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La Pearl harbour russa. Da extrema Ratio, di Greta Cristini

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L’Operazione Spider Web segna un salto qualitativo nell’arsenale asimmetrico ucraino: 41 (così pare al momento) asset strategici russi colpiti in profondità, in diverse basi aeree, con effetti temporanei ma reali sulla triade nucleare russa. Difficile ipotizzare una pianificazione così sofisticata (si legge oltre 18 mesi) senza un imprinting operativo NATO, molto verosimilmente anglo-statunitense. Se così dovesse essere, a prescindere dalla vittoria elettorale di Trump, la macchina dell’intelligence americana sembrerebbe dimostrare continuità strategica autonoma rispetto alla variabilità dello Studio Ovale. Che l’immobiliarista newyorchese sapesse o meno, cambia poco: è l’apparato che a quanto pare continua a dettare i tempi. E Mosca, ancora una volta, ha dovuto farci i conti. Ennesima dimostrazione, plateale ed umiliante per i russi, che dovrebbe suggerire a certi divulgatori pubblici una maggior cautela, specialmente quando insistono nel cercare di convincerci che la Federazione Russa abbia vinto la guerra

La pace si è sempre ottenuta con una superiore potenza di fuoco. E in questo momento ce l’ha ancora la Russia. Spero la faccia valere in modo definitivo e la si finisca qui per il bene di tutti.

Tazio Tenca
Author: Tazio Tenca

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