista non solo per il suo peso economico ma anche per la sua naturale vocazione di cerniera con il Mediterraneo”.